la cantina di campomarino (termoli)

Sfida Di Majo Norante sui vitigni resistenti

La principale azienda vinicola del Molise crocevia di uve del Centro-Sud

di Giorgio dell'Orefice


2' di lettura

Un crocevia di vitigni del Centro-Sud Italia perché «i confini in viticoltura non coincidono certo con quelli geografici, ma seguono il percorso della storia». Non poteva essere altrimenti per la cantina Di Majo Norante di Campomarino (Termoli), forse la principale cantina del Molise, al centro del Centro Italia, che produce vini da uve dalle principali varietà: abruzzese (Montepulciano), toscana (Sangiovese), le tre campane (Falanghina, Greco e Aglianico) oltre ovviamente all’unico vitigno 100% molisano che è la Tintilia. «Il Montepulciano rappresentava il 90% dell’uva coltivata nella nostra regione – spiega il titolare, Alessio Di Majo Norante – fino al ’98 quando perdendo la causa che ci opponeva ai produttori abruzzesi, il nome Montepulciano diventò una loro esclusiva. Il Sangiovese è l’uva più diffusa nel centro Italia mentre la Falanghina anticamente era l’uva principe del vicino Sannio e in Campania solo in un secondo momento si è diffusa anche in Irpinia e in altre zone. La presenza di Greco e Aglianico risale a Federico II che piantò queste uve da noi come in Puglia».

Oggi Di Majo Norante coltiva 115 ettari di vigneti (e 15 nuovi stanno entrando in produzione portando le superfici a quota 130 ettari), produce a seconda delle annate tra 900mila e un milione di bottiglie l’anno (60% vini rossi e 40% bianchi) che sono esportati al 70% per un giro d’affari di circa 4 milioni. «Questo bouquet di varietà copre l’intero portafoglio di prodotti – aggiunge Di Majo Norante – anche perché in passato abbiamo sperimentato vitigni internazionali come Cabernet e Chardonnay, e nonostante il bell’aspetto delle uve ai vini mancano i profumi tipici di altre aree nelle quali sono piantate queste cultivar perché in Molise non ci sono sufficienti escursioni termiche. Così abbiamo ripiegato sulle varietà tradizionali».

Fiore all’occhiello è la Tintilia, vero autoctono esclusivamente molisano, «ma che copre appena il 10% della nostra offerta, sia perché è un vino che non si presta all’invecchiamento se non tagliato con Montepulciano o Sangiovese, sia perché anni fa fu introdotto un vincolo nel disciplinare di produzione che ne impedisce la coltivazione sotto i 200 metri di altitudine. Il che taglia fuori una gran parte dei vigneti regionali». Legate al territorio e al microclima ci sono tuttavia alcune importanti opportunità. «Dal 1978 la nostra azienda è interamente biologica – aggiunge il titolare – anche se il paradosso è che in alcuni mercati non tutte le enoteche hanno le autorizzazioni per vendere il biologico per cui a volte siamo quasi costretti a nascondere le nostre certificazioni. La burocrazia non è un male solo italiano».

Per il futuro alla Di Majo Norante guardano alle prospettive legate ai vitigni resistenti. «Quelli resistenti alle condizioni climatiche estreme però – conclude Alessio Di Majo Norante – non quelli resistenti alle malattie che necessitano di specifiche autorizzazioni regionali che al Sud purtroppo ancora non sono arrivate. Queste sperimentazioni portate avanti con il gruppo Wine Research Team guidato da Riccardo Cotarella, stanno dando ottimi risultati».

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