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Sì del Governo al vaccino per i residenti all’estero rientrati causa Covid

Ministeri al lavoro per dare attuazione all’Ordine del giorno Ungaro: al momento gli iscritti Aire non hanno il Codice fiscale e il medico di base, e non hanno quindi la possibilità di registrarsi e prenotarsi per la vaccinazione

di Vittorio Nuti

Uno scorcio del polo vaccinale allestito a Fiumicino aeroporto, alla periferia di Roma (foto La Presse/Fabiano)

3' di lettura

Vaccinazione anti-Covid in vista, o quasi, per molti, moltissimi nostri connazionali residenti all’estero ma rientrati in Italia per cause connesse al Coronavirus. E, per questo, rimasti finora esclusi dai piani vaccinali, sia quello italiano che dei Paesi d’adozione.
Per centinaia di loro, tornati “a casa” nell'ultimo anno per assistere un genitore o un familiare, o perché spinti dalla perdita del lavoro, o rimasti bloccati dalle restrizioni anti contagio che hanno praticamente azzerato la mobilità internazionale, si è aperto uno spiraglio.

Si tratta dell'Ordine del giorno 9/2921/91 Ungaro, fatto proprio dal Governo alla Camera nella seduta dell'11 marzo che ha dato il via libera definitivo al Dl Covid-19 2/2021. A fronte di «una quantità di cittadini italiani iscritti all'Aire (l'Anagrafe Italiani residenti all'estero, ndr), residenti in Stati esteri che sono oggi in Italia, bloccati per le restrizioni Covid», si legge nell'Odg, e del fatto che tali cittadini italiani, «sono a rischio contagio» ma «non essendo residenti, non possono prenotarsi per la vaccinazione», il Governo si impegna «a garantire anche a tali cittadini la possibilità di prenotarsi e vaccinarsi in Italia».

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Pressing da rimpatriati e parlamentari

Poche righe, presentate dal deputato Massimo Ungaro (Italia Viva, eletto nella circoscrizione Estero/Europa), che aprono la strada alla copertura vaccinale anche per i nostri expat tornati momentaneamente alla base ma rimasti in mezzo al guado: fuori dalla platea del nostro Piano nazionale e nell'impossibilità di sottoporsi al vaccino nei Paesi dove risiedono abitualmente. Un risultato ottenuto anche grazie al fortissimo pressing arrivato ai ministeri competenti (della Salute, in primis, insieme al Viminale e alla Farnesina) da molti degli eletti all'estero che siedono in Parlamento, sotto forma di interrogazioni, lettere e telefonate, accompagnate e seguite da una marea di mail arrivate direttamente da questa categoria cittadini rimasti tagliati fuori dal vaccino.

Copertura Ssn “allineata” all’emergenza Covid

Ma come verrà “garantito” dal Governo il diritto alla vaccinazione? Di per sé, l'iscrizione all'Aire non comporta il diritto all'assistenza sanitaria nel nostro Paese. Ai cittadini italiani con residenza all'estero emigrati o titolari di pensione che rientrano temporaneamente in Italia la legge riconosce infatti, a titolo gratuito, solo le prestazioni ospedaliere urgenti e per un periodo massimo di 90 giorni per ogni anno solare. L'orientamento del ministero della Sanità è quello di “allineare” il periodo in ci sono garantite le prestazioni del Sistema sanitario al termine dell'emergenza Coronavirus, mettendo sotto copertura anche chi avesse già superato i termini. Una soluzione di buon senso, nell'interesse della collettività, che permetterebbe di garantire anche la vaccinazione Covid.

È un fatto, però, che al momento gli iscritti Aire non hanno il codice fiscale e il medico di base, e non hanno quindi la possibilità di registrarsi e prenotarsi per la vaccinazione, così come è escluso, per ora, che possano essere chiamati dal medico di famiglia. Gli uffici dei ministeri competenti stanno quindi lavorando su questo fronte: come tecnicamente individuare in maniera univoca l'iscritto Aire “tornato a casa”, e come poterlo convocare per l'iniezione (secondo la tempistica del piano vaccinale per le varie classi di età). La linea su cui si lavora è quella di coinvolgere i Comuni e la Asl di ultima residenza: quando ci si iscrive all'Aire solitamente ci si rivolge al Comune di ultima residenza che a sua volta comunica l'adempimento alla Asl competente per territorio che procede a cancellare il medico di famiglia. La soluzione potrebbe essere quindi quella affidare alle Asl di ultima residenza il compito di registrare e “gestire” le richieste di vaccino degli iscritti Aire in Italia.

Platea degli interessati difficile da stimare

Un altro problema è il loro numero, al momento sconosciuto. In realtà dovremmo saperlo perché l'iscritto Aire rientrato in patria sarebbe tenuto a comunicarlo all'Asl di competenza. Ma in pratica nessuno lo fa, e molti si dichiarano cittadino Aire solo in caso di necessità, al momento dell'accesso ad una struttura di Pronto soccorso o in ospedale (facendo così scattare i 90 giorni di copertura sanitaria). Se non bastasse, sono moltissimi i Comuni che non aggiornano gli elenchi degli iscritti all'Aire e non lo comunicano alle Asl, rendendo difficile stimare la platea potenziale. Che potrebbe essere davvero molto consistente, se si pensa che al 31 dicembre 2020 ufficialmente gli iscritti all'Aire (fonte Mae) sono in tutto 5.652.080, di cui 3.098.878 in Europa, 1.754.303 in America meridionale, 495.147 in quella centrale e settentrionale, e 303.752 sono sparsi tra Africa, Asia, Oceania e Antartide. Davvero un bel numero: in pratica, come la seconda regione dopo la Lombardia, più della Campania e del Lazio.

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