Fluid-o-Tech

Sessantamila gocce al secondo per vincere

L'azienda di Corsico, alle porte di Milano, si aggiudica il Best Performance Award 2019 nella categoria medium company

di Luca Orlando


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Una linea di produzione Fluid-o-Tech

3' di lettura

«Eravamo dei “meccanici” - spiega il managing director Diego Andreis - mentre oggi siamo immersi nel mondo digitale». Evoluzione evidente anche in termini dimensionali quella di Fluid-o-Tech, azienda milanese in grado di più che triplicare in pochi anni i ricavi, che per la prima volta nel 2019 supereranno la soglia dei cento milioni.

Percorso premiato a più riprese (Premio Nazionale per l'Innovazione, premio di Confindustria “Impresa X Innovazione - Andrea Pininfarina) e ora in grado di conquistare nella categoria medium company anche l’ultima edizione del Best Performance Award, riconoscimento nato nel 2017 dalla collaborazione tra Sda Bocconi School of Management, J.P. Morgan Private Bank, PwC, Gruppo24Ore e Refinitiv che prende come base di riferimento l’eccellenza di bilancio. Da premiare però solo se si accompagna a percorsi di innovazione, sostenibilità e governance evoluti.

Nata nel 1948, l’azienda si è progressivamente sviluppata nella progettazione e produzione di pompe volumetriche, con applicazioni che spaziano tra settore foodservice, medicale, automotive. Trasferimento e gestione dei fluidi che con lo sviluppo di nuove tecnologie a valle affronta crescenti complessità, arrivando ad esempio a frammentare i flussi in decine di migliaia di gocce al secondo per ottenere la precisione necessaria.

«Se dal 2104 ogni anno riusciamo ad avere un progresso medio del 21% nei ricavi - spiega Andreis - lo dobbiamo soprattutto all’accelerazione nelle attività di innovazione e ricerca, sia in termini di prodotto che di processo. Attraverso un metodo chiaro: inseriamo le novità, le testiamo, ne misuriamo l’impatto. E solo se l’esito è favorevole procediamo».

Percorso ampio che prevede l’utilizzo in fabbrica di logistica evoluta con carrelli Agv, la distribuzione dell’informazione attraverso device indossabili, la connessione dei macchinari, sensoristica distribuita.

«Ma l’aspetto cruciale - aggiunge Andreis - è la capacità di supportare ogni novità in termini di conoscenza. Ed è il motivo per cui noi nel triennio abbiamo erogato in azienda in media 57 ore pro-capite di formazione ai nostri addetti, oltre le richieste del contratto nazionale. Credo che questo sia l’unico modo per tenere il passo della trasformazione in atto».

Crescita aziendale che non arriva per inerzia ma che rappresenta l’esito di investimenti rilevanti in ricerca e sviluppo, in media almeno il 5% dei ricavi, con il 18% del personale coinvolto in questa attività.

Realizzata anche attraverso un centro di ricerca avanzato avviato nel 2013, separato in termini fisici all’interno di un edificio distinto.

«Dove opera un gruppo di ingegneri e designer impegnato in scouting e combinazione hi-tech, con l’obiettivo di applicare queste tecnologie in un intervallo di tempo non inferiore ai tre anni. Visione lunga necessaria, perché rispondere solo a ciò che il cliente vuole domani non è la strada giusta per fare vera innovazione disruptive».

Centro di ricerca che si apre a collaborazioni esterne, come quella realizzata con l’Università di Pavia. nella stampa 3D metallica. «È una tecnologia in rapidissima evoluzione - spiega Andreis - che offre vantaggi nella prototipazione rapida, nello stesso design dei prodotti, così come nella realizzazione di particolari complessi. Abbiamo condiviso l’investimento con l’obiettivo di generare conoscenza diffusa ma in un paio d’anni potremo anche pensare ad un impegno diretto».

L’export vale oltre l’80% dei ricavi, ottenuti nei settori più diversi. Ogni giorno, ad esempio 800milioni di caffè nel mondo vengono gestiti da macchine professionali dotate di pompe di Fluid-o-Tech, che in ambito medicale erogano ogni anno più di due miliardi di ore nel trattamento della dialisi. «Risultati legati anche a partnership e collaborazioni - spiega Andreis - perché come dimostrano anche le scelte delle maggiori multinazionali, qualsiasi dimensione non sarà mai adeguata per affrontare in solitudine la complessità delle sfide tecnologiche odierne».

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