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Shutdown, Trump cede a Pelosi. E i Kiss offrono pasti gratis ai dipendenti degli aeroporti senza stipendio

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Giura nuovo Congresso. Nancy Pelosi una mina per Trump

3' di lettura

Il tweet di Donald Trump è arrivato nella notte, dopo le 23, al termine di una giornata tesissima: «Accetto». Nancy Pelosi, terza carica dello stato e speaker della Camera gli aveva chiesto di spostare il discorso sullo stato dell’Unione previsto il 29 gennaio a causa dello shutdown. «È una sua prerogativa - ha scritto Trump - terrò il discorso quando lo Shutdown sarà terminato». Mercoledì 23 gennaio la speaker della Camera ha deciso di non autorizzare il presidente a tenere il discorso sullo stato dell'Unione, in calendario il 29 gennaio a Capitol Hill.

Trump poche ore prima le aveva inviato una lettera che ha acceso le micce dello scontro: «Non vedo l'ora di vederti il 29 gennaio alla Camera per il discorso sullo stato dell'Unione», ha scritto provocatoriamente Trump. «Prima ancora di chiedere, ero stato contattato dal Dipartimento della sicurezza nazionale e dai servizi segreti: mi avevano spiegato che non ci sarebbe stato assolutamente alcun problema di sicurezza per l'evento. Lo hanno confermato pubblicamente», sottolineava nella lettera a Pelosi. «Quindi onorerò il suo invito, e adempierò al mio dovere costituzionale, a fornire importanti informazioni al popolo e al Congresso degli Stati Uniti sullo stato dell'Unione».

«Niente discorso finché lo shutdown non sarà finito», ha replicato subito dopo secca la leader democratica. Trump ha continuato a battagliare: «Non sono sorpreso. E' vergognoso quello che sta accadendo con i dem che ormai sono guidati dalla sinistra radicale». E ancora: «Non mi vuole far parlare perché non vuole sentire la verità». Un corto circuito istituzionale senza precedenti tra la prima e la terza carica dello stato. Fino al tweet notturno con il quale ha capitolato alla leader democratica: il 29 gennaio Trump non terrà il suo discorso sullo stato dell’Unione ai parlamentari riuniti in seduta comune a Capitol Hill.

Lo shutdown continua. Due componenti della band dei Kiss hanno deciso di donare pasti gratis ai dipendenti federali addetti ai controlli di sicurezza negli aeroporti, costretti a lavorare senza stipendio dal 21 dicembre, per il blocco parziale del governo americano, entrato ormai nel secondo mese.
Gene Simmons e Paul Stanley che dopo aver annunciato l’intenzione di lasciare il rock si sono buttati nell’imprenditoria, sono i proprietari della catena di ristoranti negli aeroporti chiamata Rock & Brews.

Sulla pagina Facebook della loro catena hanno annunciato, in abito nero da rocker ma senza il trucco al viso che li ha resi famosi quando calcavano le scene negli anni Settanta e Ottanta, che per sostenere gli agenti alla sicurezza che lavorano senza stipendio hanno deciso di offrire gratuitamente a tutti loro, fino a quando durerà il blocco del governo, sandwich al prosciutto e insalate. «Come segno di rispetto - ha detto Simmons - verso il duro e diligente lavoro di ognuno di questi agenti del Tsa per assicurare la sicurezza di tutti noi».

Oggi il Senato vota due proposte di legge dei due partiti per tentare superare il blocco del governo. Venerdì 800mila dipendenti federali non riceveranno lo stipendio per la seconda volta». La gente è arrabbiata per questo scontro politico e la popolarità di Trump è ai minimi. Riassume bene questo sentimento uno dei due Kiss-imprenditore, Paul Stanley: «È orribile quanto sta accadendo. Il governo è del popolo. La politica sta facendo male alla gente. E’ il momento di mettere da parte le proprie convinzioni. La priorità deve essere quella di riportare la gente al lavoro e sul libro paga».

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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