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I 52 super ospedali che oltre a curare i pazienti portano le innovazioni terapeutiche al letto dei pazienti dovranno rispettare criteri molto più stringenti - da verificare ogni quattro anni - per potersi fregiare del titolo di Irccs, istituti di ricerca e cura a carattere scientifico, che gli consente tra l’altro di accedere ai fondi dei bandi di ricerca a loro riservati.
Questi super ospedali specializzati nella cura di alcune patologie o tipologie di pazienti - dai tumori alle malattie neurologiche fino alla pediatria - potranno lavorare anche in partnership più stretta con i privati e le industrie per il trasferimento tecnologico in ambito industriale dei risultati della ricerca di nuove terapie oltre che per creare spin off e start up. E nel caso di Irccs pubblici (22 sui 52 totali) lo potranno fare adottando un «albo dei partner industriali».
Il provvedimento
Ecco alcune delle novità più importanti contenute nel decreto legislativo messo a punto dal ministero della Salute che mercoledì 28 settembre ha incassato il primo via libera del consiglio dei ministri e dà attuazione alla delega per il riordino della disciplina degli Irccs, una riforma che fa parte dei target europei, che secondo la tabella di marcia del Pnrr deve essere varata entro il prossimo 31 dicembre.
Le prossime tappe
Il decreto, dopo il via libera preliminare del Governo uscente, dovrà ora passare l’esame in Stato-Regioni e poi i pareri delle commissioni di Camera e Senato e infine tornerà in consiglio dei ministri per il via libera definitivo. Un sì finale che presumibilmente arriverà con il nuovo Governo che difficilmente avrà il tempo per scrivere un nuovo decreto e approvarlo entro fine anno.
Gli ospedali interessati
La riforma che riguarda grandi centri - dall’Istituto tumori di Milano al Gemelli e allo Spallanzani di Roma - ma anche strutture più piccole, prova ad alzare l’asticella dei criteri per poter rientrare in questo “dream team” degli ospedali italiani che accanto alla cure fanno anche ricerca di frontiera.
I criteri
Innanzitutto si stabilisce che gli Irccs operano nell’ambito di alcune aree disciplinari internazionalmente riconosciute per rendere gli Irccs più facilmente riconoscibili anche all’estero, poi tra i criteri si definisce anche un «bacino minimo di riferimento» per ogni area tematica anche in base alle caratteristiche epidemiologiche della popolazione: ad esempio l’Irccs che opera nell’area Cardiologia-Pneumologia deve avere un bacino di 1,5 milioni di utenti se sta al Sud, di 2 milioni se al Centro e di 2,5 se si trova al Nord.
Vengono poi modificati i criteri per il riconoscimento del carattere scientifico di questi ospedali, comprese le sedi secondarie, da rispettare se si vuole avere la conferma e non la revoca della qualifica di Irccs: oltre all’efficienza dell’organizzazione (è richiesto l’equilibrio economico finanziario e patrimoniale) e alla qualità delle struttura è necessario ad esempio rispettare il requisito organizzativo del 35 % dei ricercatori con contratto di lavoro subordinato. Mentre per assicurare l’eccellenza scientifica si stabiliscono degli indici bibliometrici internazionalmente riconosciuti (a esempio impact factor normalizzato e il Field Weight citation), con soglie minime da rispettare.
La governance
Il decreto infine disciplina anche la governance, le modalità di finanziamento delle reti di Irccs e punta a un maggior coordinamento tra la direzione generale e quella scientifica. Viene anche costituito un fondo da 40 milioni (da rivalutare annualmente in base ai fabbisogni) per pagare le cure specialistiche ai pazienti in mobilità verso gli Irccs che provengono da altre Regioni.
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