Riforme

Sì della Cassazione al quesito leghista: mina referendum sulla legge elettorale

Il quesito referendario presentato da otto regioni a guida centrodestra e messo a punto dal leghista Roberto Calderoli - che mira a cancellare la quota proporzionale del Rosatellum estendendo i collegi uninominali al 100% del territorio nazionale - ha ricevuto il via libera della Cassazione. Il passaggio decisivo sarà però quello di gennaio, quando la Corte costituzionale deciderà sull’ammissibilità del quesito

di Emilia Patta


default onloading pic
(13683)

3' di lettura

Il Pd di Nicola Zingaretti vuole il maggioritario a doppio turno nazionale tra le prime due coalizioni, Italia Viva di Matteo Renzi e la sinistra di Leu preferiscono il proporzionale con una soglia di sbarramento non eccessiva, il M5s è per un impianto proporzionale ma ancora non ha deciso se è meglio lo sbarramento al 5% o il sistema spagnolo basato sulle piccole circoscrizioni. In materia di riforma della legge elettorale, che pure è nel programma di governo e si rende necessaria per adeguare il sistema al taglio del numero dei parlamentari, l’unica cosa certa al momento è che la maggioranza non riesce a trovare la quadra.

E intanto si fa sempre più concreta la possibile spada di Damocle: il quesito referendario presentato da otto regioni a guida centrodestra e messo a punto dal leghista Roberto Calderoli - quesito che mira a cancellare tramite referendum abrogativo la quota proporzionale del Rosatellum estendendo i collegi uninominali al 100% del territorio nazionale, come in Gran Bretagna - ha ricevuto il primo importante via libera, quello della Corte di Cassazione.

La Lega esulta, ma il passaggio decisivo sarà la Consulta a gennaio
«Ci siamo! L’ordinanza con cui la Corte di Cassazione ha dato il via libera al nostro quesito referendario rappresenta il big bang del cambiamento, la bomba atomica che esplode spazzando via tutti i rigurgiti proporzionalisti di chi vorrebbe continuare con i giochini di Palazzo», esulta Calderoli. Ben consapevole, tuttavia, che il sì della Cassazione era pressoché scontato e che il passaggio decisivo sarà quello di gennaio, quando la Corte costituzionale deciderà sull’ammissibilità del quesito (la decisione sarà presa il 20 ma con ogni probabilità le motivazioni saranno rese note dopo qualche giorno, presumibilmente dopo le elezioni in Emilia Romagna del 26). Secondo molti costituzionalisti il quesito non è ammissibile perché creerebbe un vuoto normativo, dal momento che occorrerebbero almeno due mesi di tempo per disegnare tutti i collegi. Ma nessuno naturalmente può predire la decisione dei giudici.

L’input di Conte a M5d e Pd: riforma entro dicembre
Anche per questo il premier Giuseppe Conte ha indicato alla sua maggioranza la dead line di dicembre per incardinare in Parlamento un testo condiviso sulla legge elettorale: varrebbe come segnale “politico” alla Corte prima dell’importante decisione. Il punto è che Pd e M5s restano divisi: il segretario dem - in accordo con il premier Conte - vorrebbe un sistema maggioritario a doppio turno che spinga alle alleanze prima del voto e polarizzi la sfida elettorale tra un fronte europeista (l’attuale alleanza di governo, nell’ottica di Zingaretti) e il fronte sovranista del centrodestra a guida salviniana.

M5s e Iv a favore del proporzionale
Ma il capo politico del M5s Luigi Di Maio, che dopo la sconfitta elettorale in Umbria spinge per avere le mani libere rispetto al Pd anche in prospettiva, è fermo in favore di un sistema proporzionale sia pure con una soglia di sbarramento sufficiente a contrastare la frammentazione (5%). E in favore di un proporzionale è schierata anche la renziana Italia Viva, che ha scommesso molto sulla “terza via” da Salvini e dal M5s. In queste condizioni sarà difficile arrivare ad un punto di sintesi, che potrebbe essere il sistema spagnolo delle piccole circoscrizioni, entro al fine dell’anno.

Il sì dei giudici costituzionali spingerebbe contro il proporzionale
Sullo sfondo, appunto, la spada di Damocle della decisione della Consulta sul quesito anti-proporzionale della Lega. Perché è chiaro che una decisione di ammissibilità sposterebbe «l’equilibrio di merito», per citare uno degli sherpa del Pd nella trattativa in corso con il M5s. Se cioè i giudici costituzionali dovessero ammettere il quesito anti-proporzionale, insomma, approvare in Parlamento una legge elettorale che va nella direzione opposta - ossia appunto un proporzionale più o meno corretto - sarebbe politicamente improponibile. A quel punto una riforma che eviti il referendum dovrebbe essere condivisa anche dall’opposizione di centro-destra. Anche per questo Zingaretti frena sull’accordo entro l’anno: se il M5s non si convince ora, forse dovrà farlo dopo.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...