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Shiller e gli indici che fiutano le “bolle” finanziarie

di Mauro Del Corno

(Reuters)

2' di lettura

Nel 2013 Robert Shiller ha vinto il Nobel per le sue analisi sui prezzi delle azioni. Una vita di studi e una lunga lista di pubblicazioni dedicate a capire eccessi, irrazionalità degli investitori e “bolle” finanziarie. Proprio un indicatore elaborato da Shiller, il CAPE ratio (cyclically adjusted price to earnings ratio) è utilizzato per capire se un titolo è caro, correntemente prezzato oppure a sconto. Per questa ragione lo Shiller Index si è guadagnato una buona fama di “previsore” degli andamenti dei mercati.

Il valutation confidence index Il professor Shiller di recente (come è emerso da un’ intervista alla testata on line “Quartz”) ha però spostato l'attenzione su un altro indicatore di sua creazione: il valutation confidence index. «Questo indice non viene generalmente preso molto in considerazione ma è un errore» - ha spiegato Shiller «perché negli anni si è dimostrato altrettanto se non più affidabile». In sostanza, si tratta di un indice che misura quello che gli investitori sia istituzionali sia individuali pensano di un listino. Se sono convinti che sia sopravvalutato o che non lo sia, indipendentemente dai dati forniti dagli indicatori “ufficiali” e in questo momento fotografa una forte sfiducia sulle valutazioni della borsa statunitense.

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Le indicazioni che arrivano dall’indice. L'indice è in calo costante dal 2015 e l'unico momento in cui il valutation confidence index toccò un valore più basso fu nel 2000, poco prima delle scoppio della bolla delle dot.com. E' una fase particolarmente complicata per capire dimensione e diffusione di vere o presunte bolle poiché negli ultimi anni le banche centrali hanno inondato i mercati di liquidità creando condizioni ottimali per la proliferazione di ipervalutazioni su asset di varie natura. Monete digitali, alcuni mercati immobiliari e le cosiddette FAANG (Facebook, Amazon, Apple, Netflix, Google) sono tra i principali indiziati. In generale ci sono crescenti timori sulle valutazioni azionarie a cominciare dai listini Usa, soprattutto in vista del progressivo ritiro delle misure di sostegno annunciato o da poco avviato da parte delle principali banche centrali.

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