Cassazione

Sì al rimborso per il calo carburanti

di Silvia Marzialetti


2' di lettura

Esiste un diritto dell'acquirente a pagare il prezzo della merce acquistata, senza che nel computo incidano fattori aleatori estranei alla causa del negozio, come quelli meteorologici.
Lo ha sancito la Cassazione - sentenza 14004 depositata ieri, 6 giugno - prendendo in esame il caso di una azienda di Bergamo facente capo a una rete di stazioni di servizio e distributori carburanti, legata commercialmente a una big company petrolifera da due convenzioni negoziali (l'una del 1988, l'altra del 1992).

Nodo del contendere un decreto ingiuntivo da 90 milioni di vecchie lire imposto nel 1998 quale corrispettivo di «fornitura carburante» all'azienda bergamasca. Debito che quest'ultima si è sempre rifiutata di saldare, considerando la cifra una sorta di «compensazione dovuta per coprire il calo fisiologico degli idrocarburi» consegnati, oltre che per la mancata fornitura di pensiline e distributori regolamentari.

La sentenza n. 14004/17 della Corte di cassazione

Visualizza

Bocciata dal Tribunale di Bergamo e dalla Corte di appello di Brescia, l'azienda lombarda ha presentato ricorso in Cassazione, che su due motivi le ha dato ragione.

Nel quantificare la quota dovuta per gli idrocarburi acquistati – si ricava dalla sentenza – deve essere adottato un sistema di calcolo che escluda «le oscillazioni del peso specifico, in modo da escludere le interferenze aleatorie dipendenti dal clima meteorologico». Nelle proprie decisioni tanto il Tribunale di Bergamo, quanto la Corte d’appello avevano fatto pesare il fatto che l'azienda bergamasca non aderisse ad alcun contratto collettivo di settore, motivazione, questa, che li aveva indotti ad escludere l'applicazione di tale criterio di computo.

Non la pensano così i giudici di legittimità, i quali, anzi, ribadiscono l'applicabilità della clausola anche per la ricorrente.
In sostanza, si tratta di applicare un correttivo fondato su basi scientifiche, che consenta di sterilizzare la misura degli idrocarburi consegnati, escludendo l'incidenza di fattori esterni interferenti. Stando così le cose - precisa quindi la Cassazione - il diritto all'eventuale rimborso a titolo di calo carburanti non può essere negato. «Semmai - si legge nella sentenza - si tratterà di affidare il computo della posta in ballo a criteri scientifici prescelti dal Ctu che, se del caso, potrebbero differire da quelli concordati in sede di contratto collettivo».
Accolto anche il terzo motivo di ricorso, con cui la ricorrente chiedeva che gli interessi decorressero dalla scadenza indicata dalle singole fatture, invece che dalle compensazioni operate.
Accolti due (su tre) motivi del ricorso, la Suprema Corte cassa e rinvia alla Corte di appello di Brescia.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...