ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIntervista a Vincenzo Garofalo

«Sì alla zona economica speciale a cavallo tra Marche e Abruzzo»

di Michele Romano

Vincenzo Garofalo 63 anni, ingegnere , al vertice dell’Autorità di sistema portuale dell’Adratico centrale

4' di lettura

Una Zona Economica Speciale comune tra Marche e Abruzzo, capace di avere ad Ancona il suo porto core: sul progetto di una proposta congiunta tra le due Regioni, che piace molto al governo, dice sì anche Vincenzo Garofalo, da tre mesi presidente dell'Autorità di Sistema Portuale dell'Adriatico centrale, pronto a facilitare il dialogo fra le varie istituzioni interessate. «Che le Regioni lavorino insieme non è una cosa da guardare con stupore – spiega -: oggi bisogna tendere sempre più a fare squadra anche in termini territoriali. Abruzzo (che la Zes la sta realizzando, ndr.) e Marche, insieme ad altre Regioni, hanno già fatto la scelta di guardare a una logistica intermodale di carattere adriatico”.

Per il 63enne ingegnere, già presidente dell’Autorità portuale di Messina, per due legislature deputato ed ex vicepresidente della commissione trasporti e infrastrutture della Camera, il mare ha un valore universale «di condivisione, viaggio, costruzione di collegamenti, scambio delle merci e di conoscenza fra le persone e i popoli».

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Il porto di Ancona, a due passi dal centro della città, raccoglie 6mila lavoratori ed è il più importante luogo di lavoro delle Marche, all'interno convivono industria, pesca, turismo. Come possono stare insieme tutte queste anime?

È attorno al porto che si è costruita la città ed è ovvio che in questo sviluppo ci siano conflitti che possono sorgere tra tessuto urbano e attività all’interno dello scalo che ospita, per fortuna, diverse specificità produttive. Chi vuole fruire di una parte del porto, che è facilmente accessibile rispetto agli usi urbani, deve tenere in considerazione che al momento c'è questa adiacenza con le attività portuali in cui ogni settore ha il suo necessario spazio e le sue utilities. La cosa difficile è mantenere ibrido un luogo produttivo che funge anche da lungomare.

Ortona, invece, chiede di valorizzare le vocazioni produttive del suo porto…

In qualunque porto è necessario il confronto con gli operatori, per capire quali possono essere i margini di crescita e non lo si può fare solo dalla scrivania. Serve un coordinamento dell'Autorità di sistema portuale che vada al di là dell'attività di ufficio e in cui è fondamentale il ruolo dell'autorità marittima”.

Ancona e Ortona, e più in generale i porti di Abruzzo e Marche come devono collocarsi nello scenario delle autostrade del mare e dei due corridoi europei per guadagnare competitività?

Ancona ha già trovato una via per essere protagonista nello scenario della storia del mare e dei corridoi europei con il traffico combinato delle autostrade del mare. Ortona sta dando segni più evidenti di poter giocare un ruolo in questo ambito. Dobbiamo però ancora approfondire quali sono le potenzialità da stimolare e quali i traffici in cui poter crescere.

Teme che le nuove strategie internazionali possano favorire Taranto, Brindisi, Ravenna, Trieste a scapito dei due scali di Marche e Abruzzo?

Non posso non tenere conto dello scenario dell'intero Adriatico, ma credo che la competizione fra i porti italiani non sia la strada migliore per generare sviluppo. L'obiettivo non è togliere traffici agli altri scali ma conquistare il mio traffico all'interno di un sistema nazionale, in cui il vero concorrente è rappresentato dai corridoi che non passano per l’Italia. In questo dobbiamo anche fare squadra. Come sistema portuale dell'Adriatico centrale l'orizzonte è cercare di essere la porta d'ingresso in Europa, così da non bypassare il nostro Paese.

La ferrovia adriatica, per la quale sono in programma corposi investimenti per renderla più veloce, diventerà un vostro concorrente diretto?

Al contrario: è un'infrastruttura importantissima per guardare all'intermodalità, è un'ulteriore opportunità per il porto di Ancona, che potrebbe avere un ruolo strategico sia nel corridoio est-ovest, che in quello nord-sud.

Ma nelle Marche, porto, ferrovia, ma anche interporto e aeroporto finora non sono mai riusciti a essere un polo logistico integrato e competitivo: cosa servirebbe?

Occorre una capacità di fare sistema e di creare progetti comuni affinché tutte le infrastrutture possano partecipare e concorrere alla realizzazione di una vera e proprio offerta logistica. Bisogna far sì che le infrastrutture dialoghino fra di loro, perché sono interconnessioni che aiutano ad essere in modo più efficace nel mercato mondiale della logistica, offrendo tutte le diverse tipologie di modalità per trasferire merci e passeggeri.

Servirà anche un'unica regia…

Che il presidente della Regione Marche Acquaroli ha avviato, già prima del mio arrivo, per mantenere le necessarie relazioni con queste infrastrutture anche dopo gli avvicendamenti che ci sono stati. Il compito è ovviamente nelle mani dell'Ente Regione.

Sui grandi progetti destinati alle infrastrutture, soprattutto logistiche, nascono dibattitti che spesso allungano i tempi di realizzazione dei progetti: come se ne esce?

Con la consapevolezza che ogni dibattito che vuole arrivare ad accontentare tutti genera spesso l'impossibilità di realizzare le infrastrutture in maniera tempestiva. Alcune, se non realizzate nei tempi necessari, rischiano di essere fuori termine. Non è detto che quando saranno costruite avranno la stessa efficacia del momento in cui sono state pensate e studiate anche come tempi di realizzazione. Bisogna quindi che tutti siano responsabili nell'esprimere, in tempi veloci, le considerazioni utili per confezionare i progetti e, se si è convinti di questi, andare speditamente nella direzione della loro realizzazione.

Anche per i porti, il tema più sentito è quello della sostenibilità ambientale…

Grazie ai 20 milioni del bando Green ports-Pnrr assegnati dal Mite, interverremo sulle smart grids dei porti di Pesaro, Ancona, San Benedetto del Tronto e Ortona, necessarie a sostenere la prevista crescita della domanda connessa all'elettrificazione delle banchine.

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