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Siccità, materie prime e conflitto. Tempesta perfetta sull’agricoltura

In Veneto sono andati deserti gli ultimi due bandi del Psr per un valore di oltre 70 milioni. Dall’energia ai mangimi e ai prodotti per l'alimentazione degli animali l'aumento dei costi è insostenibile

di Valeria Zanetti

La mancanza di precipitazioni e di riserve di acqua mette a rischio colture tradizionali come il riso

4' di lettura

Siccità e guerra in Ucraina frenano la crescita dell’agricoltura veneta. Un comparto che nel 2021 ha espresso un valore alla produzione di 6,4 miliardi (+4,1% rispetto al 2020), come evidenziano i dati provvisori elaborati da Veneto Agricoltura, l’agenzia regionale per l’innovazione nel primario. Un risultato raggiunto nonostante il settore sia stato messo a dura prova negli ultimi due anni dagli effetti della pandemia, dalla scarsità di manodopera, dai cambiamenti climatici e, infine, dai rialzi imprevedibili dei prezzi, prima del verificarsi del conflitto nell’Est Europa. Il risultato è che uno dei settori trainanti per l’economia regionale - con Verona e Treviso in testa per numero di aziende, superfici coltivate e assunzioni effettuate - comincia a manifestare segnali di difficoltà.

I bandi del Psr, il piano di sviluppo rurale, vanno deserti. Nel contesto di incertezze, gli imprenditori non investono. La giunta di palazzo Balbi ha dovuto prorogare da 120 a 165 giorni i termini di presentazione delle domande su due misure: «Investimenti per migliorare le prestazioni e la sostenibilità globali dell’azienda agricola» e «Investimenti per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli». Deliberati a fine novembre per importi rispettivamente di 26 e 45 milioni, i due bandi hanno visto posticipare le scadenze al 24 maggio. La situazione è senza precedenti. A febbraio, sul pacchetto del Psr risultavano erogati 963milioni sui 1.561 previsti, pari al 63,77% delle risorse. L’assessore all’Agricoltura, Federico Caner, programma di distribuire quest’anno 13 milioni di euro per favorire la costituzione e il primo insediamento di nuove aziende, 20 milioni per incentivarne i relativi investimenti e un ulteriore milione e mezzo per le attività di diversificazione. La domanda è come risponderanno le aziende. Il contesto è di grande instabilità, per questo poche hanno interesse a forme di sostegno, che richiedono una compartecipazione alla spesa.

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Intanto la situazione si complica. Per produrre in campagna servono fertilizzanti, gasolio agricolo per i macchinari, energia elettrica soprattutto per serre e allevamenti, oggetto di pesantissimi rincari da inizio anno, esplosi con la guerra in ucraina. Secondo Coldiretti, i prezzi sono saliti dal +170% dei concimi, al +80% dell’energia e al +50% dei mangimi. Gli allevamenti sono alle corde, diverse stalle stanno già chiudendo, in tutte le province, incapaci di far fronte ai rincari di energia elettrica e gas, schizzati alle stelle, ma soprattutto all’impennata dei prezzi dell’alimentazione animale, lievitata del 19% secondo i dati Ismea: + 22% i foraggi, + 17% i mangimi semplici e + 15% i composti. Un tavolo di filiera del latte è stato convocato in Regione poco prima di Pasqua con Federdistribuzione e Assolatte, da una parte e i presidenti delle associazioni di categoria di Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Agri Veneto, dall’altra per scongiurare un crollo produttivo che si ripercuoterebbe anche sulla produzione di formaggi Dop veneti. «Siamo ad un punto di non ritorno - afferma Fabio Curto, a capo del lattiero-caseario di Confagricoltura Veneto - Per un allevamento di 100 capi il deficit si traduce in una perdita mensile di oltre 7mila euro al mese, vale a dire 85mila l’anno».

La pandemia prima e la guerra poi «hanno dimostrato che la globalizzazione spinta ha fallito e serve rendere l’Europa e l’Italia autosufficienti negli approvvigionamenti di cibo. La stessa politica agricola comune (Pac) così come il Pnrr oggi sembrano già inadeguati a rispondere alle esigenze che si stanno affacciando», sintetizza Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona. Un primo correttivo alla Pac è arrivato eliminando l’obiettivo del 10% di terreni incolti previsto nella strategia biodiversità. In sequenza si è avvicinato il periodo delle semine per cereali come il mais ed il riso. La siccità, appena mitigata dalle recenti piogge, rende però complicata la coltivazione e le riserve idriche sono contese tra Trentino Alto Adige e Veneto. A valle, la realizzazione di invasi e micro bacini per il risparmio dell’acqua è una necessità non più derogabile: il Veneto recupera solo il 5% della pioggia rispetto ad una media nazionale dell’11% (dati Coldiretti). Nelle campagne del Veronese, dove si coltiva il 90% del riso veneto, in particolare il pregiato Vialone Nano Igp c’è preoccupazione. «Non piove e non c’è neve accumulata in montagna che possa garantire riserve d’acqua – sottolinea Romualdo Caifa, presidente risicoltori di Confagricoltura scaligera - Gli agricoltori sono nel dubbio se rischiare o meno di seminare, entro i primi dieci giorni di maggio».

Le numerose campagne colorate dal giallo dei fiori di soia, certificano invece che questa coltura ha soppiantato il mais (-20% delle superfici seminate, secondo le prime rilevazioni, ndr). Gli agricoltori ne hanno valutato la buona tenuta del prezzo di vendita. La soia, tra l’altro, teme la siccità molto meno del mais e ha minori costi di lavorazione, visto che necessita di un numero ridotto di trattamenti e concimazione. Per il resto differenziare è la parola d’ordine che si sente ripetere nelle aziende agricole, sempre più propense a scommettere su qualche coltura di nicchia, luppolo e canapa in testa, per sostenere le filiere della birra e dei micro birrifici artigianali, sempre più numerosi, e della canapa dai molteplici impieghi. Allo sviluppo di queste colture la Regione ha dedicato due testi di legge.

Sempre più diffusa, anche la coltivazione della microalga Spirulina per la produzione di integratori alimentari. A Chioggia, nel Veneziano, c’è il più grande impianto d’Europa, all’interno dell’azienda agricola Serenissima. I titolari, i fratelli Allen e Thomas Caltarossa, da cinque anni fanno crescere nelle loro serre questo innovativo raccolto, trasformato e distribuito online e in un centinaio di farmacie venete. Per la coltivazione, che necessità di acqua in abbondanza, si avvalgono della collaborazione di uno spin off dell’università di Firenze.

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