dimissioni improvvise

Si dimette Nikki Haley, ambasciatrice Usa all’Onu. «Non corro contro Trump»

di Angela Manganaro


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U.S. Ambassador to the United Nations Nikki Haley

3' di lettura

L'ambasciatrice americana all'Onu Nikki Haley lascia l’incarico, Donald Trump ha accettato le sue dimissioni. Haley non ha voluto confermare la notizia a Reuters ma la portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders ha confermato che Haley e Trump si stanno incontrando adesso nella mattina americana ore 10,30 cioè le 16,30 ora italiana. Trump dice dallo Studio Ovale che Haley lascerà l’incarico a fine anno, spiega che l’ambasciatrice lo aveva avvisato sei mesi fa, che voleva una pausa, gli ha detto, dopo due anni di lavoro alle Nazioni Unite. «Ha fatto un lavoro fantastico, e abbiamo lavorato benissimo insieme» dice di lei Trump in conferenza stampa.

Il presidente aveva twittato di un «grande annuncio» con la «sua amica» Nikki Haley, conferma che la ex governatrice del South Carolina, figlia di immigrati indiani e non trumpiana della prima ora piuttosto repubblicana ortodossa, non è uno dei tanti «licenziati» da Trump ma vi è stato un accordo fra i due.

I giornalisti americani stavolta sembrano completamente presi alla sprovvista ma la decisione pare abbia spiazzato anche i funzionari della Casa Bianca, il vicepresidente Mike Pence e il chief of staff John Kelly. Haley precisa che «è stato l’onore di una vita» lavorare con Trump, e smentisce una voce ricorrente cioè che correrà alle presidenziali del 2020, smentita ancora più pressante perché molti leggeranno queste dimissioni come una preparazione a ben più alto incarico - Haley è stata indicata spesso come promessa presidenziale del Gop. Invece oggi assicura che farà campagna per la rielezione del suo presidente.

Se ne va dunque da amica di Trump di cui ha ben interpretato la zigzagante linea in politica estera. Anche se non è stata sempre d’accordo con lui soprattutto sulla Russia per cui si è augurata sempre - e lo ha ripetuto più volte - sanzioni più dure. E dopo le violenze razziste di Charlottesville in Virginia, ha precisato di aver avuto una «conversazione personale» con il presidente a proposito della sua morbida risposta alle violenze dei suprematisti bianchi che alla Haley proprio non è piaciuta.

Ha tuttavia avuto rapporti freddi con il primo segretario di Stato, Rex Tillerson, indigesto allo stesso presidente che lo ha poi silurato, e si è scambiata più volte complimenti con l’attuale capo della diplomazia Mike Pompeo, che va a genio a Trump ed è da poco reduce da un incontro sembra fruttuoso con il dittatore nordcoreano. «Ha individuato almeno tre posti per il prossimo vertice con Kim Jong Un» ha detto Trump di Pompeo confermando la loro sintonia.

Un mese fa Haley ha inoltre confermato la sua fedeltà a Trump: il giorno dopo l’editoriale anonimo di un funzionario della Casa Bianca sul New York Times in cui si denunciava il caos dell’amministrazione Trump e la puerilità del presidente, Haley ha deciso di rispondere con un editoriale sul Wahington Post natualmente firmato «Non sono sempre d’accordo con il presidente» scrisse Haley nell’articolo del 7 settembre sul WaPo. «Quando c’è disaccordo c’è un nodo giusto e un modo sbagliato per affrontarlo. Io alzo il telefono, lo chiamo o lo incontro di persona». Critica affatto velata a chi invece ha scelto un articolo anononimo di denuncia.

Il suo successore sarà nominato tra due-tre settimane, ha detto Trump il quale spera in un ritorno dell’unica donna di punta della sua amministazione «spero che torni a un certo punto... magari con un differente ruolo, spetta a lei decidere».

Ore dopo Trump ha smentito le voci secondo cui la figlia Ivanka potrebbe essere uno dei nomi presi in considerazione per la successione della dimissionaria Haley. «Nessuno al mondo sarebbe più competente» di Ivanka per sostituirela come ambasciatrice Usa all’Onu, ha detto Trump che però ha escluso questa evenutalità perché altrimenti verrebbe accusato di nepotismo. «Ivanka sarebbe dinamite all’Onu» ha detto il presidente ai cronisti alla Casa Bianca prima di partire per un comizio in Ohio.

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