Interventi

Servono riforme strutturali importanti per uscire rafforzati dalla crisi pandemica

I dati macroeconomici sono drammatici. Il PIL del 2020 crollerà del 9% su base annua, se in questi ultimi mesi dell'anno le cose non peggioreranno. Le azioni attese dal Governo

di Alfredo De Girolamo

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(luzitanija - stock.adobe.com)

I dati macroeconomici sono drammatici. Il PIL del 2020 crollerà del 9% su base annua, se in questi ultimi mesi dell'anno le cose non peggioreranno. Le azioni attese dal Governo


3' di lettura

La nota di aggiornamento al DEF (NADEF) approvata dal Governo fa il punto sugli effetti economici della pandemia in questi primi tre trimestri del 2020, immaginando i diversi scenari di ripresa.

I dati macroeconomici sono drammatici. Il PIL del 2020 crollerà del 9% su base annua, se in questi ultimi mesi dell'anno le cose non peggioreranno. Altrimenti gli scenari si fanno più drammatici. Negativi tutti i comparti dell'economia: consumi delle famiglie, investimenti, esportazioni, produzione industriale, occupazione.

Gli interventi statali a sostegno dell'economia, della liquidità, dell'occupazione e dei redditi sono stati pari fino ad oggi a oltre 100 miliardi (6,1 punti di PIL). Una manovra mai vista dalla nascita della Repubblica. In assenza di ulteriori condizioni avverse (peggioramento del quadro sanitario), la ripresa sarà lenta e torneremo ai livelli precrisi solo alla fine del 2023. Si stima un “rimbalzo” del PIL del 2021 del 5,1%, poi del 3% nel 2022 e del 1,8% nel 2023.

Il tasso di disoccupazione rimarrà stabile al 10% negli anni. La perdita di ricchezza complessiva è stata gigantesca, considerato poi che il 2019 vedeva ancora incompiuto il percorso di recupero del PIL rispetto al 2008, anno che precede la prima delle due crisi sistemiche finanziarie nel mondo.

Sul versante dei conti pubblici, deficit e debito aumentano in modo importante. Il debito arriverà al 158% sul PIL quest'anno per ridursi solo al 151,5 nel 2023. Le politiche di riduzione tendenziale del debito italiano sono rinviate di qualche anno.

Grazie ai bassi tassi di interesse, l'aumento dell'indebitamento non sta generando un aumento della spesa per interessi dello Stato, anche se si tratta di un valore gigantesco. Uscire da questo contesto congiunturale negativo non sarà facile. Il quadro economico mondiale non è incoraggiante, gli elementi di incertezza ancora molto presenti.

La strategia del governo punta sull'uso efficace dei fondi europei per sostenere investimenti e spesa sociale e sanitaria (SURE, Next Generation UE, Fondi Strutturali, altri strumenti come il MES in attesa ancora di valutazione), all'attivazione di stimoli fiscali importanti (ecobonus edilizia e comparto auto).

Misure economiche che andranno accompagnate da riforme strutturali importanti, per uscire rafforzati dalla crisi pandemica e non limitarsi a tamponare i problemi contingenti. Il Governo per adesso ha presentato al Parlamento le Linee guida per il Piano nazionale di ripresa e resilienza, lo strumento chiave per convincere e ottenere dall'Europa oltre 200 miliardi fra sussidi e prestiti. Un piano ancora a maglie larghe e con alcuni “buchi” (l'edilizia sociale), cui dovrà dare seguito un pacchetto di investimenti pubblici e privati realistico, realizzabile e coerente con le priorità europee: digitale, transizione ecologica, inclusione sociale.

A quel punto il Governo, ci auguriamo d'intesa con le Regioni e le città metropolitane, sceglierà le vere priorità. Quello sarà il momento cruciale in cui capiremo se il Governo ha una strategia coerente, una visione politica di dove portare il Paese nei prossimi anni. Lo vedremo nella legge di bilancio e nella fase di negoziazione con l'Europa nei prossimi mesi.

Capiremo se il Governo difenderà investimenti “centralizzati” legati ai centri di spesa nazionali, o garantirà gli investimenti diffusi, quelli ad esempio relativi ai servizi pubblici: servizio idrico, rifiuti ed economia circolare, mobilità regionale.

Sulle riforme l'Unione Europea è stata chiara nelle sue raccomandazioni: serve migliorare la performance delle pubbliche amministrazioni anche usando il digitale, completare la banda larga, favorire la transizione verde, la mobilità sostenibile, la ricerca, la formazione e la valorizzazione dei beni culturali. Serve la lotta alle disuguaglianze e il rafforzamento del sistema sanitario.

Non basterà portare un pacchetto di investimenti, occorre un quadro di riforme e nuovi strumenti economici credibile.

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