L’intervista.

«Sì al dialogo con imprese e pazienti, ma seguiamo il Codice degli appalti»

di Sara Monaci

Il 55,9% delle aziende ha visto ridurre i ricavi nel 2020 rispetto al 2019

2' di lettura

«Dal 2021 la nostra centrale di acquisti sta facendo un percorso, che tiene conto non solo del Codice degli appalti, ma anche di produzioni delle imprese e esigenze dei pazienti». Marco Pantera, direttore degli Acquisti di Aria, la centrale acquisti della Lombardia, la più grande fra quelle regionali in Italia (100 gare all’anno per un valore nel 2021 di 10 miliardi di euro), spiega perché l’accusa degli industriali di favorire le gare a massimo ribasso non è realistica.

Le imprese del settore dei dispositivi medici dicono che le gare a massimo ribasso favoriscono le produzioni asiatiche, a scapito delle nostre italiane e lombarde, che pure avrebbero una qualità maggiore.
Ritengo sia una critica non giustificata. Noi privilegiamo ovunque possibile il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che tiene cioè conto di parametri più tecnico/qualitativi e solo in minima parte di quelli economici.

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Non fate dunque gare a massimo ribasso?
Le facciamo, ma per una minoranza di casi, sostanzialmente per prodotti le cui condizioni sono definite dal mercato di minor livello tecnologico. Almeno dal 2021 stiamo facendo un percorso che privilegia proprio la qualità.

Evidentemente questo non è, per le imprese, ancora visibile. I dati nazionali parlano infatti di un aumento dell’import a scapito della produzione locale.
Posso dire che dal 2021, oltre al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, stiamo seguendo la logica della massima apertura agli stakeholder attraverso due direttive ulteriori: la prima è il dialogo e il confronto con le categorie di produttori e con gli operatori di mercato. La seconda è un continuo scambio anche con le associazioni dei pazienti. Queste due direttive affiancano il potenziamento del coinvolgimento dei professionisti degli Enti Sanitari per definire i requisiti tecnico/qualitativi.

È giustificato il timore che l’arrivo di molte aziende straniere impoverirebbe la produzione interna, così da rendere il paese dipendente da altri paesi?
Si può ragionare sul tema, ma è una questione di politica industriale nazionale che non attiene a come le centrali di acquisti fanno le gare. Noi ci atteniamo alla normativa vigente, in primis il del Codice degli appalti e le linee guida di Anac, nonché, alla giurisprudenza in materia, privilegiando la qualità rispetto al prezzo e interloquendo con le imprese.

Ma le risulta che nei nostri ospedali ci siano sempre più prodotti asiatici, di minore qualità?

Dipende dai prodotti, ma va detto che per alcune cose basilari è proprio la produzione che si è spostata all’estero. Riportarla in Italia è, ancora una volta, una questione di politica industriale.

Ci potrebbero essere strumenti per tutelare maggiormente la qualità dei prodotti, al di là del criterio scelto in fase di gara?
Un altro strumento innovativo è il cosiddetto value-based procurement ovvero la possibilità di giudicare le forniture e quindi i pagamenti anche in base al risultato finale. Si tratta di introdurre complesse ed innovative metodologie di acquisto che si potranno sviluppare nel medio periodo.

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