ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa grande sete

Siccità: il lago Maggiore è sotto del 70%, quello di Como del 50%. Ma non è solo colpa del clima

Secondo l’Istat le crisi idriche però sono legate anche a reti inadeguate, abusi e infrastrutture vecchie

di Marco Mobili

Siccita', dal governo 1,4 miliardi per gli acquedotti colabrodo

3' di lettura

Il lago Maggiore con un riempimento al 32% e il lago di Como con un afflusso d'acqua che si ferma al 53% sono l'ennesimo preoccupante segnale della siccità che sta colpendo l'Italia ormai già dalla fine del 2021. A segnalare la perdita di quasi il 70% di afflusso d'acqua del secondo lago d'Italia dopo il Garda, è stato ora anche l'Istat che ha deciso di dedicare alla siccità un capitolo del rapporto annuale presentato alle Camere venerdì 8 luglio dal presidente Gian Carlo Blangiardo.

Non solo clima

L'Istituto di statistica pone subito l'accento però sul fatto che le crisi idriche e le difficoltà nell'approvvigionamento di acqua risultano sono l'insieme di cause non tutte imputabili ai cambiamenti climatici. Tra quelli che l'Istituto definisce «fattori di debolezza strutturale del sistema idrico italiano» ci sono la distribuzione non uniforme dell'acqua, infrastrutture non adeguate, carenza di interconnessioni, eccessiva dipendenza da risorse idriche superficiali, perdite elevate dalla rete, alta frammentazione gestionale, carenza di impianti di depurazione e sprechi. Tutti fattori che per l'Istat giocano un ruolo significativo nel definire «un quadro complessivo di significativa criticità».

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Perdite, sprechi e allacci abusivi

Sull'approvvigionamento idropotabile, ad esempio, l'Istat invita a porre l'accento sulle perdite delle reti di distribuzione, dove a pesare sono soprattutto le carenze e le criticità delle infrastrutture idriche, con impianti ormai datati. Ci sono poi errori di misura dei contatori, senza poi dimenticare il fenomeno ricorrente degli allacci abusivi, ormai stimati nel 3% delle perdite. Guardando al 2020 l'Istituto di statistica ricorda che sono andati dispersi nelle reti dei capoluoghi di provincia «0,9 miliardi di metri cubi, pari al 36,2 per cento dell'acqua immessa in rete (37,3 per cento nel 2018), con una perditagiornaliera per km di rete pari a 41 metri cubi».

I grandi laghi a secco

Dalla fotografia scattata dall'Istat emerge dunque la riduzione dei livelli dei grandi laghi, soprattutto illago Maggiore (32 per cento del riempimento) e il lago di Como (53 per cento). Un fenomeno che parte perà dalla fine del 2021 quando la riduzione degli afflussi meteorici complessivi ha toccato il -10% rispetto alla media 1981-201. Situazione decisamente peggiorata nel primi 5 mesi del 2022 con una riduzione che è salita complessivamente a -35 per cento. A pagare il prezzo più alto alla siccità è l'Italia Nord-occidentale, in particolare il bacino idrografico del Po. Tutte le stazioni di misura del bacino del Po hanno segnalato nel mese di maggio 2022 (periodo preso a riferimento per l'elaborazione dei dati del rapporto annuale) «una severa siccità, con portate ampiamente al di sotto (tra il 20 e il 35 per cento) delle medie di periodo».

Fenomeno sempre più frequente

Come rileva l'Istat il fenomeno siccità è sempre più frequente e preoccupante. In primo luogo perché sta «diventando progressivamente più intensa, prolungata, ricorrente e diffusa». Come sottolinea l'Istituto negli ultimi 10 anni si contano tre eventi «siccitosi maggiori, comprendendo anche quello attuale, particolarmente incisivo nell'area Nord occidentale, mentre dal secondo Dopoguerra alla fine degli anni Ottanta non ve ne è stato nessuno».

Il problema delle criticità idriche resta comunque legato non solo a fenomeni climatici ma anche all'elevata «vulnerabilità dei sistemi di approvvigionamento idrico, dei processi produttivi e dei modelli di consumo, oltre che dalla capacità di implementare adeguate misure di mitigazione», scrive ancora l'Istat. Guardando agli ultimi episodi la crisi dell'estate del 2017 ha prodotto una forte riduzione dei livelli dei corpi idrici in diverse aree del Paese e, insieme, un deficit nel fabbisogno idrico in agricoltura e nell'approvvigionamento idropotabile.

I settori in sofferenza

A soffrire maggiormente la siccità è certamente il settore agricolo come maggiore utilizzatore di risorse idriche, Ci sono poi gli usi civili e le attività manifatturiere. Come ricorda l'Istituto di statistica tra il 2012 e il 2015 l'acqua prelevata per usi agricoli rappresenta circa il 50% del totale dei prelievi di acque dolci, il settore civile ne preleva il 36% (circa 9,2 miliardi di metri cubi), e quello industriale manifatturiero il 14%, con forti differenze sul territorio.

Il commissario straordinario e i fondi Pnrr

La crisi idrica e l'approvvigionamento dell'acqua per settori produttivi e usi civili sono al centro dell'azione di Governo. Dopo aver decretato lo stato d'emergenza in quattro regioni è atteso nei prossimi giorni e comunque prima della pausa estiva dell'attività parlamentare e di Governo l'emanazione di un decreto legge ad hoc per la nomina di un commissario straordinario e la semplificazione delle procedure per interventi mirati sulle infrastrutture idriche. Sullo sfondo, poi, c'è anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che nel quadro delle misure e risorse per la «Tutela del territorio e della risorsa idrica», destina 4,38 miliardi per garantire la gestione sostenibile delle risorse idriche lungo l'intero ciclo e il miglioramento della qualità ambientale delle acque marine e interne. Per avviare la ristrutturazione del patrimonio infrastrutturale idrico sono previsti, infatti, 900 milioni prevalentemente destinati alla riduzione delle perdite idriche nelle reti di distribuzione dell'acqua potabile, compresa la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti.


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