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Sharing economy: 200 stelle nascenti con 4 miliardi di $

di Enrico Netti


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3' di lettura

Accesso contro possesso. Difficile immaginare quale modello si affermerà. Per il momento il primo è protagonista di una corsa apparentemente inarrestabile all’insegna della sharing economy. In quest’ambito negli ultimi cinque anni sono nate 195 start up che nel bienno 2016-2017 hanno ottenuto almeno un round di finanziamento. L’importo complessivo è stato di quasi 4 miliardi di dollari. Sono invece 26 quelle censite in Italia e hanno ricevuto 23 milioni di dollari.

Quali sono gli ambiti più gettonati? Metà di queste realtà operano nella Gig economy, ovvero la fornitura di piccoli servizi spot, e nel p2p lending. I servizi di e con professionisti pesano per un altro 17%, al pari della pooling economy, la condivisione di beni e servizi tra consumatori.

C’è poi lo pseudo sharing (al 16%) che riguarda beni messi a disposizione da una azienda. Quest’ultimo (si veda l’infografica accanto ndr) è quello che nel tempo ha rivelato la migliore capacità di attrarre finanziamenti. Lo provano i tre miliardi di dollari raccolti su un totale mondiale di quattro. Qui si concentrano fenomeni legati alla mobilità in chiave bike sharing come Ofo, Obike e Mobike. Tutte start up di origine asiatica perché l’Asia, con 28 start up, sembra essere una potente calamita per i capitali di rischio. Sulla regione si sono riversati ben 3,3 miliardi di dollari, alle 85 start up censite in Europa sono andati 202 milioni mentre le 70 realtà Usa hanno ricevuto 282 milioni.

Di start up legate alla condivisione se ne parlerà oggi a Milano durante il convegno «Sharing Economy: dal possesso all’accesso», organizzato dagli Osservatori digital innovation della School of management del Politecnico di Milano. «La sharing economy sta modificando il nostro sistema socioeconomico, portando mutui benefici alle parti coinvolte — dice Alessandro Perego, direttore del dipartimento di Ingegneria gestionale del Politecnico di Milano —. Chi offre condivide per far fruttare risorse scarsamente utilizzate, chi utilizza aggira i costi del possesso del bene tramite un pagamento a consumo».

Un modello che ha iniziato ad affermarsi all’inizio della grande crisi finanziaria del 2008. «La transizione verso l’accesso è parallela alla caduta di salari e redditi della classe media - spiega Fabio Sdogati, professore di Economia internazionale del Politecnico di Milano -. Il punto è capire se siamo di fronte a un cambiamento di bisogni e abitudini dei consumatori, in particolare i giovani, o se il ruolo dominante è la caduta del reddito presente e futuro».

La conferma indirettamente arriva dall’analisi del prodotto o servizio oggetto dell’offerta. Per i beni tangibili, area in cui opera il 40% delle start up, il podio è conquistato dai veicoli, gli oggetti e gli spazi che raccolgono il 95% dell’offerta. Un mix di beni il cui acquisto richiede sempre un certo impegno di capitale quasi impossibile da recuperare per i millenial. Nel caso degli asset intangibili spicca il know how, le competenze condivise tra utenti come nel caso degli interpreti che offrono il loro servizio on-demand ad aziende, con il 39%, le consegne (24%) e il trasporto al 13%. Dal mix tra prodotto e la parte servizio emerge preponderante il peso della mobilità dove un utente offre un servizio ad un altro mettendo a disposizione una risorsa tangibile cioè il veicolo.

IL BUSINESS DELLA «CONDIVISIONE»

Start up della sharing economy nate negli ultimi 5 anni che hanno ottenuto almeno un round di finanziamenti negli ultimi due (Fonte: Politecnico di Milano)

IL BUSINESS DELLA «CONDIVISIONE»

La sharing economy è comunque in costante evoluzione e dall’auto “al minuto” si è arrivati ai veicoli commerciali. La scorsa settimana la piattaforma di Eni ha lanciato Enjoy Cargo iniziando a mettere disposizione una cinquantina di furgoncini a Torino, Roma e Milano. Se gli utilizzatori risparmiano come si regge il modello di business di chi fornisce i beni? Quasi sempre le società di sharing sposano il modello «chi usa e consuma paga». Solo in pochi altri casi è previsto un abbonamento o entrambi.

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