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Sfida a Londra: la Scozia avvia la procedura per l’indipendenza

La premier di Edimburgo, Nicola Sturgeon, invia al governo inglese nel giorno del discorso della regina un disegno di legge che le permette di indire un nuovo refendum sulla secessione dal Regno Unito

di Nicol Degli Innocenti

Elezioni Scozia, Sturgeon: "Johnson non puo' portarci fuori dall'Ue"

La premier di Edimburgo, Nicola Sturgeon, invia al governo inglese nel giorno del discorso della regina un disegno di legge che le permette di indire un nuovo refendum sulla secessione dal Regno Unito


3' di lettura

Il Regno Unito lascia l’Unione Europea e la Scozia vuole lasciare il Regno Unito. La premier Nicola Sturgeon oggi ha presentato un disegno di legge che darebbe a Edimburgo invece che a Londra il potere di indire altri referendum sull’indipendenza.

La legge del 1998 che ha concesso autonomia alla Scozia (Scotland Act) va modificata per ampliare i poteri riservati al Governo di Holyrood, secondo la Sturgeon. Allo stato attuale spetta a Londra decidere se concedere o meno un referendum, e il premier britannico Boris Johnson ha già messo in chiaro di non avere alcuna intenzione di acconsentire alla richiesta di Edimburgo.

La sfida a Downing Street
La Sturgeon ha inviato oggi a Downing Street un documento di 40 pagine dall’eloquente titolo «Il diritto della Scozia a scegliere», che presenta le ragioni per cui è «giusto e democratico» che ci sia un secondo referendum sull’indipendenza. «È un principio democratico fondamentale che le decisioni sul futuro costituzionale della Scozia siano prese da chi vive in Scozia», ha detto, chiedendo il via libera di Londra prima di Natale per poter andare alle urne nel 2020.

La premier scozzese intende essere la spina nel fianco di Johnson e insiste con ogni mezzo fino a quando non otterrà quello che vuole. Per questo ha scelto proprio il giorno dell’inaugurazione del nuovo Parlamento con il discorso della Regina per fare il suo annuncio, spostando l’attenzione da Londra a Edimburgo.

Una spina al fianco di Johnson
Sia Johnson che Sturgeon sono reduci da un grande successo elettorale alle politiche della settimana scorsa: il partito conservatore ha ottenuto una maggioranza di 80 seggi al Parlamento di Westminster, mentre il partito nazionalista scozzese (Snp) ha conquistato 48 deputati su un totale di 59 assegnati alla Scozia, confermando di essere la forza dominante oltre il vallo di Adriano. I conservatori invece hanno perso 7 dei 13 seggi che avevano in Scozia.

Il messaggio della Sturgeon è molto chiaro: gli scozzesi hanno il diritto di decidere se restare o meno parte del Regno Unito, soprattutto ora che Brexit è una certezza. Due terzi degli scozzesi avevano votato a favore di restare nella Ue nel referendum del 2016, e quindi secondo la premier non è giusto che la Scozia sia «trascinata fuori dall’Europa contro la sua volontà».

Nel suo discorso oggi la premier ha detto che il risultato delle elezioni del 12 dicembre «ha messo in chiaro che la Scozia non vuole un Governo conservatore guidato da Boris Johnson che ci porti fuori dalla Ue. Il futuro che abbiamo respinto ci verrà imposto se non avremo la possibilità di prendere in considerazione l’alternativa dell’indipendenza».

Non sarà un referendum informale
Il Governo britannico ritiene che il risultato del referendum del 2014, quando gli scozzesi avevano votato a favore di restare parte del Regno Unito con il 55% contro il 45% per l’indipendenza, vada rispettato.
Per l'Snp invece Brexit ha cambiato completamente le carte in tavola, perché molti scozzesi filo-europei che avevano votato a favore di restare parte del Regno Unito hanno cambiato idea ora che la Gran Bretagna intende lasciare la Ue.

La Sturgeon ha escluso di tenere un referendum “informale” e illegittimo come la Catalogna e intende procedere per vie legali e democratiche. Johnson respingerà la mia richiesta, ha ammesso la premier stamani, ma «non deve avere alcuna illusione che la questione si fermi qui. Viviamo in una democrazia e alla fine la democrazia deve prevalere e prevarrà».

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