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Shiseido festeggia a Venezia 150 anni di ricerca e innovazione

Il gruppo giapponese, fondato a Tokyo nel 1872, ha organizzato un summit con scienziati da tutto il mondo

di Giulia Crivelli

A Tokyo. Il palazzo-simbolo di Shiseido, nel quartiere di Ginza.

4' di lettura

Il legame di Shiseido con l’Italia è molto forte: risale al 1968 l’apertura della prima filiale dell’azienda giapponese in un Paese occidentale, il nostro, appunto, che ancora oggi è uno dei principali mercati dell’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa). Ma serve di più per capire perché Shiseido ha scelto di celebrare 150 anni di storia a Venezia: se c’è un elemento che distingue il Giappone è il rispetto e l’orgoglio per le tradizioni e per l’evoluzione culturale, sociale ed economica del Paese. Rispetto e orgoglio che forse più che in ogni altra nazione hanno limitato gli effetti di omologazione che la globalizzazione ha portato con sé e che da qualche tempo, ironia della sorte o della storia, in tutto il mondo, vengono visti in una luce molto meno positiva rispetto al passato. Sarebbe sembrato ovvio celebrare la nascita, avvenuta nel 1872, di un’azienda diventata leader mondiale della cosmetica, nel suo luogo di nascita, Tokyo, nel quartiere Ginza. Forse però proprio chi ha radici solide e allo stesso tempo visione sa stupire rendendo omaggio alla propria storia e allo stesso tempo a quella, millenaria, della nostra città d’arte più famosa nel mondo.

«Venezia è l’incarnazione della bellezza, a cominciare dalla sua particolarissima architettura. Ma è anche un punto di riferimento mondiale per tutte le arti, come dimostra la mostra del cinema in corso in questi giorni e le varie edizioni della Biennale – spiega Franck Marilly, presidente e ceo di Shiseido Emea –. Non solo: grazie alla sua università, Venezia si sta conquistando un posto di rilievo in Europa nella ricerca scientifica e in particolare in quella sul grande tema della sostenibilità. Arte e scienza: due elementi, anzi, due valori, ai quali Shiseido crede profondamente, fin dalla sua nascita». A sostegno delle parole di Marilly, giovedì prossimo verrà presentato il Venice Sustainable Fashion Forum, primo summit internazionale dedicato alla transizione sostenibile del settore moda, che si terrà poi il 27 e 28 ottobre, presso la Fondazione Giorgio Cini, curato da Ambrosetti.

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Shiseido ha organizzato il suo, di summit, dedicato ovviamente alla bellezza, che ha portato a Venezia scienziati ed esperti di innovazione, sostenibilità e ricerca cosmetica.

«Un modo per celebrare i nostri valori ma anche per guardare ai prossimi 150 anni – sottolinea il ceo e presidente dell’area Emea, che comprende 88 Paesi –. Mi piace sempre ricordare che il nome dell’azienda viene da un poema cinese e che contiene in sé tre elementi: Shi significa vita, Sei vuol dire risorse, Do significa casa. In un mondo globalizzato abbiamo definito la nostra missione “Beauty innovation for a better world”, ma a ben guardare l’idea è la stessa: investire ingenti risorse per migliorare le vite di tutti rispettando la casa di tutti, che è il nostro pianeta». Nello scorso anno Shiseido ha destinato più del 3% dei ricavi netti – oltre mille miliardi di yen, circa sette miliardi di euro – a ricerca e innovazione e la percentuale dovrebbe restare la stessa nel 2022, con un primo semestre che si è chiuso sostanzialmente in linea con quello del 2012 a 493 miliardi di yen di ricavi (circa 3,4 miliardi di euro).

Impressiona, scorrendo il sito corporate di Shiseido ( https://corp.shiseido.com) il numero di comunicati che riguardano nuove tecnologie, partnership con istituti di ricerca e università, borse di studio, certificazioni indipendenti sull’efficacia del prodotti e, last but not least, traguardi e obiettivi di sostenibilità e, più in generale, di Esg. «Accanto alla sostenibilità sociale e alla governance, siamo impegnati da decenni nella riduzione dell’impatto ambientale: è una priorità per chi guida l’azienda, per tutte le persone che ci lavorano e per i nostri clienti – aggiunge Franck Marilly –. La strategia è improntata ai Sustainable development goals (Sdg) delle Nazioni Unite, con tutta la convinzione e coerenza che un’azienda come Shiseido dimostra da sempre. Solo per fare alcuni esempi: per la carbon neutrality ci siamo dati come obiettivo il 2026 e nel 2021, rispetto al 2019, abbiamo ridotto le emissioni di CO2 del 18%. Siamo in piena transizione verso le energie rinnovabili e abbiamo piani per massimizzare l’efficienza energetica lungo l’intera value chain, in tutti i Paesi in cui operiamo». Sette dei siti produttivi di Shiseido utilizzano già oggi energia al 100% da fonti rinnovabili e nel complesso la metà dell’elettricità consumata dall’azienda a livello globale viene da rinnovabili.

«Anche in Italia c’è una crescente attenzione e cultura della sostenibilità ed è uno dei legami tra Shiseido e il vostro Paese – spiega il ceo e presidente dell’area Emea –. Non parlo solo di attenzione all’ambiente, ma anche al sociale, che per noi significa tenere nella massima considerazione l’artigianalità e la cura dei dettagli e, ancora una volta, i sottili ma robustissimi fili che uniscono l’arte al lusso, inteso come qualità dell’agire e dell’essere».

L’amore di Marilly e di Shiseido per il nostro Paese non avrebbe forse bisogno di altre parole o dimostrazioni, ma è giusto ricordare quanta italianità c’è stata nell’evento di Venezia. La cena di gala, alla quale hanno partecipato oltre 700 persone, si è tenuta alla Scuola grande della Misericordia, la cui sede iniziale fu costruita nel sestiere di Cannaregio nel 1310, per poi essere ampliata nei secoli successivi. Un luogo definito da Marilly «straordinario», per un evento che lascerà ricordi indelebili in tutti, anche grazie, conclude divertito ma serissimo il manager di Shiseido, «al menù curato da Massimiliano Alajmo, il più giovane chef ad aver ricevuto tre stelle Michelin. Inoltre mentre si cenava tutto intorno a noi si svolgeva uno spettacolo che rendeva omaggio al cinema e risuonavano le note di musica classica di un’orchestra dal vivo».

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