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Si chiude l’asta per il 5G. Incasso oltre i 6,5 miliardi

di Andrea Biondi


Asta 5G, tutte le cose da sapere

2' di lettura

Chiusa l’asta per il 5G. Dopo 14 giornate di miglioramenti competitivi e 171 tornate l’introito raggiunto, ha fatto sapere il Mise (ministero dello Sviluppo economico), ha superato del 164% il valore delle offerte iniziali e del 130,5% la base d’asta. Il totale - comprensivo degli altri due lotti, vale a dire quello della banda 700 e della banda millimetrica 26.5-27.5 GHz - si è attestato sopra i 6,55 miliardi di euro. Un buon bottino per lo Stato, visto che nell’ultima legge di bilancio erano stati previsti 2,5 miliardi di euro.

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Come anticipato dal Sole 24 Ore i due blocchi da 80 MHz se li sono aggiudicati Tim (per 1,694 miliardi) e Vodafone (per 1,685). I due blocchi da 20 MHz sono andati a Wind Tre e Iliad per una cifra vicina ai 484 milioni di euro. In questo modo, per Tim l’investimento complessivo si aggira sui 2,4 miliardi di euro, come per Vodafone. Per Iliad 1,2 miliardi, con Wind Tre sopra il mezzo miliardo. Per Fastweb l’investimento è di poco inferiore ai 33 milioni di euro (per un solo blocco della banda millimetrica).

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Fino ad oggi a essere assegnate erano state solo le frequenze della banda 700 - quelle che saranno disponibili dal 2022 perché dovrebbero essere liberate dai broadcaster - andate a Iliad (per 676,5 milioni), Tim (68o,2 milioni), Vodafone (683,2 milioni).

Chiusa l'asta, la partita 5G vedrà ora il governo ancora in campo. I 2,5 miliardi di introiti previsti nell’ultima legge di bilancio potrebbero andare a riduzione del debito pubblico, ma almeno l'extragettito, cioè la parte eccedente, avrà una destinazione da stabilire. «È chiaro che l'equivalente dell’introito della gara - ha detto qualche giorno fa il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, intervenendo a un convegno sul 5G organizzato da Huawei - dovrà essere reinvestito in nuove tecnologie. Voglio rassicurare gli operatori che saranno soldi ben spesi, cercheremo di sviluppare il più possibile questa infrastruttura e ascolteremo gli operatori del settore».

C'è un precedente significativo. Nel 2011 l'asta per le frequenze 4G si fermò a 4 miliardi con un extragettito di circa 1,6 miliardi. L'allora ministro delle Comunicazioni Paolo Romani fu ad un passo dall'impiegare metà di quella somma, poco meno di 800 milioni, per misure a sostegno del Piano banda larga. A bozze della norma quasi chiuse, un blitz del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, cambiò la destinazione e l'intero surplus di 1,6 miliardi andò nella manovra a favore del fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato e a compensazione dei tagli ad alcuni ministeri, ad esempio su sicurezza e difesa.

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