Auto aziendali, stretta sì o no? Ecco cos’è e quanto costerebbe

7/9Fisco e contabilita

Si può sfuggire alla stretta rimborsando al datore l’uso privato del mezzo?


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(© Begsteiger)

Il rimborso della quota di chilometri che il fisco presume percorsa nel tempo libero (4.500 km, fino al 2019) è già un'opzione prevista dal Tuir (Testo unico delle imposte sui redditi) e in effetti è praticata in varie aziende. Consiste in una trattenuta mensile direttamente in busta paga di una somma corrispondente alla quota in questione. Quindi non si forma alcun reddito in natura che si aggiunge allo stipendio del dipendente, per il quale non scatta alcuna tassazione su tale parte di reddito.

Ma di fatto il rimborso non consente di sfuggire alla stretta: aumentando la quota di utilizzo personale presunto dal fisco, cresce di pari passo la trattenuta in busta. Quindi, visto che per la maggior parte dei dipendenti il testo del disegno di legge di Bilancio comporta un raddoppio della tassazione, raddoppierà anche la trattenuta.

Al momento, data l'entità del costo chilometrico Aci per 4.500 km annui su utilitarie e vetture medio-piccole, la trattenuta in busta per un dipendente che utilizza auto del genere oscilla tra 150 e 300 euro. S'intuisce che la prospettiva di una trattenuta che arrivi anche a superare i 500 euro può cambiare le prospettive dell'interessato.

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