GIUSTIZIA TRIBUTARIA E RIFORME

Servono sezioni specializzate per tributo

di Maurizio Leo

(AdobeStock)

3' di lettura

Che si stia parlando di riforma del contenzioso tributario è davvero un’ottima notizia, anche in considerazione della circostanza che l’attuale assetto della giustizia tributaria deriva direttamente dalla riforma degli anni Settanta (il Dpr 545/92 non ha sostanzialmente modificato quanto già delineato nel Dpr 636/72).

Una buona riforma, infatti, produrrà effetti positivi su tutta la “filiera” del rapporto fisco-contribuente. Un giudizio tributario equo e veloce consentirà, tra l’altro, di valutare l’opportunità di accedere a un istituto deflativo o meno. Verosimilmente si eviterà di fare ricorso se non ci sono buone ragioni, ma, nel contempo, ci si rivolgerà al giudice in tutti i casi in cui, in ambito deflativo, queste buone ragioni non vengano considerate (almeno a giudizio del contribuente).

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Bene, ora il punto è come fare la riforma. È certo che il processo tributario debba improntarsi, ancor di più, a una estrema professionalizzazione. Serve un giudice dedicato, sempre più preparato e, non ultimo, ben pagato. D’altra parte, in non pochi casi, dal giudizio espresso, dipendono “la vita o la morte” di un’iniziativa economica, oltre che, per un altro verso, buona parte delle entrate erariali.

Si parla di una possibile attribuzione, alla Corte dei conti, dei procedimenti giurisdizionali tributari. Questa scelta risponderebbe all’esigenza, avvertita da tempo, di una modifica delle regole nell’ottica della indipendenza e imparzialità. Fermo rimanendo che non sarebbe, questo, l’unico modo di assicurare la terzietà dell’organo giudicante.

Ciò detto, non so se sia una scelta che garantisca, per definizione, una maggiore specializzazione del giudizio tributario: il vero tema da affrontare. Come noto, infatti, la Corte dei conti, oltre ai normali controlli di legittimità, si occupa anche del cosiddetto danno erariale. Il collegamento con le tematiche che potrebbero essere oggetto di un contenzioso tributario è, però, tutto sommato, sfumato. La pur elevatissima preparazione dei giudici della Corte dei conti non si estende, a oggi, a questioni assolutamente peculiari. Si pensi al transfer pricing, alla corretta applicazione, ai fini della determinazione del reddito d’impresa, dei princìpi contabili o, ancora, alla individuazione di una stabile organizzazione occulta. Ma questi sono solo esempi di quanto specialistiche, sul piano fiscale, possano essere le tematiche da affrontare.

Il punto è proprio questo, garantire la creazione di un giudizio fortemente “tecnico” in grado di gestire, con il dovuto livello di analiticità, tematiche che sono varie e complesse, inerendo profili giuridici ed economici. Attribuire la cognizione alla Corte dei conti può essere una opzione da valutare, ma certo non si presenta come la soluzione a tutti i problemi. Ciò a voler tacere dei rischi, pure da più parti segnalati, in ordine al venir meno del filtro della Cassazione e della sua funzione unificatrice e nomofilattica. In ogni caso, si concentrerebbe nello stesso organo, la Corte dei conti, sia il sindacato sui comportamenti del dipendente dell’Agenzia che emette gli avvisi di accertamento sia il giudizio sulla legittimità di questi ultimi. Il che potrebbe porre problemi di potenziali sconfinamenti e confusione di ruoli.

Gli interventi da fare sono, comunque, molteplici anche sulle regole operanti “nel processo”. In generale, appare, ad esempio, auspicabile una valorizzazione della fase istruttoria. Inoltre, andrebbe valutata la necessità, tutta organizzativo-gestionale, di creare sezioni specializzate per tributo o comunque per macro-tematiche (il transfer pricing è una di queste). Parallelamente, può avere senso demandare la cognizione di alcune questioni a giudici monocratici, limitando l’intervento del collegio solo nei casi di particolare rilevanza quali-quantitativa. Naturalmente, sullo sfondo, rimane la necessità di immaginare regole che comprimano, il più possibile, i tempi complessivi del giudizio, dilatati soprattutto nella fase di legittimità.

L’auspicio è che si attui una riforma ben ponderata e pensata nei minimi dettagli, che rifugga facili e deleterie semplificazioni. Ne va della credibilità dello Stato, che dipende dalla capacità di far rispettare le regole, facendo pagare il dovuto a tutti. Ma solo il dovuto, né più né meno. La giurisdizione tributaria, in questo, ha un ruolo fondamentale. Oggi è ancora una Cenerentola. Ma, come nelle favole, è necessario che diventi una principessa.

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