medaglia d’oro alla memoria

Shoah, la storia della famiglia Cencelli che salvò un bimbo ebreo

Leone Terracina fu salvato dalla famiglia Cencelli che viveva in Vaticano durante l'occupazione nazista di Roma. Il padre del politico che stilò il manuale della prima Repubblica insignito del premio dei Giusti fra le Nazioni

di Elisabetta Fiorito

Il bimbo salvato dalla Shoah dalla famiglia Cencelli

Leone Terracina fu salvato dalla famiglia Cencelli che viveva in Vaticano durante l'occupazione nazista di Roma. Il padre del politico che stilò il manuale della prima Repubblica insignito del premio dei Giusti fra le Nazioni


2' di lettura

È una storia d’altri tempi, come colui che l’ha vissuta e che è stato un’esponente democristiano della prima Repubblica e che ancora viene citato per il famoso manuale. Massimiliano Cencelli, oggi ottantatreenne, aveva appena sette anni quando la sua famiglia ospitò un bambino ebreo salvandolo dalla Shoah. Quel ragazzino, Leone Terracina, oggi ottantunenne, non ha dimenticato, come non ha dimenticato lo stato d’Israele che ha consegnato a Massimiliano Cencelli la medaglia d’oro alla memoria del padre e della madre, Armando e Luisa, insigniti dei Giusti fra le Nazioni insieme ad altri due coniugi Ludovico e Iole Gessini che salvarono altri esponenti della famiglia Terracina.
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Due bimbi sotto lo stesso tetto nei mesi dell'occupazione nazista
«Mio padre- spiega Cencelli - era in Vaticano e aveva un incarico di responsabilità con Pio XII. Aveva fatto il militare in Sicilia e lì aveva conosciuto Giulio Terracina. Una mattina Terracina bussò alla porta di casa e disse che i tedeschi stavano portando via tutti gli ebrei dal ghetto. Poi indicò il bambino e disse: “Questo è mio figlio”. Mio padre rispose: “entra”». I due bambini si trovano così a vivere sotto lo stesso tetto durante i mesi dell'occupazione nazista di Roma. «Io avevo sette anni, lui cinque, giocavamo insieme, lui veniva a messa con noi. Poi quando la guerra finì, il padre lo rivenne a prendere, aveva lasciato dei soldi per il suo mantenimento, ma mio padre glieli restituì: “Quello che faccio lo faccio per affetto e carità”, gli disse. E da lì rimasero per sempre amici».

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Il ricordo di Terracina
Anche Leone Terracina ricorda quei mesi. «Dormivo nella stanza del nonno. Sono rimasto lì nove mesi senza mai poter vedere i miei genitori. Ma sono stato curato e assistito come fossi stato un altro figlio. Devo ringraziare Cencelli che è stato disposto ad accettare l'onorificenza dopo tanti anni».

Come è nato il celebre manuale Cencelli
Ma una domanda su quello che è stato poi il percorso politico dell'esponente Dc non può mancare: ancora dopo tanti anni ci si chiede come sia nato il famoso manuale Cencelli. «Era il congresso di Milano della Dc (novembre 1967 ndr) dove Paolo Emilio Taviani creò la sua corrente i tavianani. Per risolvere il problema della spartizione delle cariche proposi quello che si faceva in una società per azioni, avevamo il 10 per cento e dovevamo avere il 10 per cento delle cariche». E la scrivania? «Quella venne dopo, l'importante era stabilire per quote proporzionali incarichi come consiglieri regionali, nazionali, ministri, sottosegretari e le altre poltrone».

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