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Severino: «Nella Pa in arrivo la prima generazione di dirigenti Pnrr»

Sono 150 gli allievi selezionati con l’ottavo corso-concorso Sna tra una platea di 7mila candidati, che ora si apprestano a svolgere dieci mesi di formazione

di Manuela Perrone

Paola Severino.  Presidente della Scuola nazionale dell'amministrazione

3' di lettura

«È in arrivo la prima generazione di dirigenti Pnrr». Paola Severino, presidente della Scuola nazionale dell’amministrazione, battezza così i 150 allievi, selezionati con l’ottavo corso-concorso Sna tra una platea di 7mila candidati, che ora si apprestano a svolgere dieci mesi di formazione. «Con loro avverrà il passaggio fondamentale dalle conoscenze alle competenze, in particolare quelle trasversali necessarie per governare i fondi e i progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza».

Alla cerimonia inaugurale dell’ottavo corso-concorso presenzieranno stamane le più alte cariche dello Stato, a partire dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e dalla premier Giorgia Meloni. Un segnale di fiducia nella nuova dirigenza pubblica?

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Un segnale molto importante. È un invito a comprendere quanto sia cruciale per il nostro Paese la formazione di una Pubblica amministrazione di eccellenza. Ed è anche un appello ai giovani, perché partecipino a questo percorso di rinnovamento. Le scelte professionali dei nostri ragazzi sono state spesso orientate verso le imprese, che si ritenevano foriere di maggiori soddisfazioni. Oggi, e questo è il messaggio chiave, il mondo dell’economia privata e quello della Pubblica amministrazione possono offrire eguale soddisfazione, eguali sentimenti di orgoglio e appartenenza.

L’alta formazione come fattore di attrazione e vettore di modernizzazione della Pa?

Formeremo i futuri dirigenti perché acquisiscano le competenze interdisciplinari indispensabili al Pnrr, dalla trasformazione digitale alla transizione energetica e ambientale, dalla semplificazione alla cybersicurezza. La stessa formazione correrà lungo binari innovativi. Tavole rotonde a cui parteciperanno docenti universitari e leader d’impresa, presiedute da figure di primissimo piano, come Elisabetta Belloni, al timone del Dis, l’ex ministra della Giustizia Marta Cartabia, una scienziata del livello di Fabiola Gianotti, direttrice del Cern, un top manager come Francesco Starace di Enel. Tirocini svolti nelle grandi istituzioni pubbliche e nel mondo dell’economia privata, assessment delle competenze.

D alle nozioni di diritto alle competenze, dal sapere al “saper fare”. È questa la rivoluzione?

Sì, ed è evidente nelle ultime novità. Come avevo promesso, oltre a sbloccare l’ottavo corso-concorso, abbiamo bandito a fine 2022 anche il nono e manterrò l’impegno a pubblicarne uno all’anno. Nell’ultimo bando, che ci consentirà di selezionare 352 allievi tra funzionari della Pa con cinque anni di anzianità o giovani con un master, un dottorato di ricerca o un diploma di specializzazione, è previsto il “salto” che affianca alle prove tradizionali sulle conoscenze quelle sul “saper fare”, come indicano le nuove linee guida per l’accesso alla dirigenza pubblica, approvate lo scorso 28 settembre. Tra le competenze sulla base delle quali si articoleranno selezione e formazione entrano la soluzione dei problemi, la gestione dei processi, lo sviluppo dei collaboratori, la promozione del cambiamento, la decisione responsabile, la gestione delle relazioni interne ed esterne.

Nuovi dirigenti, nuova Pa?

A questo punta il rilancio della Sna, possibile grazie alla continuità d’azione tra due ministri per la Pubblica amministrazione: Renato Brunetta, a cui si deve la straordinaria impostazione del progetto, e Paolo Zangrillo, il suo successore nel governo Meloni, che non ha avuto alcuna esitazione nel proseguirlo e rafforzarlo. Lo scopo è formare una Next Generation Pa, con una dirigenza in grado di guardare da un lato ai territori, dall’altro all’Europa e al mondo.

Ecco, i territori. Dirigenti di regioni ed enti locali sono decisivi per il successo del Pnrr.

A loro abbiamo pensato inaugurando i poli formativi territoriali della Sna. Li abbiamo già costituiti in Piemonte e in Abruzzo, ne stiamo realizzando altri in Campania e Umbria. L’idea, accolta molto positivamente dalla Conferenza delle Regioni, è quella di aprirne uno in ogni regione. Spazi in cui si possa favorire il dialogo dei diversi enti tra loro e con le altre istituzioni pubbliche e private del territorio, dalle università alle imprese. Non solo per il Pnrr. Pensi all’importanza di educare, in questi poli, alla gestione delle emergenze e delle grandi catastrofi ambientali, ormai sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici.

E come si migliora la capacità dei nostri dirigenti di confrontarsi con i colleghi degli altri Paesi?

È la prossima sfida della Sna. Vogliamo creare un polo formativo europeo, magari nella sede della Reggia di Caserta, dove già svolgiamo le nostre attività internazionali, intensificando i tirocini all’estero presso le scuole di altri Paesi e le istituzioni comunitarie. La formazione specialistica di funzionari per Bruxelles faciliterebbe la realizzazione degli obiettivi nazionali nel contesto Ue. La nuova generazione di dirigenti Pnrr dovrà essere capace non solo di attuare il Piano e di essere “sentinella di legalità” rispetto a possibili utilizzi illeciti delle risorse, ma di serbarne la filosofia più profonda anche dopo il 2026. Per garantire all’Italia un’amministrazione più fondata su monitoraggio e valutazione dei risultati, più motivante, più pronta al cambiamento.

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