tecnologia in borsa

SeSa, nicchie hi-tech e servizi a valore aggiunto per sfruttare la trasformazione digitale

di Vittorio Carlini


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5' di lettura

Sostenere la crescita organica. Senza, però, dimenticare l’M&A. Inoltre: acquisire nuove competenze per offrire servizi più efficienti in specifiche aree di business a valore aggiunto: dal cloud computing fino all’enterprise software. Ancora: sfruttare, più in generale, l’onda lunga della digitalizzazione dell’economia che coinvolge l’Italia.

Sono tra i focus di SeSa finalizzati a sostenere il business. Un’attività che, per l’appunto, non è articolata solo organicamente bensì prevede le stesse acquisizioni. Così non stupisce che, solo pochi giorni fa, la controllata Computer Gross abbia sottoscritto l’accordo per il 51% di Icos (azienda attiva nella Value added distribution, Vad, di soluzioni hi-tech per il mondo dei datacenter).

Al di là dell’operazione in oggetto, quali però i punti principali della strategia di shopping? In primis il gruppo guarda ad aree con maggiore potenziale di crescita sia nel business della Distribuzione a valore aggiunto (Vad) sia in quello della System integration (Var). Più in particolare nel Vad la società dovrebbe cogliere opportunità nel cosiddetto Software enterprise (soluzioni software per le aziende). Con riferimento, invece, al Var il mirino è puntato su tre aree: il Managed & Security service (dai datacenter fino ai servizi per i rischi informatici); l’Erp(sistemi per la pianificazione delle risorse d’impresa) e le soluzioni verticali (ad esempio nei distretti di Pmi); infine il mondo delle soluzioni digitali. Ciò detto, a fronte della necessità di offrire servizi a valore aggiunto, importante è la competenza del «capitale» umano dei gruppi eventualmente acquisiti.

NUMERI A CONFRONTO

In milioni di euro

Se queste alcune indicazioni rispetto all’M&A è inevitabile il seguente ragionamento: c’è il rischio d’esecuzione legato all’integrazione delle nuove realtà. Una situazione che crea fastidi alla società? SeSa risponde negativamente. Dapprima, viene sottolineato, la selezione a monte, con finalità industriali, consente di limitare i problemi. Inoltre, dice sempre il gruppo, le acquisizioni non sono trasformative: riguardano aziende medio piccole. Il che ne agevola l’inserimento, analogamente al fatto che i manager spesso restano attivi nella gestione dopo il closing. Infine, afferma l’azienda, i target hanno solitamente una redditività uguale o maggiore alla sua. Quindi, conclude il gruppo, sul tema non ci sono problematiche particolari.

Le argomentazioni paiono sensate. E, tuttavia, richiedono un atto di fiducia nella loro concretizzazione da parte di SeSa. La società non condivide l’affermazione e ribatte: nel passato sono state realizzate diverse operazioni e la redditività è salita. Quindi, dice SeSa, è lo stesso track record a dimostrare la sua capacità nel gestire con efficacia l’esecuzione dell’operazione.

DIVERSE DIVISIONI A CONFRONTO

Dati in milioni di euro

Fin qui alcune suggestioni sulla strategia nell’M&A. Quale, invece, la dinamica di business del gruppo più in generale? Per rispondere può essere utile, dapprima, ricordare l’oggetto sociale dell’azienda. SeSa divide l’attività in tre aree. Una è costituita dal cosiddetto Var. Questo settore, che fa capo alla controllata Var group, comprende i prodotti It e i servizi utili a realizzare soluzioni informatiche ad hoc per il cliente. Poi c’è la distribuzione a valore aggiunto (Vad). La società svolge il ruolo d’intermediario tra due attori dell’It: il produttore di tecnologia (vendor) e i rivenditori della stessa (ad esempio, catene di negozi). Un’attività che, proprio per la sua complessità, richiede per l’appunto servizi a valore aggiunto: dal supporto finanziario fino alla consulenza tecnica. Infine: il business Corporate. Vale a dire le attività finalizzate al funzionamento del gruppo stesso: dalla logistica fino alla finanza e controllo. Ebbene, il Vad è di gran lunga l’attività più rilevante: a fine esercizio 2016-1017 il valore dei suoi ricavi ed altri proventi si è assestato a 1,102 miliardi; il Var, invece, si è «fermato» a 239,8 milioni (il Corporate è valso 15,1 milioni). Ciononostante il Vad è cresciuto dell’1,9% mentre il Var è aumentato del 6,4%. La dinamica, a ben vedere, è stata replicata nel primo trimestre 2017-2018 (chiuso il 31 luglio scorso): la distribuzione a valore aggiunto è salita del 4,1% mentre il Var del 19%. Insomma: la System integration, anche perchè con una base di partenza minore, è caratterizzata da una maggiore accelerazione che dovrebbe confermarsi nel breve-medio periodo. E, però, la società indica che non c’è una maggiore attenzione su un business piuttosto che su un altro. Di conseguenza nel medio-lungo periodo la situazione dovrebbe consolidarsi.

Ma non è solamente la prima riga di bilancio. Nella dinamica economico-contabile rileva anche la redditività. Questa, sempre nel primo trimestre del 2017-2018, a livello di Mol di gruppo è salita del 3% a 13,11 milioni. L’utile operativo, dal canto suo, è risultato in rialzo dell’11,2% a 10,18 milioni. La spinta in più è arrivata soprattutto dal Var. Qui, infatti, il Margine operativo lordo è cresciuto a 4,08 milioni (+46,8%) mentre l’Ebit è salito del 77,2%. Più articolata, al contrario, la situazione nella Distribuzione a valore aggiunto. L’utile netto, è vero, è cresciuto (+1,7%). E, tuttavia, sia l’Ebitda (-10,1%) che l’Ebit (-1,9%) sono calati. Una dinamica, quest’ultima, in linea con quella dell’esercizio 2016-2017. Al che il risparmiatore, seppure apprezzando i risultati complessivi dell’azienda, storce il naso e esprime il timore possa esistere una problematica strutturale. SeSa non condivide il dubbio. La società, pur consapevole della dinamica, smorza la preoccupazione e indica che si tratta di un trend contingente. In primis ricorda che, per l’appunto, nel primo trimestre del 2017-2018, l’utile netto della divisione è tornato a crescere. Inoltre il l’andamento dell’Ebitda (e dello stesso Ebit) è conseguenza, afferma Sesa, dell’aumento dei costi legato alle strategie per espandere il business (tra cui l’ampliamento del portafoglio dei vendor con società attive in settori a forte crescita). Ebbene, indica sempre il gruppo, simili esborsi richiedono un po’ di tempo prima di vederne concretizzata la ricaduta sulla redditività. In conclusione SeSa, ribadendo di non vedere problematiche strutturali, esprime l’obiettivo di raggiungere a fine 2017-2018 un profitto netto del Vad superiore a quello del 2016-2017.

IL TREND DEI RICAVI DI GRUPPO

In milioni di euro (risultati del 2014 normalizzati per i costi non ricorrenti della quotazione all'Mta)

DINAMICA STORICA DELL’EBITDA

In milioni di euro (risultati del 2014 normalizzati per i costi non ricorrenti della quotazione all'Mta)

Già, il 2016-2017. Al di là però dei singoli esercizi quali i key driver dei business aziendale nel suo complesso? Dapprima c’è il fenomeno della trasformazione digitale. Le imprese devono informatizzarsi per sopravvivere nella globalizzazione e questo spinge la domanda sia per la System integration che per la distribuzione a valore aggiunto (Sirmi stima il mercato domestico dell’Ict in rialzo dell’1,8% nel 2017 e del 2,4% nel 2018). Da questo contesto discende poi, da una parte, il focus sul mondo del cloud computing; e, dall’altra, l’attenzione in settori come l’Enterprise software, la cyber security oppure i managed services (ad esempio monitoraggio dei datacenter).

Sono questi tra i principali motori dell’attività di SeSa. La quale, comunque, mantiene forte il pressing sul fronte del capitale commerciale circolante netto. Questo, in rapporto ai ricavi, si è assestato a fine dello scorso esercizio al 6,2%. Si tratta di un valore che, da un lato, il gruppo considera positivamente (la media aritmetica dei 4 trimestri è il 10%); e che, dall’altro, punta ad ulteriormente diminuire. Un trend al ribasso che, a ben vedere, è l’opposto di quello della Posizione finanziaria netta (Pfn). Sempre al 31/4/2017 il valore positivo della Pfn si è salito a 51,9 milioni. La media aritmetica dell’intero esercizio si è, dal canto suo, assestata ad un milione. Anche qui, a fine 2017-2018, SeSa punta ad essere più cash positive rispetto all’esercizio precedente.

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. Se è vero che il mercato dell’Ict è in ripresa, l’essere focalizzati solo sull’Italia può costituire un limite allo sviluppo del business. SeSa non condivide il timore. Dapprima è l’indicazione, anche con il settore di riferimento spesso in contrazione, tra il 2011 e il 2017 l’incremento medio annuo dei ricavi è stato del 9,3%. Inoltre il gruppo punta a crescere in aree specializzate ad alto valore aggiunto. Infine le imprese, al fine di gestire la globalizzazione, devono per l’appunto investire nell’Ict. Quindi, dice SeSa, c’è ancora spazio per crescere.

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