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Shell, la svolta verde divide i vertici: tre dirigenti si dimettono

La compagnia punta a compensare le emissioni di CO2 entro il 2050, ma il dibattito su come arrivarci avrebbe creato forti contrasti

di Sissi Bellomo

(Reuters)

2' di lettura

Non è facile per una compagnia petrolifera diventare più verde. E nel quartier generale di Royal Dutch Shell il dibattito sulla transizione energetica si è acceso al punto da provocare una fuga di top manager. Un’ondata di dimissioni che arriva proprio mentre il Tribunale dell’Aia inizia a discutere una causa avviata da sette Ong: l’accusa è di violazione dei diritti umani per l’inerzia nel contrastare il cambiamento climatico.

Nelle ultime settimane si sono licenziati ben tre dirigenti Shell impegnati sul fronte delle energie pulite e altri, scrive il Financial Times, sono sul piede di partenza. Il motivo (non confermato) sarebbero le crescenti divergenze sulle modalità e sulla rapidità con cui la compagnia dovrebbe ridurre gli investimenti nell’Oil&Gas per diversificare nelle rinnovabili, in modo da riuscire a compensare le emissioni di CO2 entro il 2050: un obiettivo che la Major (come molte concorrenti europee) ha già stabilito di voler raggiungere, rinviando a febbraio la presentazione della strategia che intende adottare.

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Il lavoro sul piano, battezzato internamente Project Reshape, sembra aver aperto un vaso di Pandora. Il ceo Ben van Beurden ha dichiarato più volte nei mesi scorsi di essere contrario a un abbandono troppo rapido delle attività negli idrocarburi, tuttora più redditizie – nonostante la crisi – di molti progetti alternativi. «Ci sarà posto ancora per molti decenni per le nostre attività upstream», ha dichiarato di recente il ceo.

Project Reshape, secondo indiscrezioni pubblicate a settembre dalla Reuters, ipotizza comunque una riduzione dei costi del 30-40% nella divisione Oil&Gas e la rinuncia a 7 raffinerie su 17: misure draconiane, che si aggiungono ai tagli già adottati per fronteggiare la debolezza del mercato.

Con alcuni dirigenti si sarebbe arrivati ugualmente allo scontro. Si sono dimessi Marc van Gerven, che guidava i progetti nel solare, nell’eolico onshore e nello storage; Eric Bradley, che si occupava di distribuzione di energia; e Katherine Dixon, del team incaricato di studiare le strategie di transizione. Secondo l’Ft sarebbe inoltre in uscita anche Dorine Bosman, vice-president per l’eolico offshore.

«Restiamo fermamente focalizzati sul compito di guidare la transizione energetica», ha commentato un portavoce di Shell con il quotidiano britannico. «Fare questo significa ridisegnare la compagnia per metterla in grado di realizzare la nostra strategia, renderla più agile e più competitiva».

Separatamente si è appreso anche che il responsabile delle operazioni di trading petrolifero di Shell, Mark Quartermain, lascerà l’incarico l’estate prossima per andare in pensione, ma non sembra esserci alcun legame con le altre defezioni nel gruppo. La sua è considerata una delle posizioni di massimo potere nell’industria petrolifera globale, poiché la compagnia anglo-olandese movimenta enormi volumi di greggio e le sue transazioni contribuiscono a determinare i prezzi di vendita sul mercato fisico.

(aggiornato alle 18,20 per recepire la notizia nell’ultimo paragrafo)

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