Il Leone

Si infuoca la partita per Generali: decisivo sarà il ruolo di fondi e mercato. Ecco i numeri

Nello scontro tra Caltagirone-Del Vecchio e Mediobanca, a decretare il vincitore saranno i fondi azionisti del Leone

di Laura Galvagni

(ANSA)

2' di lettura

Se, come sembra essere intenzionato a fare, il consiglio delle Generali dovesse decidere di procedere con la presentazione di una propria lista che contempli anche il ceo Philippe Donnet, senza dare dunque ascolto alle voci di Caltagirone e Del Vecchio, è plausibile immaginare che la vita del Leone dei prossimi mesi sarà parecchio turbolenta. Tanto più perché a quel punto il confronto si sposterà su un altro terreno: convincere il mercato ad appoggiare l’una piuttosto che l’altra lista. Perché è evidente che gli imprenditori risponderanno alla scelta del cda mettendo a punto un proprio elenco di candidati.

E a quel punto gli investitori saranno chiamati a decidere se sostenere Mediobanca e il board o Del Vecchio e Caltagirone. Cruciali, evidentemente, saranno i manager che verranno selezionati (a tal proposito sono circolati diversi nomi, dall’ex ad Sergio Balbinot, all’ex Mps ora in Axa Marco Morelli) ma anche la “storia” che verrà raccontata.

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Il consiglio ha dalla sua parte diversi elementi da spendere: il fatto che Donnet in questi anni ha sempre centrato gli obiettivi di piano, che è al lavoro su una nuova strategia, che conosce bene l’azienda e infine che ha garantito un total shareholder return del 103% dal 23 novembre 2016 ad oggi (Zurich ha assicurato un 99%, Allianz un 62% e Axa un 36%).

Un track record di un certo peso, tanto più alla luce delle difficoltà incontrate nel contesto pandemico. Che neppure i due imprenditori disconoscono, tutt’altro. Danno atto al manager di aver lavorato per rendere più solide e profittevoli le Generali. Ma ora vogliono qualcosa di più. Vogliono un salto di qualità che si possa riflettere sulle quotazioni. D’altra parte, Benetton compresi, sull’asse Mediobanca-Generali, i soci privati hanno investito complessivamente 6,2 miliardi di euro. Comprensibile che vogliano vedere fruttare tutti quei denari. E a tal proposito Del Vecchio ha come biglietto da visita la costruzione di un colosso dell’occhialeria del calibro di EssiLux, e Caltagirone di un impero che spazia dagli immobili all’editoria. Due “storie” ben note al mercato.

Un mercato che rischia dunque di essere l’ago della bilancia della contesa. Nelle ultime assemblee, presente oltre il 50% del capitale, il peso degli investitori istituzionali italiani ed esteri si è attestato poco sotto il 24%. Una simile fetta se conquistata, anche solo in parte, darebbe garanzia di vittoria in assemblea. Non a caso, all’ultima “tornata” elettorale la lista Mediobanca aveva incassato il 60% delle preferenze, raccogliendo dunque il favore anche di parte degli istituzionali (Assogestioni il 38,9%). Al momento la potenziale lista guidata da Caltagirone-Del Vecchio parte già in vantaggio ma conquistare i grandi investitori sarà una delle priorità delle due “cordate”. Anche per evitare che il consenso si sposti su Assogestioni. Questo sempre che in extremis non si trovi una soluzione condivisa. A riguardo le diplomazie sarebbero ancora al lavoro.

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