Intervista a Guido Guidesi

«Siamo al capolinea, ordinativi da smaltire e lavoratori in cassa»

Assessore alle Attività produttive della Regione Lombardia

di Cristiana Gamba

Assessore.Guido Guidesi è assessore alle Attività produttive della Regione Lombardia

3' di lettura

Ordinativi come non se ne vedevano da quindici anni e aziende che decidono di fermare la produzione e mettere in cassa integrazione i propri dipendenti. L’assessore alle Attività produttive della Regione, Guido Guidesi, racconta il paradosso lombardo. Già nell’ottobre scorso aveva fatto presente i rischi del caro energia, pensando agli effetti devastanti sul territorio lombardo. Ora parla di tempesta perfetta e denuncia ritardi incomprensibili.

Assessore, quanto può reggere ancora il tessuto produttivo lombardo?

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Poco, nonostante le fantasiose e ingegnose riorganizzazioni degli imprenditori, che si sono messi a produrre perfino di notte, nelle ore in cui l’elettricità costa meno, o nel week end. Produrre costa di più che sospendere l’attività. Siamo al paradosso in cui le nostre aziende non riescono a smaltire la mole di lavoro: servono soluzioni strutturali e un immediato intervento a calmierazione degli aumenti dei costi energetici. L’ultimo decreto, il Sostegni Ter, è solo un tardivo segnale.

Cosa si aspetta ora?

Credo che il metodo migliore sia quello di essere consapevoli delle risorse che servono per una degna calmierazione. E dal momento che quelle risorse non sono a bilancio, è necessario procedere con uno scostamento: parliamo di 30 miliardi che devono essere messi immediatamente a disposizione delle imprese, o col credito d’imposta o con altre soluzioni. Questo darebbe ossigeno e consentirebbe di tornare a produrre e smaltire gli ordinativi e di prenderci un po’ di tempo per fare scelte strutturali cogliendo questa “pessima” occasione per mettere a punto una strategia.

Data l’emergenza, nel breve cosa farebbe?

Se si pensa che il 70% dell’autonomia energetica del nostro Paese possa essere fornita dalle rinnovabili, è evidente che il processo autorizzatorio degli impianti vada semplificato. Se una azienda investe per essere semi autonoma dal punto di vista energetico, la produzione di energia ottenuta da fonti rinnovabili deve poter essere utilizzata per lo stabilimento stesso e non finire in rete.

Un ultimo censimento messo a punto dalla Cisl racconta di oltre 24mila aziende energivore presenti sul nostro territorio, il 20% del totale nazionale, con più di 400mila addetti a rischio posto di lavoro.

Ripeto, le aziende hanno sospeso l’attività, soprattutto quelle che acquistano gas a spot e che hanno registrato un incremento di sovrapprezzo che oscilla dal 400 al 600% rispetto allo scorso anno. Va inoltre tenuto presente che il prezzo cambia di sei ore in sei ore. Con queste premesse è impossibile fare un piano economico e una programmazione produttiva. Siamo al capolinea: è evidente che dalla moltiplicazione dei costi derivi la mancanza di marginalità a meno che si incrementino i prezzi di vendita. C’è tanto lavoro ma si utilizza la cassa integrazione proprio nel momento di maggiore picco produttivo degli ultimi anni. Tutto ciò è incredibile: rischiamo davvero di perdere posti di lavoro e la questione non è più solo produttiva, sta diventando sociale. Qualcuno mi deve dire chi poi il Pil lo fa se non riusciamo a mettere le imprese nelle condizioni di poter produrre e smaltire gli ordinativi. Se vogliamo crescere per sistemare il bilancio nazionale dobbiamo mettere in condizione le imprese di poter produrre. Credo che lo scostamento sia ineludibile e rischia addirittura di essere maggiorato se passerà ancora del tempo.

Vi siete parlati con le imprese?

Ci siamo confrontati, abbiamo ascoltato il sistema produttivo lombardo quando ad ottobre scorso abbiamo lanciato l’allarme sul costi dell’energia. Faremo la stessa ora, con un sano senso della realtà. E faremo proposte.

Ossia?

A livello di metodo ci incontreremo con il mondo produttivo e porteremo nuove idee che riguardano il settore dell’automotive, così come il sistema delle filiere. Entro il mese stileremo una proposta e poi chiederemo di confrontarci
con il Governo.

Un ultimo tema, l’idrogeno. È una soluzione possibile?

Ci sono alcune possibilità rispetto alla sostituzione in alcuni processi produttivi ma non c’è convenienza a farlo. Bisogna creare le condizioni dal punto di vista economico perché la possibilità possa concretizzarsi.

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