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«Shock bollette sottovalutato, imprese italiane ad alto rischio»

L’intervista a Marco Colacicco, Presidente Mittel

di Sara Deganello

2' di lettura

«Su un’economia europea che era sana e vivace, come hanno dimostrato gli ultimi dati del Pil del secondo trimestre 2022, si è abbattuto uno tsunami gigantesco». Marco Colacicco non nasconde l’apprensione per il rincaro dei costi energetici e gli effetti sulle aziende italiane. Presidente di Mittel, holding con partecipazioni in aziende dell’arredobagno come Ceramica Cielo, Galassia e Disegno Ceramica, Colacicco sottolinea l’emergenza di una situazione inedita ed esplosiva.

Perché è preoccupato?

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«Si è realizzato un silenzioso “lockdown energetico” di interi settori nel mese di agosto, con il prezzo del gas che era arrivato a fine luglio a 180 euro per MWh. È stata buttata avanti la palla: la speranza generale era di ritrovarsi al ritorno dalle ferie con una situazione parzialmente rientrata. Purtroppo nella realtà dei fatti il costo è oggi al contrario salito sopra i 260 euro: 13 volte il costo storico, quasi 10 al netto del contributo statale».

Quali sono le conseguenze sulle imprese?

«Lo dicono i numeri: aziende che operano in settori fortemente gasivori vedrebbero in tempo reale balzare l’incidenza del costo del solo gas, senza nemmeno considerare l’energia elettrica, a una percentuale compresa tra il 20% e un quasi impronunciabile 40% del fatturato, e talora oltre».

Che cosa succederà dunque al rientro dalle ferie?

«Un imprenditore può prendere due decisioni alternative, entrambe destinate a determinare effetti negativi. La prima: fermare l’attività. È purtroppo ragionevole attendersi che questa drastica decisione maturi in un numero crescente di imprenditori nel corso della prossima settimana. Le conseguenze in termini di occupazione, conseguente recessione e perdita (temporanea o strutturale, a seconda dei casi) di imprese o interi settori sono facilmente immaginabili. La seconda: continuare ad alzare i prezzi, generando nuova e rilevante inflazione in una spirale perversa che non potrà che condurre prima o poi a una violenta fermata ciclica».

In cosa si differenzia questa crisi?

«L’inarrestabile crescita del costo del gas nell’ultimo mese, a fronte di valori di partenza già estremamente elevati, pone di fronte a uno scenario completamente diverso dalla mera recessione sempre più spesso paventata dalle banche centrali. Non ci troviamo di fronte solamente al classico fenomeno di quello che pare, in questo contesto, un inevitabile rallentamento dell’economia, ma ad un ben più grave, e certamente inedito nella sua portata dimensionale, shock da costi e da conto economico delle imprese: quale fattore strategico della produzione ha avuto una impennata ad oggi di 13 volte?».

Quali le soluzioni?

«I governi potrebbero provare a incrementare ulteriormente i sussidi pubblici, ma con quali costi sulle finanze pubbliche? La soluzione passa da una immediata focalizzazione della situazione a livello delle autorità europee, con la presa di coscienza del gigantesco arbitraggio in termini di competitività con le imprese di nostri partner strategici, a partire dagli Usa. Il costo della gestione politica della vicenda russo-ucraina è ricaduto quasi integralmente sulle aziende europee».

Che cosa pensa dei programmi dei partiti sul tema?

«Sorprende vedere la sostanziale assenza di questo tema dirimente, che rappresenterà necessariamente la priorità del nuovo Governo, nella quasi totalità dei programmi delle diverse forze politiche. La questione è necessariamente diventata l’urgente priorità dell’Europa unita: non è risolvibile a livello dei singoli governi».

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