INTERVISTA / FILIPPO TORTORIELLO

«Sfida hi-tech epocale, decisiva la sinergia con i centri di ricerca»

Il presidente di Unindustria: «Puntiamo alla nascita di spin off e nuove start up»

di Andrea Gagliardi


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Filippo Tortoriello

3' di lettura

«Quella del Dtt(Divertor Tokamak Test) è una sfida internazionale epocale, una delle sfide tecnologiche più rilevanti a livello mondiale. È più semplice andare sulla Luna che realizzare la fusione nucleare, con produzione di energia rinnovabile e non inquinante». Così Filippo Tortoriello, presidente di Unindustria (l’unione degli industriali e delle imprese di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo)sintetizza la portata del progetto del reattore che sarà costruito nei prossimi anni a Frascati. E aggiuge: «Siamo orgogliosi che questo reattore parli anche italiano».

Quale ruolo svolgerà il sistema di imprese laziale e quali saranno le ricadute di questo progetto?

Stiamo parlando di una vera e propria rivoluzione che richiederà una fase impegnativa di realizzazione dell’investimento, con ricadute occupazionali notevoli sul territorio: si parla di oltre 1.500 nuovi posti di lavoro con un impatto per l’indotto calcolato in quasi 2 miliardi. Il sistema delle imprese metterà in campo tutte le procedure, le competenze e il capitale umano necessari per poter contribuire alla realizzazione dell’opera.

Ci può fare qualche esempio concreto?

È ampia la gamma di settori nei quali le nostre aziende possono offrire un contributo: si va dalla superconduttività, alla meccanica di precisione, all’elettronica di potenza.

Esistono degli obiettivi che intravedete?

L’obiettivo che ci prefiggiamo anche insieme alla Regione Lazio è che le imprese del nostro territorio possano contribuire a questa rivoluzione e crescere in questo settore ad altissimo contenuto tecnologico. Non solo. Vogliamo stimolare la nascita di spin off e nuove start up capaci di partecipare a questa grande sfida.

Quali alleanze strategiche possono aiutare a vincere questa scommessa?

Servirà una stretta sinergia con il mondo delle università e dei centri di ricerca presenti al loro interno. Non a caso abbiamo siglato già due anni fa un accordo quadro con le sette università presenti nel Lazio per il trasferimento di tecnologie e il supporto del sistema delle piccole imprese presenti nel nostro sistema produttivo, prive di autonoma capacità di ricerca, ma che vanno messe in grado di vincere la sfida dei mercati e di diventare competitive a livello internazionale.

La scelta di Frascati come sede del reattore non sembra affatto casuale.

Infatti a Frascati c’è una tradizione di studi sulla tecnologia da fusione. Si tratta di una tecnologia rivoluzionaria che non comporta produzione di scorie e non presenta nessuna delle problematiche legate alla fissione nucleare. Quando l’impianto sarà realizzato arriveranno esperti da tutto il mondo, con punte di 550-600 tecnici, perché si tratterà di una «attrazione» tecnologica di livello planetario. Basti pensare che a questo progetto partecipano Paesi come Russia, India e Cina. E siamo orgogliosi che il reattore parli anche italiano.

Su che tipo di finanziamenti conta il progetto?

Segnalo il finanziamento di 250 milioni da parte della Bei. È la prima volta che la Banca europea per gli investimenti finanzia una attività di ricerca per un importo così significativo. Prima di deliberare, la Bei ha analizzato da tutti i punti di vista questo progetto, che ha superato tutti i test ed è stato ritenuto strategico.

C’è stato un ruolo in particolare svolto da Unindustria in questa partita?

Fin dal primo momento, insieme al mondo dell’università, abbiamo sostenuto l’opportunità di ospitare sul territorio questa infrastruttura, sollecitando la Regione a partecipare al bando di gara di Enea, sicuri delle ricadute positive sul nostro sistema di imprese. Il Lazio si conferma come punta avanzata della ricerca e dell’innovazione del Paese. Questo è un riconoscimento che premia una regione che ha saputo fare squadra.

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