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Shale oil, Oxy a un passo da Anadarko ma rischia l’ira degli azionisti

di Sissi Bellomo


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3' di lettura

Occidental è a un passo dalla vittoria. Chevron si è chiamata fuori dalla battaglia per Anadarko, lasciandole campo libero per conquistare la compagnia. Se la sua scalata da 57 miliardi di dollari andrà in porto – com’è ormai quasi certo – diventerà il primo produttore di shale oil nel bacino di Permian: un’area tra Texas e New Mexico da cui sgorgano ogni giorno 4,1 milioni di barili di petrolio, volumi paragonabili a quelli estratti in Iraq e pari a un terzo dell’attuale produzione Usa.

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A un’importante vittoria si candida anche Total, cui Oxy si è impegnata a vendere per 8,8 miliardi di dollari gli asset africani di Anadarko, un deal solo in apparenza secondario, perché  sarebbe la maggiore acquisizione da quasi vent’anni per la compagnia francese. Nel “pacchetto” ci sono attività in Ghana, Algeria, Sudafrica e soprattutto il 26,5% di Mozambique Lng, progetto nel gas liquefatto per cui la stessa Anadarko ha anticipato via libera all’investimento il 18 giugno e grazie al quale, calcola Wood Mackenzie, Total diventerebbe il quarto fornitore di Gnl al mondo dopo Qatargas, Shell e Petronas.

La comparsa di un’ulteriore offerta rivale per Anadarko è giudicata improbabile. E la rinuncia ad effettuare rilanci da parte di Chevron, che non voleva «vincere ad ogni costo», rimuove l’ostacolo principale ai piani di Vicki Hollub, la ceo di Occidental, che da due anni corteggiava la società.

Oltre a Total, Oxy ha portato dalla sua parte anche Warren Buffett, che con Berkshire Hathaway investirà 10 miliardi di dollari nel gruppo in caso di riuscita del takeover: impegni decisivi per guadagnare il favore del board di Anadarko, perché hanno permesso di alzare la quota di contante nell’offerta (dal 50 al 78%) e di evitare l’incertezza del voto degli azionisti Occidental.

L’assemblea, che si riunisce oggi, promette di essere tempestosa. T. Rowe Price, sesto azionista della società, ha già anticipato che voterà contro il consiglio di amministrazione, irritato per un’operazione «straordinariamente cara». Critiche sono arrivate anche da Matrix Asset Advisors, il cui presidente David Katz ha bacchettato la ceo Hollub, che «avrebbe il dovere di massimizzare il valore, non l’impero»: meglio avrebbe fatto a «valutare una vendita della società piuttosto che un’acquisizione».

Oxy capitalizza meno di 45 miliardi di dollari, un quinto rispetto a Chevron e poco più della sua preda Anadarko, che si è offerta di acquistare per ben 57 miliardi (compresi 15 miliardi di debito).

«Dipingere l’operazione come la vittoria di Davide contro Golia è una tentazione finché non si valuta quanto Davide ha pagato la fionda», commenta Liam Denning, editorialista di Bloomberg: Buffett ha offerto fondi in cambio di un pacchetto di azioni privilegiate con una cedola dell’8%, circa il triplo del rendimento delle obbligazioni di Oxy.L’indebitamento dopo la fusione salirà a 46 miliardi di dollari, stima Moody’s.

Chevron, che offriva 50 miliardi di dollari per Anadarko, «avrebbe avuto la capacità finanziaria per rilanciare» ha spiegato il ceo Mike Wirth, ma si è ritirata perché non voleva distruggere valore. «Vincere in qualsiasi contesto non significa vincere ad ogni costo.La disciplina nella gestione dei costi e del capitale è sempre importante».

La breaking fee da un miliardo di dollari (di cui si farà carico Occidental) verrà impiegata da Chevron per aumentare del 25% le operazioni di buyback, a 5 miliardi di dollari l’anno.

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