storie di chi rientra in italia

Si torna grazie allo sconto fiscale. Per forse poi ripartire

di Cristiano Dell'Oste


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3' di lettura

Da Londra o da Barcellona, le storie di chi è rientrato in Italia sull’onda delle agevolazioni fiscali aiutano a capire meglio i punti di forza (e di debolezza) degli incentivi.

Un «aiuto» scoperto per caso

Lucio Nataloni, 38 anni, venerdì scorso ha salutato i colleghi di Expedia a Londra, dove lavorava come Sem (sigla che sta per search engine marketing, ndr) manager, coordinando un team di sette persone. Dal 1° settembre sarà alla sede milanese di Pagomeno, sito di comparazione di prezzi.

«Cercavo di tornare in Italia da un paio d’anni - racconta - perché a Milano vivono la mia famiglia e la mia ragazza, che è francese, ma ormai parla l’italiano meglio di me. Non mi aspettavo di guadagnare tanto quanto a Londra, anche perché il costo della vita è diverso, ma faticavo a trovare l’offerta giusta». L’incentivo gli ha permesso di accelerare il rientro. Ma scoprirlo è stato un vero colpo di fortuna. «Me ne ha parlato per puro caso una collega: era stata contattata da un’azienda italiana che voleva pagarla di meno perché c’era lo sgravio fiscale».

Lucio per adesso si è informato su internet, ma appena rientrato in Italia si affiderà a un commercialista. L’incertezza della normativa, comunque, non lo preoccupa. «Anche perché - osserva - ultimamente l’agevolazione è cambiata in favore di chi rientra».

La sua prospettiva, comunque, è quella di chi ha vissuto a lungo all’estero e domani potrebbe tornarci. «Ho la cittadinanza inglese - spiega - e considero Londra come il mio primo Paese, dopo avervi lavorato 11 anni. Di fatto, in Italia ho lavorato solo un anno e mezzo, tra il 2006 e il 2007». Le ragioni fiscali, in un caso come il suo, non sono determinanti. «Il fattore normativa per me è relativo - commenta ancora Lucio -. Un’altra esperienza da qualche parte la vorrei fare, e se mi verrà voglia di muovermi lo farò anche prima della fine dell’agevolazione».

Ritorno con il vecchio bonus

Sabyne Moras, 40 anni, è tornata in Italia a maggio del 2014, dopo 18 anni e mezzo all’estero. Dalla sua storia emergono le gioie e i dolori di chi ha sfruttato la prima tornata di incentivi.

Papà friulano e mamma altoatesina, dopo l’università in Austria, Sabyne ha lavorato in Olanda, Lituania, Germania, Belgio e Stati Uniti occupandosi di marketing per catene di hotel di lusso. Poi è passata al settore dell’istruzione, curando i servizi career coaching e career management per Esade a Barcellona. «Dall’Italia non riuscivo mai a farmi fare un’offerta di lavoro decente, perché se non fai parte di un network è dura», racconta. Poi, proprio tramite il network dei contatti di lavoro è arrivata l’offerta della Sda Bocconi, dove Sabyne lavora ancora oggi: «L’attività era analoga a quella che facevo in Spagna e l’offerta praticamente alla pari. Per caso, un ex studente mi ha parlato delle agevolazioni e allora mi sono detta che valeva la pena di trasferirsi». Anche per lei, quindi, la scoperta dell’incentivo è stata frutto di una coincidenza: «Gli italiani all’estero fanno gruppo, ma questi aspetti sono poco conosciuti e i continui cambi normativi non aiutano. Una volta arrivata in Italia ho avuto conguagli, somme restituite, e anche per le aziende non è facile essere aggiornate su tutto».

Alla complessità normativa si aggiunge la frustrazione di essere esclusi dagli incentivi “potenziati” previsti dal 2020. «Oggi pago l’Irpef sul 50% del mio stipendio, mentre chi rientra adesso la verserà sul 30 per cento». Comunque, dopo i primi tre anni, Sabyne è stata promossa Head of career service e oggi guida un team di dieci persone. Ma alla fine del 2020 l’incentivo fiscale per lei scadrà. «Per ora c’è tempo e ci penso con un sorriso, certo nel momento in cui dovrò pagare sul 100% farò qualche pensiero... Per me, essendo single, è più facile ipotizzare di tornare all’estero, ma credo che non sia questo il desiderio di tutti noi che siamo tornati».

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