alfabetizzazione finanziaria

Si fa presto a dire «paghetta». Ecco come renderla educativa

di Marco lo Conte

Marka

3' di lettura

Quanti sono i genitori che versano ai proprio figli una paghetta. E poi quanto danno loro? E ogni quanto tempo? E per fare cosa? Che l'alfabetizzazione finanziaria dei ragazzi possa partire efficacemente partire dal gioco prima e dall'erogazione di cifre anche modeste, è opinione molto condivisa. Certo, per molti è prioritario arrivare a fine mese con le risorse a disposizione e difficilmente si riesce a risparmiare qualcosa. Ma gli italiani, si sa, hanno nel proprio retroterra culturale l'attitudine al risparmio, per le necessità, le eventualità future e i rischi da affrontare. L'uso educativo del risparmio, in altre parole, non è sconosciuto ai risparmiatori di casa nostra. Ma il come non è trascurabile.

Il rischio, come per le diete, si inizi a erogare una paghetta animati dalle migliori intenzioni ma che dopo una buona partenza questo slancio si perda per strada. Per la paghetta occorre un metodo, proprio come accade nella gestione dei conti degli adulti. E per uscire dall'aleatorietà, gli esperti provano a dare qualche indicazione di massima. La psicologa Valentina Laudati ha provato a indicare modalità operative a ragazzi e genitori al Museo del Risparmio. Certo, favole come La cicala e la formica aiutano a formare una mentalità coerente con una corretta gestione del denaro; ma non basta. L'esempio del Kakebo, il libro dei conti delle donne giapponesi di inizio Novecento, è molto utile. Ma occorre aiutare bambini prima e adolescenti poi a focalizzare e quantificare quanto costano i desideri.

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Come? Intanto considerando non una paghetta, ma due: il budget A per le spese vive quotidiane (merendine, biglietto dell'autobus ecc) e il budget B per spese più consistenti e meno frequenti (vestiti, viaggi). Due “cassetti mentali”, altrettante cifre periodiche per diverse esigenze cui far fronte. Ma poi c'è un ònere cui i genitori non possono sfuggire: rispondere alla domanda “quanti soldi dare in tasca ai propri figli per le spese quotidiane (budget 1)?” Per i più giovani, fino a 14 anni per esempio, gli esperti indicano 30 centesimi per ogni anno di vita del ragazzo, ossia 3 euro alla settimana per le spese operative (merende, biglietti autobus); per gli adolescenti si sale ad almeno 2 euro al mese per ogni anno di vita, cioè 30 euro. Assai utile potrebbe essere premiare quanto non speso con una cifra corrispondente: 2 euro sottratti al budget 1 diventano 4 nel salvadanaio del figlio, per le spese del budget 2. Cifre, lo ripetiamo, indicative, da calare nella realtà e nel contesto economico della famiglia. L'importante è ricordare che un metodo, qualunque sia definito, diventa educativo se seguito con convinzione e continuità.

Imparare a pianificare significa imparare a ragionare per obiettivi e a dosare le risorse nel breve e nel lungo termine: «Avvicinare i bambini al denaro spesso impensierisce i genitori. Ma il denaro è uno strumento senza una valenza etica e la paghetta può essere un modo per dare ai ragazzi autonomia di scelta e migliorare la loro capacità di pianificazione di lungo termine - dice Giovanna Paladino, direttore del Museo del Risparmio -In Italia pochi genitori hanno l'abitudine di dare la paghetta ai propri figli. Non è così negli altri Paesi del mondo, anche in quelli emergenti. Perdiamo un'occasione importante, perché è provato da studi empirici usciti che chi riceve una paghetta da piccolo ha maggiore probabilità di seguire gli studi universitari (probabilmente perché ha imparato a fare rinunce) ed ha una migliore gestione del denaro da grande.”

Guida pratica alla paghetta (educazione finanziaria per genitori e figli)


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