nei tribunali

Sezioni imprese in affanno, in sei mesi arretrato su del 5%

Anche a causa del Covid i procedimenti pendenti sono diventati quasi 13mila (12.910), con un aumento del 5,2% rispetto alla fine del 2019

di Bianca Lucia Mazzei

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(Brian Jackson - stock.adobe.com)

Anche a causa del Covid i procedimenti pendenti sono diventati quasi 13mila (12.910), con un aumento del 5,2% rispetto alla fine del 2019


2' di lettura

Nati per garantire una trattazione veloce del contenzioso su materie molto complesse come diritto societario, tutela della concorrenza, marchi e brevetti, i Tribunali delle imprese sono sempre più in affanno. E le difficoltà causate dal lockdown degli uffici giudiziari e dalla pandemia stanno aggravando la situazione.

Secondo gli ultimi dati forniti dal ministero della Giustizia e aggiornati al 30 giugno, i procedimenti pendenti sono ormai quasi 13mila (12.910), con un aumento del 5,2% rispetto alla fine del 2019. Negli ultimi anni, la crescita dell’arretrato è stata continua, ma nei primi sei mesi del 2020 ha visto un’accelerazione che sta rendendo i tribunali delle imprese sempre meno indenni dai mali strutturali della giustizia italiana: tempi lunghi e accumulo delle pendenze.

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Stop alla definizione transattiva

Concentrate in 22 tribunali, le sezioni imprese sono caratterizzate dalla specializzazione dei giudici che le compongono, richiesta dalla tecnicità delle materie e finalizzata a una maggiore omogeneità e qualità delle pronunce. Si occupano infatti di proprietà industriale e intellettuale, rapporti societari, concorrenza sleale, violazione delle norme antitrust e contratti pubblici (appalti, servizi e forniture) di rilevanza comunitaria.

«Durante il lockdown a fermarsi non è stata la scrittura delle sentenze ma la definizione transattiva delle controversie - spiega Claudio Marangoni, presidente di una delle due sezioni specializzate di Milano (la A) -. È una parte fondamentale della nostra attività in cui, proprio grazie alla specializzazione, riusciamo a promuovere soluzioni conciliative in materie tecniche molto delicate».

A Milano, dove l’incremento dell’arretrato è stato del 5,4%, il ricorso alla telematica sta oggi consentendo la prosecuzione dell’attività. «Facciamo il 90% delle udienze in viedeoconferenza, un sistema che in questa emergenza sta funzionando e gli avvocati apprezzano» continua Marangoni .

Problemi irrisolti e specializzazione

Al di là del lockdown restano però i nodi strutturali: «Siamo inondati dalle cause antitrust poiché Milano è il tribunale referente per il Nord Italia. Quasi i due terzi delle iscrizioni registrate da gennaio a settembre 2020 riguardano l’antitrust e in particolar modo le richieste di annullamento di contratti di fidejussione bancaria, perché predisposti sulla base di schemi uguali lesivi della libertà di scelta dei consumatori. L’accentramento delle competenze è corretto ma servirebbero più risorse», dice Marangoni.

Stesse difficoltà a Roma dove affluiscono le controversie antitrust del Centro Italia e della Sardegna (per il Sud la competenza spetta a Napoli). «Anche noi abbiamo numerose cause sulle fidejussioni bancarie che arrivano da un territorio molo vasto - dice Claudia Pedrelli, presidente della XVII sezione che si occupa di diritto industriale , proprietà intellettuale e antitrust -. In questa fase è la trattazione scritta, su cui stiamo puntando molto, a permetterci di garantire un’attività quasi normale». Ma nella Capitale (dove l’arretrato, nei primi sei mesi 2020, è salito del 7,3%) c’é anche il problema della specializzazione: le sezioni imprese sono due ma entrambe si occupano anche di altre materie. «Vorremo realizzare una specializzazione più spinta, perché questo garantirebbe una maggiore velocità», aggiunge Pedrelli.

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