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Sfratti, proroga tollerata dalla Consulta sino a fine 2021

La Corte costituzionale ha evidenziato la natura intrinsecamente temporanea della misura e l'impossibilità che venga prorogata oltre la scadenza di fine anno

di Saverio Fossati

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2' di lettura

Va bene bloccare gli sfratti, ma non esageriamo. E andare oltre il 31 dicembre di quest'anno vuol dire esagerare, e violare il diritto di proprietà garantito dalla Costituzione.

Così, in sintesi, la Consulta ha motivato con il deposito della sentenza 213/2021 (redattore Giovanni Amoroso) i cui contenuti erano stati anticipati dal «Sole 24 Ore» il 21 ottobre scorso.

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La questione di legittimità dell’articolo 13, comma 13, del Dl 183/2020 (cosiddetto “Milleproroghe”) e dell'articolo 40 quater del Dl 41/2021 (cosiddetto “Sostegni”) era stata sollevata dai Tribunali di Trieste e di Savona. Le norme hanno prorogato, per alcuni provvedimenti di rilascio di immobili, la sospensione disposta a causa dell’emergenza epidemiologica.

Misure di carattere intrinsecamente temporanee

La Consulta le ha quindi ritenute legittime ma sottolineando che si tratta di una misura dal carattere intrinsecamente temporaneo in quanto è destinata ad esaurirsi entro il 31 dicembre 2021, «senza possibilità di ulteriore proroga, avendo la compressione del diritto di proprietà raggiunto il limite massimo di tollerabilità, pur considerando la sua funzione sociale (articolo 42, secondo comma della Costituzione)».

Nella sentenza si legge che, se all'inizio dell’emergenza la sospensione era generalizzata, con le successive proroghe - su cui si appuntavano i dubbi di legittimità costituzionale - il legislatore ne ha via via ridotto l'ambito di applicazione, operando un progressivo e ragionevole aggiustamento del bilanciamento degli interessi e dei diritti in gioco.

La Corte costituzionale ha soprattutto evidenziato la natura intrinsecamente temporanea della misura e l’impossibilità che venga prorogata oltre la scadenza del 31 dicembre 2021.

I dubbi di Confedilizia

Per Corrado Sforza Fogliani, presidente del Centro studi di Confedilizia, le affermazioni della Consulta non vanno prese molto sul serio: «La proprietà della casa è ormai ridotta a una triste parvenza, da aspirazione che era, l’hanno trasformata in un incubo. La Corte costituzionale ha poi dimenticato bellamente che il blocco sfratti (dal quale ci si era liberati nel 2015) non ha mai risolto alcun problema - come diceva Einaudi - mentre ne ha invece sempre creati. Tant’è che già più di 20 anni fa, dichiarando la validità di un blocco (proprio come ha fatto oggi), la Consulta aveva solennemente dichiarato che l’avrebbe fatto per l’ultima volta. S’è visto come è andata».

La pronuncia arriva dopo una bocciatura, della stessa Consulta, il 22 giugno (sentenza 128/2021), sempre dell’articolo 13, ma del comma 14, del Dl 183/2020, che prevede che «all’articolo 54-ter, comma 1, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, le parole “fino al 31 dicembre 2020” sono sostituite dalle seguenti: “fino al 30 giugno 2021”».

In pratica questa bocciatura riguardava solo le procedure esecutive per il pignoramento immobiliare dell’abitazione principale del debitore, sospese con una serie di proroghe e che da giugno sono, appunto, riprese.

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