STATI UNITI

Shutdown, la Casa Bianca raddoppia le stime di perdita per l’economia Usa

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Caos shutdown in Usa, voli in tilt e rischio hacker

3' di lettura

Lo shutdown è arrivato al 25esimo giorno. E i consiglieri economici della Casa Bianca hanno raddoppiato le stime sulle perdite per gli Stati Uniti. Il blocco parziale delle attività del governo, di nove ministeri e di una dozzina di agenzie federali, ogni settimana causa una flessione del Pil dello 0,13 per cento. Questo vuol dire che l’economia americana ha già perso in quattro settimane circa mezzo punto percentuale di crescita. Uno scenario che avvicina ancora di più il rischio di una recessione per la prima economia mondiale nel 2019. Lo scorso anno la crescita del Pil nel primo trimestre era stata del 2,2 per cento.

Alla mancata attività degli oltre 800mila dipendenti statali, costretti a rimanere a casa senza stipendio dal 22 dicembre, in quello che è già diventato il più lungo shutdowwn della storia americana, si aggiungono le perdite per la mancata attività dei contractor, i consulenti e i fornitori di servizi del governo.
Trump insiste con il Congresso sulla sua richiesta di finanziamento da 5,7 miliardi per il muro al confine con il Messico. Ma i democratici chiedono al presidente di firmare la legge per far ripartire il governo e poi si dicono pronti a trattare sulla sicurezza dei confini. Anche se la neo speaker della Camera Nancy Pelosi continua a ripetere che non stanzierà nemmeno un dollaro per finanziare il muro che considera «immorale».

Nel tentativo di aggirare Pelosi martedì 15 gennaio, il presidente ha invitato alla Casa Bianca i deputati moderati del Partito repubblicano e dei democratici per far avanzare la sua proposta sul muro. Una strategia che aveva già sperimentato in passato con successo quando era Paul Ryan lo speaker alla Camera. Ma ieri nessuno dei democratici invitati si è presentato all’incontro, compatti sulla linea della loro leader. Un giudice federale ha rigettato la causa contro lo Stato avviata la scorsa settimana dai sindacati dei 420mila lavoratori dei servizi pubblici essenziali costretti a lavorare senza stipendio, i quali contestavano all’amministrazione il mancato rispetto della legge sul lavoro che prevede l’obbligo del pagamento di un salario minimo. Il giudice Richard Leon della Corte distrettuale di Washington ha respinto le argomentazioni dei sindacati dei controllori e degli assistenti di volo e di quattro impiegati federali che chiedevano il pagamento immediato degli stipendi.

L’amministrazione Trump ha richiamato al lavoro 46mila dipendenti dell’Internal Revenue Service, l’agenzia delle entrate americana che in questo period dell’anno è chiamata a preparare i tax refunds, rimborsi fiscali che nel 2018 hanno interessato oltre 40 milioni di cittadini. Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos il 51% degli americani addossa la responsabilità dello shutdown a Trump. E quattro adulti su dieci ritengono di essere danneggiati direttamente dal blocco del governo. Lo shutdown ha lasciato a casa anche gli chef del presidente, costringendolo a servire cibo dei fast food: hamburger e patatine serviti su piatti d’argento ai campioni di football Clemson Tigers in visita alla Casa Bianca.

Trump non si è consolato neppure con il suo futuro ministro della giustizia: nonostante alcune critiche espresse in passato all'inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller, martedì William Barr lo ha difeso promettendo che gli consentirà di concludere le indagini sul Russiagate, e che impedirà qualsiasi interferenza politica o manipolazione senza farsi «bullizzare»dal presidente: «Credo che Mueller sarà corretto verso il presidente e il Paese. Non credo sia impegnato in una “caccia alle streghe”», ha dichiarato Barr respingendo le accuse di Trump al super procuratore.

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