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Si studia una mini Ires per le imprese che riportano la produzione in Italia

La proposta più dirompente, anche perché destinata ad aprire un confronto con la Ue molto complicato, è forse quella arrivata proprio da Patuanelli. Lo Sviluppo pensa all’abbattimento dell’Ires, dal 24 fino al 10-12%, per le aziende che hanno delocalizzato - in Cina ma non solo - e che decidono di riportare in Italia la produzione

di Carmine Fotina


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(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Per passare dalle proposte ai provvedimenti occorre ancora tempo. È questo il primo dato che emerge dall’incontro sulla «crescita e lo sviluppo sostenibile» che si è svolto il 13 febbraio a Palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte, cinque ministri e alcuni parlamentari della maggioranza. La crisi politica innescata nelle stesse ore dalle mosse di Italia Viva ha in parte condizionato il confronto che è servito per ora a imbastire un primo schema di lavoro, al netto di novità sulla tenuta del governo.

Decreto crescita in aprile
Il nuovo decreto crescita difficilmente arriverà prima di aprile, quando ci saranno elementi aggiornati sull’andamento dell’economia e le stime del Pil da riportare nel Documento di economia e Finanza. E lo stesso decreto potrebbe essere usato per misure specifiche a supporto delle imprese colpite dagli effetti della crisi economica innescata dal coronavirus, se non dovesse emergere la necessità di intervenire prima. Per quest’ultimo pacchetto resta da stabilire con precisione la dote disponibile (il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli ha parlato di 1 miliardo di euro, ma il Tesoro resta molto cauto).

Ires dimezzata per chi rilocalizza
La proposta più dirompente, anche perché destinata ad aprire un confronto con la Ue molto complicato, è forse quella arrivata proprio da Patuanelli. Lo Sviluppo pensa all’abbattimento dell’Ires, dal 24 fino al 10-12%, per le aziende che hanno delocalizzato - in Cina ma non solo - e che decidono di riportare in Italia la produzione (il cosiddetto «back reshoring»). Lo sgravio fiscale durerebbe per 5 anni durante i quali l’impresa è obbligata a non disinvestire. Contemporaneamente si pensa ad agevolazioni per i lavoratori rimpatriati che seguono il datore di lavoro, sul modello degli incentivi per il rientro dei cervelli. Un problema non marginale è la compatibilità con le regole sugli aiuti di Stato, tema che l’Italia vuole ridiscutere in termini ampi a livello europeo. La prossima settimana Patuanelli ne parlerà con il commissario Ue Margrethe Vestager a Bruxelles, dove discuterà anche del ruolo italiano nel progetto europeo di interesse comune (Ipcei) sulle tecnologie ed i sistemi ad idrogeno. Un altro fronte è il piano Impresa 4.0, uscito rivisto dalla legge di bilancio. Di fronte all’insoddisfazione delle piccole imprese per la revisione al ribasso delle aliquote del credito di imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo, si studia già una correzione da inserire nel Dl crescita o con la prossima manovra: passando dal 6 all’8%di beneficio per l’innovazione tecnologica e le spese di design e dal 12 al 14-15% (al 50% se si tratta di investimenti al Sud) per la ricerca fondamentale, industriale e lo sviluppo sperimentale.

Il piano per il Sud
Il bonus maggiorato al Mezzogiorno è un’idea elaborata nelle lunghe settimane di gestazione del piano governativo per il Sud che, dopo vari rinvii, sarà presentato il 14 febbraio a Gioia Tauro. Il focus è sulla riorganizzazione dei fondi disponibili non spesi e in alcuni casi il loro riorientamento su nuovi obiettivi, con priorità per le infrastrutture. Su quest’ultimo capitolo, a livello nazionale, dal ministero di Paola De Micheli studiano alcune correzioni alle norme su commissari e codice appalti che hanno dimostrato di non funzionare e una riorganizzazione delle stazioni appaltanti. Si riaprirà poi il capitolo delle semplificazioni, su cui ha insistito Conte durante l’incontro, e si proverà ad accelerare l’implentazione delle norme già varate per gli investimenti.

Il ministero dell’Economia Roberto Gualtieri si è soffermato su questo aspetto e ha citato una lunga serie di “missioni” di intervento: edilizia (dall’efficienza energetica al piano social housing), siderurgia a basso impatto ambientale partendo dall’ex Ilva, sviluppo di combustibili alternativi e infrastrutture per l’auto elettrica, lancio dei green bond previsti dalla legge di bilancio, avvio di un nuovo programma Finanza per la crescita 2.0 per lo sviluppo dei mercati finanziari e dei capitali alternativi al canale bancario. Entro marzo inoltre, con un decreto interministeriale, dovrà essere individuato l’organismo che selezioni i progetti (anche in partnership pubblico-privata) finanziabili con la dote prevista in legge di bilancio - 4,24 miliardi spalmati fino al 2023 - per lo sviluppo sostenibile e il supporto ai giovani imprenditori. Contemporaneamente si studiano contributi a fondo perduto per coprire fino al 15% gli investimenti legati alla sostenibilità ambientale, utilizzando il Fondo rotativo imprese della Cassa depositi e prestiti. E nell’incontro il ministero dell’Ambiente ha proposto una rimodulazione fiscale orientata al concetto che «chi più inquina più paga».

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