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Strada in salita per l’adesione all’Ue di Albania e Macedonia del Nord

dal nostro corrispondente Beda Romano


Un filoeuropeista è il nuovo presidente della Macedonia del Nord

3' di lettura

BRUXELLES - L’avvio del negoziato di adesione dell’Albania e della Macedonia del Nord è drammaticamente in forse. Da giorni ormai i Ventotto stanno discutendo se e come concedere a questi due Paesi balcanici di trattare con Bruxelles il loro futuro ingresso nell’Unione europea. In molti Paesi, gli equilibri di politica interna, dettati dall’influenza crescente di partiti radicali ed euroscettici, inducono i governi ad atteggiamenti nazionalistici.

A metà dell'anno scorso, i Ventotto avevano deciso di chiedere ai due Paesi ulteriori sforzi per lottare contro la corruzione e la criminalità, con la promessa di concedere l’avvio del negoziato quest'anno. Qualche settimana fa la Commissione europea ha pubblicato un rapporto in cui ha spiegato che Albania e Macedonia del Nord avevano fatto sufficienti sforzi e ha suggerito quindi ai Paesi membri di dare il loro benestare definitivo (si veda Il Sole/24 Ore del 27 giugno 2018 e del 30 maggio 2019).

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In queste settimane, il dibatitto tra i Ventotto è stato molto acceso. Sono emerse notevoli spaccature. Mentre nel 2018 solo Francia e Olanda avevano bloccato l’allargamento di Albania e Macedonia del Nord, oggi il numero dei Paesi è aumentato. Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, si sono aggiunti anche la Germania e la Danimarca, possibilmente anche il Belgio, il Lussemburgo e la Spagna. «Lo stesso principio dell'allargamento è messo in dubbio», nota un diplomatico.

Con il benestare ai due Stati, molti Paesi temono di contribuire a una crescita dei partiti nazionalisti. C’è di più. Complici diversi allargamenti, l’Unione a 28 è diventata sempre più difficile da gestire. Nuove adesione sono guardate con preoccupazione. «Le ragioni geopolitiche dell’allargamento, come strumento per stabilizzare la regione balcanica, sono ormai in secondo piano in molti Paesi – dice un altro diplomatico –. Prevalgono considerazioni nazionali e paure di destabilizare l'Unione».

Se ne parlerà questa settimana prima a livello diplomatico, poi a livello ministeriale e infine tra i capi di Stato e di governo che si riuniranno il 20 e 21 giugno. Sempre secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, nell'ultima versione delle conclusioni del vertice europeo si legge che i Ventotto prendono nota del rapporto comunitario e rinviano una decisione sull’avvio del negoziato al prossimo settembre. Chi crede nell’allargamento teme in autunno un rinvio sine die, complice il cambio di Commissione.

Il negoziato non è quindi terminato. Proprio la settimana scorsa è giunto a Bruxelles il presidente macedone Stevo Pendarovski, per far pressione sui Paesi membri. A quanto pare la Macedonia del Nord gode di un atteggiamento più benevolo dell’Albania, e non si può escludere un disaccoppiamento, in altre parole un benestare a favore di Skopje, mentre Tirana verrebbe lasciata in sala d’aspetto. La scelta, se confermata, rischia di creare ulteriori malumori.
In linea con la sua storica posizione diplomatica, l’Italia continua ad appoggiare l'adesione dei due Paesi, nonostante l'arrivo al potere di un governo che potrebbe temere conseguenti arrivi di migranti dai Balcani. Per ora, Roma è sempre dell'avviso che l’ingresso dell’Albania e della Macedonia del Nord sia positivo per via dei forti legami economici e con l’obiettivo di evitare che l’assenza di prospettive europee provochi nella regione nuove tensioni politiche ed etniche.

Con altri 12 paesi membri dell’Unione, l’Italia ha firmato una dichiarazione a favore dell'apertura dei negoziati con i due Paesi balcanici. Al testo hanno aderito anche Repubblica Ceca, Estonia, Lituania, Lettonia, Ungheria, Bulgaria, Malta, Austria, Croazia, Slovenia, Polonia e Slovacchia. Roma è consapevole che l’allargamento del 2004-2007 ha reso troppo eterogenea l'Unione europea, ma ritiene che togliere la prospettiva comunitaria ai Paesi balcanici è politicamente troppo rischioso.

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