assemblea degli azionisti

Sewing (Deutsche Bank) promette tagli ma il titolo scivola ai minimi

di Isabella Bufacchi


Christian Sewing, amministratore delegato di Deutsche Bank (Epa)

4' di lettura

Sfiducia del mercato con il prezzo delle azioni a Francoforte in calo del 3% a un nuovo minimo storico a quota 6,40 euro e frustrazione e sconforto degli azionisti grandi e piccoli, chiamati a votare oggi la rimozione del presidente del consiglio di sorveglianza Paul Achleitner, definito da un infuriato azionista «il peggiore che la banca abbia mai avuto» e la sfiducia su vari membri del Board.

L’assemblea degli azionisti di Deutsche Bank non è riuscita a decollare alla Fiera di Francoforte sui migliori auspici, come avrebbe voluto il neo-ad Christian Sewing che nel suo discorso di apertura ha fatto un lungo elenco di obiettivi raggiunti per dimostrare che la banca è «sulla strada giusta» e ha lanciato promesse di breve termine, RoTe (Return on tangible equity, un indicatore che misura la redditività operativa di una banca) sopra il 4% quest’anno, e oltre il 10% nel medio termine: promesse alle quali il mercato non crede e che i primi azionisti saliti sul palco hanno contestato.

Anche Achleitner ha sottolineato i punti di forza della banca che ha centrato tutti i target del 2018, che dal 2012 il suo bilancio è stato tagliato di un terzo (600 miliardi) e il ratio patrimoniale CET1 al 13,7% è uno dei più alti tra le grandi banche globali.

Ma il dividendo di 11 centesimi di euro, che nel 2018 riporta la banca in profitto dopo quattro anni in perdita e che dovrebbe salire lievemente quest’anno, non placa l’ira degli azionisti, che guardano al prezzo in Borsa sceso del 40% nell’ultimo anno. Il RoTe sopra al 4% quest’anno, promesso con vigore da Sewing, è stato giudicato irraggiungibile a giudicare dal risultato del primo trimestre 2019.

L’ad difende il suo operato
Sewing ha detto che DB ha 20 milioni di clienti ed è la prima banca in Germania, con 300 miliardi di depositi, e prestiti a privati e corporate per 27 0 miliardi ma che la sua vocazione resterà quella di player globale. E che con le piattaforme tecnologiche può ambire ad avere 50 o 100 milioni di clienti. I costi sono stati ridotti di 1 miliardo nel 2018 e sono scesi a 22,8 miliardi, centrando in anticipo l’obiettivo di scendere sotto 23 miliardi. Ma il rapporto cost-to-income è ancora attorno al 92%, e questo è un dato fortemente criticato ancora oggi dagli azionisti che non vedono come la banca possa arrivare a un target di medio termine di 70%. I dipendenti a tempo pieno sono stati ridotti nel gruppo di circa 6.000 unità, calati a un totale di 91.700: il target sotto i 93.000 è stato raggiunto ma gli azionisti e il mercato non sono soddisfatti. I costi restano troppo elevati.

L’ad ha sottolineato che la banca «non è mai stata così solida e i rischi in bilancio non sono mai stati così bassi»: il CET1 al 13,7% è elevato e la banca ha 70 miliardi di liquidità in eccesso al buffer richiesto dalla vigilanza. Ma gli azionisti non mandano giù il rospo dei continui rilievi e delle ispezioni dei supervisori, per l’inadeguatezza dei sistemi di controllo interno contro il riciclaggio di denaro sporco. E il fatto che 19 su 20 casi legali siano stati risolti, totalmente o parzialmente, non fa stare tranquilli gli azionisti e il mercato che vedono ancora rischi legali costosi all’orizzonte. «Abbiamo pulito la banca - ha detto Sewing - siamo tornati in utile».

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Il nodo è la CIB
Quel che emerge in avvio dell’assemblea degli azionisti è il nodo CIB (corporate e investment banking) che non è ancora sciolto: l’attività di investment banking di DB non riesce a generare i profitti attesi e che metterebbero la banca al pari di colossi in utile come JP Morgan. Sewing ha indicato che CIB dovrà essere ulteriormente sfoltita, anche in maniera drastica e che è preparato a fare tanto. Non è chiaro tuttavia quale sarà il piano preciso per raddrizzare questa situazione che va avanti da anni: Sewing non ha indicato quali attività verranno tagliate e un’azionista ha criticato il Board sostenendo che non è dato sapere “dove si fanno i soldi e dove si bruciano in DB”.

Alcuni azionisti di peso hanno contestato i “grassi” bonus previsti per il Board, troppo elevati rispetto agli 11 centesimi del dividendo.

La gestione di patrimoni il punto di forza
Quando l’ad Sewing ha detto che la banca intende puntare, per far lievitare i profitti in futuro, sull’attività di asset management di DWS, il prezzo in Borsa è salito lievemente. DWS ha raggiunto nel 2018 un RoTE di quasi il 18%, e gli asset in gestione sono tornati a salire, ora a quota 700 miliardi. DWS è tra i primi cinque grandi gestori al mondo. Resta da vedere se DB cederà parte di DWS a UBS o entrerà in una joint venture per aumentare la redditività di questo business in crescita.

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