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Shock da inflazione, redditi intaccati e strategie difensive

Uno shock da domanda o uno shock da offerta possono generare inflazione nell’economia. Seppur diversi come genesi

di Andrea Monticini

(AdobeStock)

3' di lettura

Uno shock da domanda o uno shock da offerta possono generare inflazione nell’economia. Seppur diversi come genesi, non ci sono motivi per escludere che i due differenti tipi di shock, da domanda e da offerta, possano essere contemporanei, con le relative conseguenze sull’inflazione e gli eventuali differenti rimedi. In questo periodo, l’inflazione negli Stati Uniti deriva da un contemporaneo shock da domanda e da offerta, per contro, in Europa, lo shock è da offerta. Per quale motivo l’inflazione è un problema per il sistema economico? L’inflazione è un problema per famiglie, imprese, per lo Stato allo stesso modo, oppure alcuni soggetti economici possono avvantaggiarsi dalla presenza dell’inflazione? Per rispondere a queste domande, appare utile sottolineare quali siano i costi dell’inflazione.

A questo proposito, la prima distinzione va fatta tra inflazione attesa e inattesa. L’inflazione è attesa (anticipata) quando i soggetti economici sono in grado di prevedere il tasso di inflazione futuro. In questo caso, gli agenti economici sono in grado di incorporare nelle proprie scelte di consumo ed investimento la presenza di un aumento dei prezzi. I costi dell’inflazione attesa sono di tre tipi. In primo luogo, si deve porre attenzione alla gestione delle proprie finanze. Detenere moneta, in presenza di inflazione, produce una perdita del potere di acquisto, pertanto, occorre dedicare tempo e risorse a una corretta gestione della propria liquidità, cercando di minimizzarla. Per contro, se non ci fosse inflazione, un soggetto potrebbe detenere liquidità senza perdere potere d’acquisto.

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In secondo luogo, l’inflazione, anche se attesa, distorce il sistema di tassazione. Di solito, i sistemi di tassazione non sono indicizzati all’inflazione: se per ipotesi i salari sono indicizzati, l’inflazione spinge il contribuente verso uno scaglione nominale più alto perché il salario nominale (e non reale!) è aumentato (fiscal drag). In terzo luogo, le imprese con inflazione elevata sono costrette a stampare con frequenza elevata i propri listini di prezzo, aggiornandoli. In sintesi, l’inflazione anticipata, pur diminuendo l’efficienza del sistema economico, ha effetti tutto sommato limitati. Effetti ben peggiori si hanno con l’inflazione inattesa, che produce un’arbitraria redistribuzione del reddito e della ricchezza tra i soggetti economici.

Si pensi a un rapporto di debito. In questo caso, l’inflazione inattesa darà un vantaggio al debitore che dovrà restituire in termini reali al creditore un ammontare di denaro inferiore a quanto pattuito inizialmente. In altre parole, l’inflazione “frega” i creditori. Non a caso, nella storia, gli Stati hanno utilizzato l’inflazione proprio come strumento per diminuire il debito pubblico, a spese dei creditori, cioè di chi aveva in precedenza acquistato quei titoli di debito pubblico. In generale, chi ha un reddito fisso è penalizzato dall’inflazione inattesa, rispetto a chi percepisce un reddito variabile. In secondo luogo, l’inflazione inattesa aumenta l’incertezza, rendendo difficile per le imprese decidere se effettuare o meno un investimento, non essendo chiaro quale possa essere il tasso di interesse reale futuro. Più in generale, l’incertezza dovuta al rischio di inflazione spinge gli agenti economici a evitare impegni monetari a lungo termine, facendo venire meno sui mercati finanziari l’offerta di protezione assicurativa che questi contratti solitamente offrono. Infine, l’inflazione inattesa distorce il rapporto dei prezzi tra differenti beni e servizi. Le economie di mercato fanno riferimento ai prezzi relativi per allocare le risorse: i consumatori decidono che cosa acquistare facendo confronti di qualità e prezzi di vari beni e servizi. Se i prezzi non crescono tutti allo stesso modo, si ha una distorsione del sistema dei prezzi relativi: si pensi al poderoso aumento dei prezzi dei beni energetici negli ultimi mesi, rispetto al prezzo di tutti gli altri beni. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, dunque, l’inflazione in via teorica non causa una perdita di potere di acquisto, i prezzi dei beni e servizi pagati dai consumatori sono ricavi per i venditori, incluso chi presta lavoro. In altre parole, nell'irrealistica ipotesi che tutti i prezzi aumentino contemporaneamente e in pari misura, i redditi nominali cambierebbero esattamente come i prezzi, escludendo qualsiasi effetto reale. Ovviamente, senza una perfetta indicizzazione, alcuni soggetti avranno una perdita di potere di acquisto a favore di altri.

Avendo passato in rassegna i principali costi dell’inflazione, si capisce come sia importante per la politica economica riuscire a contrastare l’inflazione. Purtroppo, lo shock inflazionistico che stiamo sperimentando è uno shock da offerta. In questo caso la politica monetaria e fiscale sono poco efficaci perché agiscono sulla domanda.

Docente di Econometria Finanziaria, Università Cattolica del Sacro Cuore

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