holocaust remembrance project

Shoah, quale Memoria? Est Europa preda di rimozione. Italia non indenne dall’infezione

di Angela Manganaro


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Attivisti di estrema destra manifestano contro la Giornata della Memoria ai cancelli del campo di concentramento di Auschwitz

6' di lettura

È il Giorno della Memoria delle vittime della Shoah ma nulla più della memoria vacilla, soprattutto adesso, come sempre anche in Italia. Gli italiani continuano a credere di aver avuto una limitata responsabilità nella distruzione della loro comunità ebraica: prevale la convinzione che prima della seconda guerra mondiale, nel periodo fascista pre conflitto, gli ebrei italiani abbiano sofferto poco l’antisemitismo.

Non si ricorda abbastanza che novemila ebrei italiani, il 15-20 per cento della comunità, sono stati deportati nei campi di concentramento. Non si fa molto per restituire le opere d’arte sottratte alle vittime. Non si ricorda neanche il bene: che molti italiani, organizzazioni cattoliche, autorità locali si rifiutarono di collaborare con le richieste a sfondo razziale che colpirono gli ebrei.

L’Italia non fa una gran figura nell’«Holocaust Remembrance Project», indagine realizzata per l’United Nation’s Holocaust Memorial Day, sponsorizzata da Università di Yale, Grinnell College ed European Union of Progressive Judaism, che mira a capire quanto è profondo e diffuso il tasso di revisionismo della Shoah in Europa. Molto, diremmo noi che seguiamo le notizie di politica estera, ancora prima di aver letto l’indagine. E con poca fatica, avremmo ragione.

PER SAPERNE DI PIU’ / Inciampare nella Shoah per una memoria quotidiana

Molti governi europei - sostiene l’indagine - tendono a riabilitare collaborazionisti e criminali di guerra e a minimizzare le responsabilità dei propri Paesi nello sterminio degli ebrei. L’area in cui l’operazione di rimozione è più preoccupante e profonda è l’Est Europa, in particolare la ben nota Ungheria, la Croazia, la Lituania e l’inquietante Polonia dove oggi, davanti ai cancelli di Auschwitz, un gruppetto di estrema destra ha protestato contro il governo accusato di ricordare in questo giorno solo gli ebrei e non le altre vittime del Paese.

A est l’unico governo in controtendenza è la Romania che ha nominato una commissione indipendente sull’Olocausto.

Fra le democrazie dell’Europa occidentale, sostiene l’indagine, l’Austria è quella che ha fatto i progressi più significativi per quanto riguarda le opere d’arte restituite, e la Francia è quella che più si è distinta perché ha riconosciuto le responsabilità del governo collaborazionista di Vichy.

L’Italia invece è classificata come «non è indenne dall’infezione», non solo perché ha una rappresentazione indulgente di sé e del suo passato, non solo perché ha difficoltà a restituire le opere d’arte trafugate, ma anche perché ha un governo «con frange di estrema destra ed estrema sinistra» - così è definito il nostro attuale esecutivo - che dimostra poco interesse a cambiare le cose. Si riconosce che nell’Italia di oggi gli ebrei italiani sono bene e completamente integrati e che il governo e la società civile si impegnano ogni anno a commemorare le vittime dell’Olocausto ma pochi - questo è il rimprovero - hanno voglia di indagare l’oscuro passato italiano e le complicità nel periodo fascista.

Interessante e poco conosciuto il capitolo che riguarda la restituzione delle opere d’arte rubate. In Italia è stata varata una legge nel 1961 ma si è concluso poco perché poco si sapeva di quello che effettivamente era stato sottratto. Nel dicembre scorso Stuart E. Eizenstat, consulente esperto del Dipartimento di Stato americano, ha individuato l’Italia come uno dei Paesi che va molto a rilento con la restituzione, il governo ha sì pubblicato una lista, una specie di catalogo con tutte le opere d’arte perdute incluse quelle che una volta appartenevano alle vittime dell’Olocausto. Ma «dagli archivi dei musei italiani non risulta che il governo italiano abbia fatto alcun censimento delle opere trafugate dai nazisti» si è lamentato il superconsulente americano, e ha aggiunto «l’Italia sembra preoccuparsi solo di quello che il governo italiano ha perso» non dunque quello che è stato sottratto a privati cittadini vittime della persecuzione.

Nell’indagine si ricorda anche che «come altri leader nazionalisti», Matteo Salvini si è espresso a favore di Israele durante la sua visita a Gerusalemme lo scorso dicembre, visita in cui si è impegnato a cambiare «l’atteggiamento Ue nei confronti di Israele» e a identificare i responsabili che hanno vandalizzato le pietre di inciampo a Roma.


A seguito di questo articolo pubblichiamo la lettera dell’ambasciatore lituano in Italia, Ričardas Šlepavičius indirizzata al Sole24Ore.

Egregio Direttore, con la presente mi rivolgo a Lei in merito all'articolo “Shoah, quale Memoria? Est Europa preda di rimozione. Italia non indenne dall' infezione” (...) critico nei riguardi degli sforzi profusi in Lituania per diffondere la consapevolezza della tragedia dell'Olocausto nel mio paese, per riscoprire la sua vera entità storica e preservare la memoria delle sue vittime, ripristinando la giusti zia storica. L’articolo in questione si fonda sulla relazione di uno studente del secondo anno di un'università statunitense, il quale non conoscendo la storia della Lituania, commette numerosi errori di carattere storico e fattuale.

Le fonti cui la relazione attinge sono in prevalenza quelle della propaganda sovietica. per cui le interpretazioni della storia risultano uni laterali. L ' autore muove accuse infondate bollando in modo indiscriminato di war criminals decine di migliaia di persone che hanno combattuto contro l'occupazione sovietica per la libertà della Lituania, sacrificando la propria vita o subendo atroci repressioni che il regime infliggeva a chi si proponeva eli resistere. Nel corso delle occupazioni che si sono succedute-quella sovietica è ritornata per la seconda volta dopo quella nazista - la Lituania ha perso centinaia di migliaia di cittadini di etnie diverse. Le ferite aperte dai regimi di occupazione continuano a sanguinare perché i testimoni di quei tragici avvenimenti sono ancora in vita, e il dolore alberga tuttora nel cuore dei familiari di centinaia di migliaia di vittime.

È grazie alla riconquistata indipendenza che è di ventato possibile in Lituania trarre dalle tenebre della menzognera propaganda sovietica la reale entità dcll'Olocausto. il crimine più doloroso e più tragico nella storia della Lituania. Vorremmo ribadire che la Lituania non ha e non ha mai avuto l' intenzione di equiparare i crimini del comunismo al terrore nazista, al genocidio del popolo ebraico, all 'Olocausto.

Come ha dichiarato Emanuelis Zingeris, politico lituano di origine ebraica che presiede la Commissione internazionale (menzionata nella relazione cui il suo articolo si riferisce), istituita dal Presidente della Repubblica Lituana per la valutazione dei crimini perpetrati in Lituania dai regimi dell'occupazione sovietica e nazista e composta dai più autorevoli esperti provenienti dagli Stati Uniti, Israele, Lituania e Germania: «l' intenzione del genere non c'è mai stata, e ciononostante dalle più autorevoli tri bune internazionali e dai principali canali mediatici continuano a risuonare le accuse nei confronti dei paesi della nostra regione, tacciati di presunti tentativi di sminuire e di banalizzare la memoria dell'Olocausto, lanciate prima da propagandisti di vario livello affinché poi siano riprese da chi , agendo in buona fede, ritiene importantissimo preservare la memoria storica dell'Olocausto, della sua singolarità e unicità senza precedenti». In Lituania la tragica storia degli ebrei e dell'Olocausto viene insegnata nelle scuole. Su iniziativa della Commissione internazionale sono stati istituiti più di 150 centri di educazione alla tolleranza, e si procede insieme all’Yad Vashem alla formazione degli insegnanti. La Lituania è membro deli'IHRA, ed è stata tra i primi paesi ad aver adottato la definizione IHRA dell'antisemitismo. Lo Stato lituano oltre a provvedere alla commemorazione dei luoghi dell'Olocausto in Lituania, continua ad elargire le compensazioni per i beni della comunità ebraica lituana che sono stati espropriati o distrutti durante il periodo delle occupazioni.

Egregio direttore, la storia purtroppo non è sempre piacevole. Il mio popolo e il mio paese procede su questo doloroso cammino con la volontà di riconoscere la verità storica e di ripristinare la giustizia. È una via irta di difficoltà e riconosco che la Lituania non l'ha ancora percorsa tutta e resta ancora molto da fare. Mi auguro che venga eretto in Lituania anche un monumento alla memoria di oltre 900 lituani che hanno rischiato la vita propria e quella dei loro parenti per salvare i propri concittadini ebrei. Auspico sinceramente che rinascano a nuova vita le sinagoghe che costellavano le città e i villaggi della Lituania e mi auguro che siano completati con successo i lavori per la preservazione della memoria della Grande Sinagoga di Vilnius demolita dai sovietici quando la guerra era ormai finita. Perché soltanto conservando la memoria storica potremo evitare il ripetersi dell'Olocausto e dei crimini perpetrati dai regimi totalitari.

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