«green deal»

Sfida per un capitalismo pulito: la svolta verde arriva a Davos

Il Forum intende sancire il superamento definitivo della centralità esclusiva degli azionisti nelle strategie societarie. Ma tornano Trump e la sua linea contro il multilateralismo

di Stefano Carrer

Davos, Greta in marcia a Losanna tra migliaia di adolescenti

Il Forum intende sancire il superamento definitivo della centralità esclusiva degli azionisti nelle strategie societarie. Ma tornano Trump e la sua linea contro il multilateralismo


4' di lettura

Ghiacciai alpini in ritirata lì nelle vicinanze, ben percepibili anche i bagliori dei devastanti incendi in Australia: i cambiamenti climatici - e i loro effetti non solo sull’ambiente, ma anche sulla finanza - occuperanno una posizione centrale al Forum Economico Mondiale(WEF) che dal 21 al 24 gennaio riunirà a Davos una ampia élite di esponenti del mondo dell’economia e della politica.

Per la sua edizione numero 50, il Wef ha predisposto un «Manifesto» con l’ambizione di sancire un cambiamento epocale di paradigma del capitalismo sia manifatturiero sia finanziario: la consegna agli archivi della storia dello «Shareholder Capitalism» (focalizzato sulla massimizzazione dei profitti nell’esclusivo interesse degli azionisti) in favore di una «Stakeholder Capitalism» creatore di valore per tutte le parti interessate. In questa visione, entrano non solo dipendenti, fornitori, clienti e la società nel suo insieme, ma anche il pianeta Terra.

La scelta del tema di quest’anno tende a evidenziare come il modello centrato su una concezione ristretta degli interessi degli azionisti non funzioni più di fronte alle sfide comuni (e quindi da affrontare collettivamente) del XXI secolo. 

Il fondatore del Wef Klaus Schwab - che si dichiara pioniere del concetto di «Stakeholder Capitalism», avendolo delineato in un suo libro del 1971 e proposto già nel precedente Manifesto di Davos del 1973 - parla di «scelta esistenziale» per le aziende chiamate ad abbracciare un capitalismo più responsabile verso l’ambiente e la società, aggiungendo nell’agenda delle discussioni a tematiche già trattate in precedenza (come la riduzione delle diseguaglianze, l’equità della tassazione, la tolleranza zero verso la corruzione, il rispetto dei diritti umani) la controversa problematica dei compensi ai dirigenti aziendali.

Resta da verificare se davvero Davos 2020 saprà delineare concreti passi avanti sul trinomio governance-ambiente-società. L’urgenza di ripensamenti delle strategie aziendali e delle pubbliche autorità è stato evidenziato dai risultati del Global Risks Report di quest’anno, secondo cui per la prima volta in assoluto i dirigenti e leader politici interpellati hanno indicato che i 5 principali rischi globali a lungo termine sono tutti di carattere ambientale.

Dagli incontri tra i rappresentanti delle grandi società di revisione - Deloitte, Kpmg, PwC e EY - con i capi delle grandi banche internazionali potrebbero uscire le premesse per una standardizzazione e miglioramento dell’analisi e certificazione delle credenziali verdi: assieme a una più rigorosa strategia di investimento dei grandi gestori di fondi - promessa nei giorni scorsi dal capo del principale gruppo di asset management, Larry Fink di BlackRock -, l’accounting potrebbe dare un contributo decisivo all’accelerazione della svolta «green» .

Si profilano due nemici che, da sponde opposte, ruberanno la scena mediatica con il mettere in discussione la “narrativa” dominante del 50esimo compleanno del forum delle élite globaliste: Donald Trump e Greta Thunberg. In un gioco delle parti - accettato volentieri per via della componente utopista da «siamo realisti, chiediamo l’impossibile» - i «Davosiani» si faranno schiaffeggiare a parole dalla 17enne ecopasionaria svedese, già ieri protagonista di un rally ambientalista a Losanna: Greta - come anticipato nei giorni scorsi in una presa di posizione comune con una ventina di altri giovani leader ecologisti - chiederà a enti privati e governi non solo una «immediata cessazione di tutti gli investimenti nell’esplorazione e estrazione e di combustibili fossili» ma anche la fine di tutti i sussidi in atto nel settore e un «immediato e completo disinvestimento».

Con tutta probabilità, sarà più applaudita di Trump, che torna sulle neve svizzere dopo aver proibito l’anno scorso ogni partecipazione statunitense per via dello «shutdown» governativo. Sarebbe una vera sorpresa se il presidente americano - in vista dell’annata elettorale - provasse ad attenuare un po’ il suo negazionismo climatico. Dopotutto, il Big Business statunitense - in agosto, attraverso la Business Roundtable che riunisce il Gotha dei Ceo a stelle e strisce - ha rinnegato per la prima volta lo «Shareholder Capitalism», promettendo di indirizzarsi verso un capitalismo consapevole delle sue responsabilità a vasto raggio.

C’è piuttosto da aspettarsi da Trump la rivendicazione dei record di Borsa come certificazione della bontà delle sue politiche. Al suo fianco ci sarà l’intero vertice della sua squadra economica (Steven Mnuchin, Wilbur Ross, Robert Lighthizer), più la figlia Ivanka e il genero Jared. Molto atteso è l’incontro previsto tra Trump e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, così come quello tra il rappresentante commerciale Lighthizer e Bruno le Maire.

Il ministro dell’economia francese avrà il difficilissimo obiettivo di convincere la controparte - furiosa per l’imposta del 3% sui servizi digitali promossa da Parigi, alla quale ha promesso di reagire con altissimi dazi sul made in France - ad accettare regole comuni Ocse per la tassazione delle multinazioni informatiche.

Più in generale, l’Europa teme che un Trump galvanizzato dal recente accordo commerciale con la Cina voglia applicare lo stesso metodo alla Ue, compresa l’«opzione nucleare» dei dazi sull’auto (secondo indiscrezioni, la Casa Bianca li avrebbe minacciati anche in relazione allo sviluppo degli atteggiamenti europei nei confronti dell’Iran).

Von der Leyen, che a suo tempo aveva accolto con pubblico sgomento l’elezione del tycoon, si era già scontrata con lui da ministra tedesca della Difesa. Forse proverà ad ammansire Trump anche Angela Merkel, di ritorno in una Davos che l’anno scorso l’aveva vista come campione di europeismo. Il premier Giuseppe Conte, questa volta, eviterà di parlare al bar con la cancelliera, viste le polemiche seguite all’«intercettazione» del loro dialogo. Assecondato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, Conte dovrebbe evidenziare orientamenti più distensivi rispetto alle tonalità piuttosto gialloverdi del discorso dell’anno scorso.

Per approfondire:
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