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Si ferma l’inceneritore di Acerra, torna l’emergenza rifiuti in Campania

Mancano gli impianti di smaltimento - Lo stop delle linee dell’impianto gestito dall’A2A è dovuto alla manutenzione generale della turbina, un “tagliando” che deve essere fatto ogni 10 anni - Da collocare circa 70mila tonnellate di spazzatura - Depositi temporanei con le “ecoballe” - Le proteste

di Jacopo Giliberto

Imagoeconomica

6' di lettura

Domani, sabato 31 agosto, sarà spenta una delle tre linee dell’inceneritore di Acerra (Napoli). Una settimana dopo saranno fermate le altre due linee. E la Campania tornerà in piena emergenza rifiuti. Quella stessa Campania che paga all’Europa una multa da 120mila euro al giorno (ripeto, 120mila euro di multa al giorno) perché non risolve il suo sistema di gestione dei rifiuti.
La fermata per manutenzione durerà 35 giorni, cioè l’inceneritore rimarrà

spento tutto il mese di settembre e i primi giorni di ottobre.

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Dove piazzare quelle 70mila-75mila tonnellate di spazzatura che per un mese l’inceneritore non potrà digerire? In gran parte saranno depositare là dove 20 anni fa furono accumulate le ecoballe, cioè quei rifiuti ormai invecchiati e stagionati dell’emergenza rifiuti degli anni ’90.

Come prevedibile, all’annuncio che la spazzatura ricomincerà ad accumularsi si sono formati comitati di contestazione, come le imprese della zona di Caivano le quali minacciano di occupare per protesta l’autostrada adiacente e interromperne il traffico.

Il tagliando completo

L’inceneritore di Acerra appartiene alla Regione Campania ed è affidato in gestione alla società lombarda A2A . Con una capacità di incenerire 700mila tonnellate di immondizia l’anno, l’impianto è fra i più grandi in Italia, insieme con quello di Brescia (anch’esso di A2A).

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L’impianto ha tre linee, con tre caldaie; le tre caldaie alimentano la grande turbina da 107 megawatt che, come nelle centrali termoelettriche, produce corrente.

Le tre linee vengono spente a turno per condurre la normale manutenzione programmata e ogni 3 anni, quando viene fermata una linea, viene ispezionata in parte anche la turbina.

Ma ogni 80mila ore di attività (circa 10 anni) la turbina centrale e il generatore di corrente devono essere fermati e aperti per la manutenzione generale, per cambiare le componenti di consumo, per controllare se non ci sono usure, danni, fessurazioni o cricche.

Poi si rimonta tutto, si chiudono le apparecchiature e l’impanto torna in marcia per un’altra decina d’anni.

Ora si spegne la prima delle tre linee per la consueta manutenzione triennale e per cominciare a fare le ispezioni anche alla turbina, poi tra una decina di giorni saranno fermate anche le altre due linee per poter aprire la turbina e l’alternatore e fare il “tagliando” completo.

Più di un anno fa l’A2A aveva avvertito la Regione che nel settembre 2019 l’impianto di Acerra sarebbe stato spento per questa attività di manutenzione, e di studiare le misure temporanee.

I rifiuti della Campania/1

In questo anno di preparazione gli amministratori pubblici della Regione Campania si sono impegnati alla ricerca di soluzioni quasi impossibili.

A parte l’inceneritore di Acerra e a parte una mirabile capacità impiantistica in segmenti del riciclo dei materiali (basti pensare al segmento del ricupero delle plastiche con la Erreplast di Diana e il gruppo Di Gennaro), la Campania non ha un sistema di impianti per i rifiuti.

In depositi ormai stagionati sono accumulati da decenni 5,6 milioni di tonnellate di ecoballe storiche, il cui smaltimento è appena stato sbloccato tramite alcune gare arrivate a conclusione.

La Campania produce 2,57 milioni di tonnellate l’anno di spazzatura urbana, di cui il 53% con la raccolta differenziata segue la strada del riciclo. Rimangono 1,2 milioni di tonnellate annue di rifiuti indifferenziati, che vengono mandati in impianti cosiddetti Stir, cioè frullatori che asciugano e rimenano la spazzatura.

Dettaglio: la beffa degli Stir di Napoli (o dei Tmb di Roma)

Roma dipende dagli impianti chiamati Tmb e Napoli dagli Stir. Sono tecnologie leggermente diverse, ma in sostanza Stir e Tmb hanno la stessa funzione: sono impianti che servono a cambiare il codice di classificazione degli stessi rifiuti. La spazzatura entra con un nome ed esce con un altro.

I rifiuti urbani per norma italiana ed europea non possono finire in discarica così come sono e per uscire dalla regione di produzione hanno bisogno di una procedura piuttosto complessa.

La classificazione europea dei rifiuti (Cer) definisce i rifiuti urbani con il codice 20.

I rifiuti speciali, cioè quelli derivati da un’attività economica, possono finire in discarica e possono circolare liberamente.
La classificazione europea dei rifiuti (Cer) definisce i rifiuti speciali con il codice 19.

I Tmb e gli Stir servono proprio a fare questo: a trasformare la definizione della spazzatura. L’immondizia entra come rifiuti urbani (codice Cer 20) e ne esce come rifiuti speciali con i codici 19.12.10 oppure 19.12.12 (rifiuti speciali prodotti dal trattamento di altri rifiuti).

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I rifiuti della Campania/2

Tolta la raccolta differenziata, in Campania rimangono da sistemare circa 1,2 milioni di tonnellate l’anno di spazzatura indifferenziata. Ma i rifiuti urbani indifferenziati non possono essere mandati in discarica né possono essere esportati fuori regione con facilità. Quindi vanno nei 7 Stir che circondano Napoli, uno dei quali (Caivano) è gestito dall’A2A.

Gli Stir rimescolano l’immondizia, ne fanno un semplice processo di essiccazione, ne tolgono i metalli riciclabili. Tolti ferro e umidità, dagli Stir escono poco più di 1 milione di tonnellate l’anno di spazzatura con un buon potere calorico, ottima per essere bruciata negli impianti più avanzati.

Di questo milione e poco più di tonnellate, 700mila vanno nell’inceneritore di Acerra (ora in via di fermata temporanea) e altre 330mila-350mila vengono esportate in altre regioni o all’estero.

Inadeguatezza impiantistica

Quella della Campania è una situazione squilibrata perché ogni anno la Campania deve sistemare fuori dai suoi confini in modo strutturale circa 350mila tonnellate di rifiuti che non sa come smaltire.

La quantità di 350mila tonnellate l’anno è la dimensione di un inceneritore di taglia media (non grande come quelli di Acerra o di Brescia), ma in Europa tutti gli impianti sono strapieni e non esiste alcun inceneritore che abbia disponibilità per trattare quella quantità di rifiuti.

La concorrenza delle disponibilità viene inasprita dal fatto che c’è un’altra grande area italiana in emergenza, cioè Roma, che paralizza il mercato dello smaltimento con la sua offerta enorme di spazzatura da trattare. Il Lazio è in un’emergenza meno appariscente ma assai più strutturale rispetto a Napoli.

Quindi siccome non c’è un luogo unico capace di smaltire il sovrappiù della Campania quella spazzatura di Napoli viene suddivisa, tramite gare e bandi, su numerosi impianti che ne accettano un po’ per volta.

Code, rifiuti in strada, impianti pieni

La concorrenza che sta facendo Roma per occupare tutte le disponibilità europee di smaltimento sta spiazzando Napoli. Non tutte le gare bandite dalla Campania vanno a buon fine, spesso finiscono deserte a dispetto dei prezzi sempre più appetitosi. Succede che le navi piene di rifiuti spedite a smaltire in Portogallo o in Spagna tornino piene di rifiuti. Insomma, il sistema di smaltimento delle 350mila tonnellate l’anno che la Campania non smaltisce è in affanno, e spesso gli Stir intasati non riescono a liberarsi per tempo dei rifiuti che si ammassano a valle del trattamento.

Se si accumulano i rifiuti dopo il trattamento degli Stir, rallenta e si ferma il processo di lavorazione negli Stir.
Se lo Stir si ferma, il camion carico di rifiuti si mette in coda per scaricare.
Se il camion della spazzatura aspetta ore in coda pieno di rifiuti, non torna in città a vuotare i cassonetti di spazzatura.

Se non passa il camion, i cassonetti pieni di spazzatura vengono ricoperti di immondizia che i cittadini continuano a portare.

E il marciapiede diventa una discarica.

E qualcuno dà fuoco all’immondizia.

La fermata di Acerra

La fermata dell’inceneritore di Acerra per manutenzione durerà circa 35 giorni, dal 31 agosto la prima linea, la settimana successiva le altre due linee con la chiusura completa e ripartirà ai primi di ottobre.

La fermata per manutenzione era stata comunicata più di un anno fa, e la Regione, la città metropolitana (cioè la Provincia) e il Comune di Napoli hanno cercato soluzione per quelle 60-70mila tonnellate in più di rifiuti da smaltire.

Così la Regione ha bandito le gare per sistemare i rifiuti che Acerra non potrà trattare in settembre; diverse aziende hanno vinto l’appalto per lo smaltimento.

Ma la competizione fra Napoli e Roma per assicurarsi i pochi spazi disponibili negli inceneritori e nelle discariche d’Europa in un mercato sempre più intasato costringe i rifiuti aggiuntivi di Acerra a essere distribuiti su più impianti e a essere smaltiti un poco alla volta.

Ma per poter smaltire in alcuni mesi quelle 70mila tonnellate bisogna ospitarle in via temporanea.

E dove?

La Regione ha individuato alcuni depositi in cui accumulare i rifiuti non bruciati ad Acerra, da cui prelevarli a mano a mano che il processo di smaltimento ha luogo.

E quali luoghi sono più adatti i depositi in cui per una ventina d’anni sono stagionate le “ecoballe” ammassate durante l’enmergenza rifiuti di Napoli degli anni ’90?

Le ecoballe

Individuati con gare i siti in cui mettere in via temporanea i rifiuti che per un mese Acerra non può bruciare, ovviamente le comunità locali sono insorte.

Proprio mentre la Regione aveva assegnato tramite gare lo smaltimento delle ecoballe ventenni ormai invecchiate, negli stessi luoghi arrivano rifiuti nuovi. Il timore dei comitati di protesta è che il “provvisorio” anche questa volta si trasformi in “definitivo”.

Riproduzione riservata ©

  • Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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