ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùofferta da 19 miliardi di dollari

Sfida tra titani nell’oro: Barrick ritenta la scalata di Newmont

di Sissi Bellomo


default onloading pic
(Ap)

2' di lettura

Barrick Gold è tornata alla carica, di nuovo decisa a conquistare Newmont Mining. Le voci (e spesso le fantasie) su una fusione tra i due giganti dell’oro non si sono mai spente, nonostante i fallimenti del passato. Ma stavolta è ufficiale.

Il gruppo canadese – che ha appena concluso l’acquisizione di Randgold ribattezzandosi New Barrick –ha confermato che sta studiando un’offerta da 19 miliardi di dollari «tutta in carta e a zero premio» per rilevare la storica rivale statunitense. Se l’operazione stavolta riuscisse ad andare in porto, sarebbe la più grande di tutti i tempi nel settore aurifero.

Le due società sono i maggiori produttori di oro al mondo e anche Newmont ha da poco annunciato un’acquisizione – quella di Goldcorp, che conta di concludere entro il secondo trimestre – grazie alla quale sperava di riconquistare il primato assoluto nel settore.

«Per ora non è stata presa nessuna decisione», ha precisato Barrick nel comunicato alla Borsa di Toronto con cui ha ammesso di aver rispolverato il progetto di una scalata, probabilmente mai davvero accantonato. A costringerla a venire allo scoperto sono state le indiscrezioni pubblicate giovedì Globe & Mail.

Le fonti del quotidiano canadese sostengono che nella nuova operazione è coinvolta anche la società aurifera Newcrest Mining, che potrebbe acquistare gli asset australiani di Newmont, cui Barrick non sarebbe interessata.

A Barrick, da sempre, interessano soprattutto le attività nel Nevada. E nei giorni scorsi Marc Bristow – il carismatico fondatore di Randgold, che ha appena assunto la guida del gruppo allargato – aveva confermato di aver ripreso in mano il dossier, quanto meno per tentare una joint venture nello Stato Usa, dove ci sono ghiotte sinergie con gli impianti di Newmont: gli analisti le stimano intorno a 300 milioni di dollari l’anno, ma cinque anni fa – all’ultimo tentativo fallito di fusione tra Barrick e Newmont – si diceva che costituissero «la maggior parte» delle sinergie totali, valutate un miliardo di dollari.

Negli ultimi vent’anno i due arcirivali dell’oro si sono corteggiati a più riprese, ma senza mai raggiungere grandi risultati, anche se proprio nel Nevada sono soci nello sfruttamento di una singola miniera, Turquoise Ridge.

Nel 2014 le trattative si erano spinte molto avanti, salvo naufragare all’ultimo minuto tra le polemiche . I due ceo non si erano risparmiati critiche taglienti.

Al timone di Barrick ora non c’è più John Thornton, ma Marc Bristow, un manager che gode di grandissima stima nell’industria aurifera. Ma il ceo di Newmont è sempre Gary Goldberg, che fino a poco tempo fa ha continuato a respingere ogni rumor su un presunto avvicinamento ai canadesi, sostenendo che oggi come allora la sua società «non ha alcun interesse» a discutere un merger.

L’offerta di Barrick – tutta in azioni e a zero premio – non sembra peraltro così allettante. A meno che Bristow non nasconda qualche asso nella manica.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...