MERCATI OBBLIGAZIONARI

Si rischia di più ma si guadagna anche di più: è corsa ai junk bond

di Mara Monti

2' di lettura

È corsa ai junk bond. Con le Banche centrali pronte a dare segnali di normalità dopo un decennio di gestione di una crisi finanziaria devastante ventilando un trend rialzista dei tassi (Trump permettendo), le obbligazioni ad alto rischio e alto rendimento continuano ad essere le preferite dagli investitori. Considerate un'asset class rifugio per chi deve cercare alterative ai tassi negativi, finora hanno retto nonostante la mossa rialzista della Federal Reserve: l'indice Bank of America Merrill Lynch global government bond continua a segnalare un rendimento medio ancora al di sotto dell'1 per cento. I Treasurys americani hanno fatto meglio posizionandosi sopra l’1%, ma quelli tedeschi sono ancora sotto lo 0,3 per cento.

I volumi sono a livelli record: nel primo trimestre i bond high yield a livello globale sono cresciuti del 175,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, quelli in valute diverse dal dollaro del 248% e del 187% quelle in euro, secondo gli ultimi dati di Thomson Reuters. Un trend che si è consolidato a marzo con le nuove emissioni di junk bond salite del 60 per cento a livello globale.

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LA BOLLA DEI JUNK BOND

(Fonte: Thomson Reuters)

LA BOLLA DEI JUNK BOND

Alti rendimenti e liquidità sono gli ingredienti che rendono questi titoli i favoriti degli investitori. L'ultimo esempio è il bond di Burger King France che ha fatto il pieno di ordini garantendo una cedola del 6% pur con un rating speculativo di B- assegnato da Standard & Poor's. Nel trimestre sul mercato sono arrivati anche jumbo bund della Valeant Pharmaceutical da 3,5 miliardi di dollari, quella della società mineraria First Quantum minerals per 2,2 miliardi di dollari e di Jaguar Land Rover da 900 milioni di dollari.

La politica monetaria della Bce che ha spinto in territorio negativo molti redimenti spingendo gli investitori verso i titoli più rischiosi. Una domanda eccezionale che ha aiutato i junk bond a ridurre i rendimenti di circa il 2% in un anno. Lo dimostrano i risultati finanziari del primo trimestre delle banche americane Citigroup e JP Morgan che hanno visto schizzare gli utili trimestrali anche grazie al trading sul fixed income.
L'euforia comincia a preoccupare al punto che l'influente investitore Bill Gross ha messo in guardia dal rischio bolla: «Il mercato dei junk bond è cresciuto molto, quello azionario ha creato troppe aspettative, tutte le asset class hanno toccato livelli di prezzo artificiali che rispecchiano tassi di crescita dell'economia paragonabili soltanto ai decenni precedenti il crack Lehaman». Una crescita sostenuta dalle scommesse sugli effetti della Trump-economy, ma Gross gestore del fondo Janus Global bond fin dal primo momento ha preso le distanze dal “miraggio Trump” di una crescita economica tra il 3-4% e dai magici benefici della combinazione taglio delle tasse e deregulation in campo finanziario.
Le incertezze su una crisi geopolitica dopo l'ultimo attacco in Siria, il rischio populismi in Europa con le elezioni francesi e tedesche alle porte finora hanno dato supporto alle obbligazioni, ma la cautela potrebbe svanire. A cominciare dalla normalizzazione della politica monetaria non più disposta a sostenere sempre i mercati in situazioni di emergenza. Anche se gli investitori ribassisti continuano ad essere frustrati, i rendimenti obbligazionari sono su una strada lunga e lenta verso il nulla.

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