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Si riparta dalle «energie coraggiose»: il manifesto anti-crisi della Fondazione Guido Carli

A raccolta a Villa Blanc top manager e figure di primo piano della cultura e della sanità. Il videosaluto della premier Giorgia Meloni: «L’Italia può uscirne più forte e più autonoma di prima»

di Manuela Perrone

Il videomessaggio di Giorgia Meloni alla Convention della Fondazione Guido Carli

4' di lettura

La crisi energetica come opportunità di trasformazione, occasione per liberare il potenziale inespresso, dovere di chiamare alle armi le «Energie coraggiose. Forze che muovono il mondo». Il titolo della quarta convention inaugurale della Fondazione Guido Carli, che si è svolta il 2 dicembre a Roma a Villa Blanc, è già in sé un invito all’ottimismo e alla fiducia, contro i pessimismi.

Meloni: «Italia abbia coraggio e visione»

Un invito pienamente raccolto dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Anche da questa crisi – ha sottolineato la premier nel suo videomessaggio di saluto - «l’Italia può uscire più forte, più autonoma di prima», ma per farlo «deve avere coraggio, visione, guardare oltre, immaginare una strategia di lungo termine». Meloni fa due esempi: «La possibilità che abbiamo di rilanciare la nostra produzione nazionale di energia o quella di rendere il nostro Mezzogiorno una sorta di hub di approvvigionamento energetico dell’intera Europa». Tutto mantenendo come priorità la messa in sicurezza di famiglie e imprese contro il caro bollette, obiettivo a cui la presidente rivendica di aver destinato i due terzi della manovra.

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La scommessa sull’unione delle «forze generative»

La premier fa sua la parola scelta dalla Fondazione per sintetizzare il senso di questo appuntamento: meraki, termine greco che significa «fare qualcosa con tutto te stesso». Anzi, con tutti noi stessi. Perché la convention - insignita della Medaglia del presidente della Repubblica e inaugurata dal saluto del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha esortato «a ripartire dalle città e dai territori» - ha scommesso proprio sull’unione delle forze generative di cui il Paese è ricco.

Energie a tutto campo

Da qui la presenza tra i relatori di top manager come Claudio Descalzi (ad Eni), Urbano Cairo (presidente di Cairo Communication e Rcs, di cui è anche ad ), Domitilla Benigni (ad e direttrice generale Elettronica), Sergio Dompé (presidente esecutivo Dompé Farmaceutici), Luigi Ferraris (ad Fs), Giovanni Malagò (presidente Coni), Stefano Sala (ad Publitalia ’80), assieme allo psichiatra Paolo Crepet. Perché la crisi dell’energia e la transizione ecologica richiedono competenze, istruzione, innovazione, ma anche attenzione ai cambiamenti sociali e ai relativi costi per la collettività e i singoli.

Manifesto Energie coraggiose

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Il Manifesto anti-crisi: 5 punti per allargare lo sguardo

Questo ricorda il Manifesto contro la crisi energetica proposto dalla Fondazione come contributo di idee: cinque punti, che partono dall’istituzione di una Giornata nazionale dell’energia, proprio il 2 dicembre, e arrivano alle energie sociali e mentali da tutelare e coltivare, passando per quelle rinnovabili, di rete e professionali. «In questi mesi – ha evidenziato nel suo discorso in apertura dei lavori Romana Liuzzo, presidente della Fondazione Guido Carli – abbiamo realmente compreso quanto l’energia non sia soltanto una risorsa essenziale, ma un pilastro per la sicurezza nazionale e il benessere della comunità. Un passaporto per la salvezza». A patto che la transizione green si realizzi «nell’ambito del nuovo umanesimo auspicato da Papa Francesco, senza lasciare indietro nessuno. Solidarietà, libertà, responsabilità: valori cari a mio nonno, Guido Carli». La lezione dell’ex Governatore di Bankitalia ed ex ministro del Tesoro, ha rilevato il presidente onorario della Fondazione, Gianni Letta, è ancora «attualissima», anche e soprattutto rispetto all’Europa e alle sue rigidità.

Descalzi: puntare a sicurezza e competitività

Per cambiare senza lasciarsi cambiare, avvertiva Carli, la ragione va trasformata in forza. E la forza della ragione è in fondo quella richiamata da Descalzi, intervistato dalla direttrice del Tg1 Monica Maggioni, quando ha sollecitato la necessità di affiancare al paradigma della sostenibilità ambientale «altre due gambe»: sicurezza energetica, per cui occorre «un piano» in Europa e in Italia, e competitività del nostro sistema industriale. Come? Mantenendo una visione a breve termine (basata sulla realtà di un Paese «in cui la domanda di gas non è elastica», il gas «non può scomparire dalla tassonomia» e le infrastrutture come i rigassificatori servono per sostenere la competitività delle nostre industrie) e una visione a medio-lungo termine, dunque depurando la tecnologia dallo «stampo ideologico».

Cairo: «Si ripensi anche al nucleare»

Identico sentire da parte di Cairo. Nel faccia a faccia con la giornalista e conduttrice Tv Veronica Gentili, che ha moderato anche la successiva tavola rotonda, Cairo ha incoraggiato a ripensare la politica energetica anche «aprendo a fattori che abbiamo dismesso, come il nucleare».

Strategia e fiducia, gli ingredienti per vincere la sfida

Il valore di una prospettiva strategica, insieme a quello della fiducia, è stato richiamato da tutti i manager. Se Dompé ha citato la pandemia come esempio di quanto lavorare insieme (pubblico e privato, Italia, Europa, Usa e altri Paesi) con un chiaro set di priorità sia la chiave per vincere le sfide in tempi velocissimi, Sala ha raccontato la strategia aziendale di Publitalia davanti alle tante crisi che si sono sommate in questi tre anni: «Un triplice patto: intergenerazionale con i dipendenti, imprenditoriale con i nostri clienti, editoriale sui contenuti». Ferraris ha ricordato l’obiettivo a cinque anni di Ferrovie («Coprire oltre il 40% dei nostri consumi attraverso la produzione di rinnovabili»), Benigni la capacità del settore difesa, sicurezza e cyber di riorganizzarsi davanti alle avversità per «sprigionare energia coraggiosa». Quella che serve all’Italia, oggi più che mai.

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