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Si scrive Britannicus, ma si legge Nerone: il cinismo del potere che guarda a Putin

Ospitato al Lyric Hammersmith, è una produzione fuori dai grandi circuiti del centro

di Simone Filippetti

La piece seicentesca di Racine torna sul palco a Londra dopo 25 anni e diventa una sorta di Breaking Bad: esperimento riuscito a metà tra complessità della trama e analogie banali.

Il cast del dramma Britannicus. Per gentile concessione di Lyric Hammersmith Theatre

4' di lettura

Sul finire del ‘600 il drammaturgo francese Jean Racine, reduce dal successo della commedia Les Plaideurs, decide di tornare al dramma e sceglie l'antica Roma: si ispira agli Annales di Tacito, il più grande storico latino e biografo dell'età imperiale, per uno degli snodi più efferati e cruciali dell'Impero Romano. Il titolo del dramma si scrive “Britannicus”, ma si legge Nerone o, meglio ancora, come il potere corrompe l'animo umano.

Britannico sbarca in Britannia

Tre secoli dopo, lo spettacolo, che non ebbe grande successo in patria, viene riadattato in inglese. Che la Gran Bretagna dedichi uno spettacolo all'uomo da cui ha preso il nome, pare un omaggio quasi dovuto. Per l'occasione, 25 anni dopo l'ultima volta che l'opera è stata portata in scena nel Regno Unito, il testo di Racine è stato tradotto da Timberlake Wertenbaker, una delle maggiori scrittrici teatrali inglesi, che ha il merito di aver ridotto il verboso testo originale, in 5 atti, a soli 90 minuti, e un solo atto: molto più digeribile per i tempi artistici moderni. Ospitato al Lyric Hammersmith, teatro alla periferia di Londra, Britannicus è una produzione Off, fuori dai grandi circuiti degli spettacoli del centro. Il teatro in sé stesso è un interessante miscuglio di antico e moderno: cemento nel tipico stile brutalista inglese di fine anni 70, per la facciata e il foyer. La sala del palco, invece, è la riproduzione di un teatro barocco, con stucchi, ornamenti, poltrone in velluto rosso.

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Iper-modernizzazione

Questa doppia anima si riflette anche nel dramma: in ossequio a dilagante (e fastidiosa) tendenza a modernizzare, fin troppo, le opere classiche, la regia di Atri Banerjee opta per un'ambientazione contemporanea, con sedie da ufficio e scaffali; gli attori sono vestiti con abiti di tutti i giorni. E c'è pure una spruzzata di gender e BLM, altrettanto in voga: così Britannicus è impersonato dall'indiano Nathaniel Curtis; Nerone è il pallido e biondo attore William Robinson (molto diverso dall’iconografia tradizionale dell’imperatore); mentre Afranio Burro, il potente Prefetto del Pretorio, (una sorta di Ministro della Difesa e capo dell'esercito), nonché precettore di Nerone (accanto a Seneca, che però non compare nel dramma) è addirittura intrepretato da una donna, l'androgina Helena Lymbery. Unico riferimento scenografico a Roma è un pannello alle spalle degli attori che raffigura la Lupa che allatta Romolo e Remo, riferimento storico peraltro lontano secoli dalla trama. Il dramma inizia in medias res, e obbliga lo spettatore a masticare la storia di Roma. Ecco un breve riassunto.

La dinastia Giulio-Claudia

L'Imperatore Claudio, quarto successore di Augusto, nel 54 dopo Cristo conquista la grande isola al di là della Gallia, allora abitata da tribù di celti. Le dà il nome di Britannia e fonda la colonia di Londinium, la futura Londra. L'imperatore, salito al trono dopo Caligola, ha quattro mogli: la terza, sposata all'età di 14 anni, era stata Messalina, tanto bella quanto degenerata; da lei ha un figlio, in onore della nuova Provincia dell'impero, chiama appunto Britannicus. La quarta moglie, Agrippina, aveva già avuto un figlio da un precedente matrimonio: Claudio Cesare Augusto Germanico, ma per tutti Nerone. Donna spietata e assetata di potere, Agrippina plagia il marito affinchè nomini il figlio adottivo Nerone erede al trono al posto del legittimo Britannico. Una volta ottenuto il trono, l’imperatrice consorte farà poi avvelenare il marito per accelerare l’ascesa del figlio.

Svetta Nerone, delude Britannico

L'opera inizia a cavallo di questi eventi, prima che Nerone diventi imperatore. Il dramma di Racine ruota attorno a Nerone e al fratellastro nonchè suo cognato, avendone sposato la sorella Ottavia, Britannico.

Nel cast, svettano su tutti Sirine Saba, nei panni di una Agrippina, grande manipolatrice in stile dominatrix, e Robinson, giovane Nerone, che passa sapientemente dal bambinone lamentoso al truce e sanguinario sovrano immortalato dalla Storia. Delude, invece, la celebrità Curtis, reduce dal successo di “It's a Sin” (dramma sul mondo omosessuale degli anni '90 che ha preso il titolo da una famosa canzone dei Pet Shop Boys): nonostante il titolo, Britannico è un personaggio marginale e schiacciato tra gli altri comprimari che giganteggiano.

Una fotografia statica

Il dramma fotografa, tra un po' troppa staticità dell'azione, la trasformazione di Nerone, che culmina con l'assassinio del fratellastro. Il vero climax del dramma, però, è la profezia ex post che Agrippina, in raro momento di sana compassione, anticipa al figlio il futuro: oltrepassato il confine dell'omicidio, per Nerone non ci sarà più scampo. Sarà trascinato in una spirale di violenza e di crimini per tenere il potere finché lui stesso ne sarà travolto (e infatti si suiciderà bevendo anch'egli del veleno).

Esperimento riuscito a metà, un po' per la complessità della trama (gli intrecci politico-familiari del dinastia Giulio-Claudia, reminescenze del liceo) e un po' per un banale e forzato collegamento con l'attualità (fin troppo scoperto il fine del regista di insinuare il parallelo tra Nerone e Putin), ma merita una visione.

Britannicus – Lyric Hammersmith - Fino al 25 Giugno – Biglietti: 18 £


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