La modifica costituzionale

Voto per i diciottenni al Senato: approvata la riforma

Quasi 4 milioni i giovani, tra i 18 e i 24 anni, coinvolti in questa modifica costituzionale acquistando l’elettorato attivo a palazzo Madama

di Nicoletta Cottone

I 18enni potranno votare per eleggere i senatori: ok alla riforma costituzionale

3' di lettura

Il Senato ha approvato la riforma costituzionale che attribuisce ai 18enni il voto per eleggere il Senato. Con questo voto il Parlamento ha approvato definitivamente la riforma che sarà promulgata tra tre mesi per consentire di chiedere il referendum confermativo, dato che alla Camera sono mancati i due terzi. In favore della riforma hanno votato 178 senatori, 15 hanno votato contro e 30 si sono astenuti.

La riforma entra in vigore alle prossime politiche

La riforma entrerà in vigore dalle prossime elezioni politiche. In questo modo, ha ricordato il relatore Dario Parrini, presidente della Commissione Affari costituzionali, le due Camere avranno la stessa base elettorale e quindi le stesse maggioranze politiche.

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Interessata una platea di 4 milioni di giovani

Sono quasi 4 milioni i giovani, tra i 18 e i 24 anni che saranno coinvolti in questa modifica costituzionale acquistando l’elettorato attivo per il Senato.

La Costituzione verrà modificata

Un solo articolo per eliminare dal primo comma dell'articolo 58 della Costituzione, le parole «dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età », allargando in questo modo la platea dell’elettorato attivo del Senato.

Non cambia la regola per diventare senatori

É invece saltata l'ipotesi di abbassare l'età per essere eletti senatori. La regola per diventare senatori dunque non cambia: per essere candidati ed eventualmente eletti l’età minima richiesta è di 40 anni.

Brescia: «Tutto è nato da una polemica»

«Con l'ok definitivo del Senato al voto degli under 25 per la Camera alta, avanza spedito l'iter delle riforme costituzionali all'esame del Parlamento. Dopo la pausa estiva arriverà anche l'ok della Camera alla proposta di legge che inserisce la tutela dell'ambiente in Costituzione», ha detto Giuseppe Brescia (M5S), presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera e primo firmatario della proposta di legge costituzionale per il voto ai 18enni al Senato. «Quattro milioni di giovani potranno votare al Senato alle prossime politiche perché le forze politiche sono stati capaci di dialogare e collaborare. Tutto è nato da una polemica in commissione con il Pd nel 2019, ai tempi all'opposizione, sul taglio del numero dei parlamentari. In commissione trasformammo insieme quello scontro in azione costruttiva e d’intesa con i colleghi Ceccanti, Macina e Iezzi presentai una proposta di legge che dopo pochi mesi arrivò in aula e ottenne 487 sì. Solo così il Parlamento può scrivere risultati storici».

Quando scatta la richiesta di referendum

Si ricorda che in base all’articolo 138 della Costituzione le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. E sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non bisogna attendere se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

Ceccanti: «Attesa di tre mesi per l’entrata in vigore»

«Con il voto favorevole di poco fa del Senato nell'ultima lettura della riforma che darà finalmente ai diciotto-venticinquenni l'elettorato attivo al Senato, il Parlamento afferma il proprio ruolo nell'aggiornamento costituzionale. Bisognerà attendere tre mesi per l'entrata in vigore perché a causa di alcune assenze non si è arrivati ai due terzi», ha detto Stefano Ceccanti, deputato del Pd. «C'è di che essere soddisfatti non solo nel merito, perché alcuni milioni di cittadini maggiorenni avranno finalmente la pienezza dei diritti e perché diventa così praticamente impossibile che le Camere nascano con maggioranze diverse, ma anche per il metodo. Quella riforma è in tutto e per tutto parlamentare e non solo per le firme delle proposte di legge (due del Pd, una della collega Bruno Bossio ed una mia; una del M5s a prima firma Brescia, una Meloni per Fdi), ma anche per il luogo in cui è nata, la Commissione Affari Costituzionali della Camera».



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