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Si allarga l’inchiesta penale sul «tesoretto» della Curia, un altro monsignore indagato

Ad essere coinvolto ora è monsignor Alberto Perlasca, 59 anni, per molti anni a capo dell’ufficio amministrativo della Prima Sezione della Segreteria di Stato, quella coinvolta nel caso dell'immobile di Londra, Sloane Avenue, al centro dell'inchiesta

di Carlo Marroni


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(REUTERS)

3' di lettura

Novità nell’inchiesta dentro la Città del Vaticano che lo scorso ottobre ha portato alla perquisizione, indagine e sospensione dal servizio di cinque dipendenti della Santa Sede. Ad essere coinvolto ora è monsignor Alberto Perlasca, 59 anni, per molti anni a capo dell’ufficio amministrativo della Prima Sezione della Segreteria di Stato, quella coinvolta nel caso dell'immobile di Londra, Sloane Avenue, al centro dell'inchiesta. Dal luglio 2019 era stato spostato a sorpresa presso il Supremo Tribunale della Segnatura apostolica, quando le indagini erano già in corso ma non note.

Sequestrati documenti e pc
La sala stampa vaticana ha informato che «nell'ambito di una perquisizione ordinata dal Promotore di Giustizia, Gian Piero Milano, e dall'Aggiunto Alessandro Diddi, è stato eseguito il sequestro di documenti e apparati informatici presso l’ufficio e l'abitazione di monsignor Alberto Perlasca. Il provvedimento - si legge nel comunicato - assunto nell'ambito dell'inchiesta sugli investimenti finanziari e nel settore immobiliare della Segreteria di Stato, è da ricollegarsi, pur nel rispetto del principio della presunzione di innocenza, a quanto emerso dai primi interrogatori dei funzionari indagati e a suo tempo sospesi dal servizio».

All'indagine collaborano anche autorità straniere
Si allarga quindi l’inchiesta, che ha travolto la Curia nei mesi scorsi, e che ha portato ad un ribaltone alla guida dell’autorità di controllo finanziaria, l'Aif: il Papa ha sostituito lo svizzero Renè Brulhart – peraltro giunto alla scadenza naturale dei cinque anni - con l’italiano ex Bankitalia Carmelo Barbagallo. L'Aif risulta ancora senza il direttore: Tommaso Di Ruzza è ancora sospeso, e a breve arriveranno gli ispettori di Moneyval per l'esame sullo stato delle riforme anti-riciclaggio. «L'Ufficio del Promotore e il Corpo della Gendarmeria proseguono negli accertamenti di carattere amministrativo-contabile e nelle attività di cooperazione con le autorità investigative straniere».

Si indaga sui reati di peculato, abuso di autorità e corruzione
L'indagine – che pare solo da poco entrata nel vivo degli interrogatori degli indagati - è volta a verificare la sussistenza di ipotesi di reati quali il peculato, l’abuso di autorità e la corruzione. All’origine dell'iniziativa della magistratura vaticana ci sono state le denunce frutto di attività già svolte da organismi finanziari e di controllo vaticani, lo IOR e il Revisore generale. In particolare tutto è ruotato attorno all’acquisto di un immobile per 200 milioni da parte della prima sezione della Segreteria di Stato – quella degli Affari interni, che gestisce un tesoretto stimato in 700 milioni, tra cui i fondi dell'Obolo di San Pietro - attraverso una complessa operazione che ha visto inizialmente il coinvolgimento del finanziere Raffaele Mincione, da cui poi il Vaticano ha acquisito la quota restante del cespite attraverso un altro finanziere che opera da Londra, Gianluca Torzi.

Papa: operazioni così non si conciliano con la natura della Chiesa
Come specificato nel comunicato, per tutti vale il principio della presunzione di innocenza, anche se la documentazione esaminata in questi mesi parrebbe rafforzare i presupposti dell'ipotesi accusatoria. È possibile – osserva Vatican News, organo ufficiale della Santa Sede - che l’attività istruttoria si concluda prima dell’estate. Aprendo l’anno giudiziario in Vaticano, sabato 15 febbraio, Papa Francesco aveva fatto cenno all’inchiesta riguardante la gestione di fondi e di immobili (come quello di Sloan Avenue a Londra), parlando di «situazioni finanziarie sospette, che al di là della eventuale illiceità, mal si conciliano con la natura e le finalità della Chiesa, e che hanno generato disorientamento e inquietudine nella comunità dei fedeli». «Un dato positivo - aveva aggiunto il Pontefice - è che proprio in questo caso, le prime segnalazioni sono partite da autorità interne del Vaticano, attive, sia pure con differenti competenze, nei settori della economia e finanza. Questo dimostra l’efficacia e l’efficienza delle azioni di contrasto, così come richiesto dagli standard internazionali».

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