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Siccità, Regioni costrette a muoversi in anticipo con misure straordinarie

Gli enti chiedono lo stato d’emergenza ma intanto c’è chi vieta l’utilizzo dell’acqua di notte, chi richiama i cittadini al senso civico e chi firma i primi decreti come l’Emilia-Romagna che paga la situazione del Po

di Micaela Cappellini

La siccità è qui per restare, servono investimenti di lungo periodo

4' di lettura

Le Regioni italiane chiedono a gran voce lo stato d'emergenza per la siccità. E mentre aspettano dal governo una risposta forte, soprattutto al Nord hanno cominciato a muoversi in ordine sparso con le prime misure di razionamento. Dalle più rigide ordinanze comunali contro l'utilizzo dell'acqua di notte, ai più blandi appelli al senso civico dei cittadini, fino alle preghiere per la pioggia di manzoniana memoria, annunciate dall'arcivescovo di Milano, Mario Delpini.

Il primo decreto

In Emilia Romagna ieri sera, martedì 21 giugno 2022, il presidente Stefano Bonaccini è stato il primo governatore a firmare il decreto per la dichiarazione dello stato d'emergenza regionale, una decisione che è stata condivisa dalla cabina di regia sulla crisi idrica cui hanno preso parte i gestori del servizio idrico integrato e l'Agenzia interregionale per il fiume Po. Al momento, non verranno adottate misure straordinarie: «La situazione è molto complessa, ma in questo momento nella nostra regione non abbiamo ancora un livello di allarme tale da mettere in discussione l'idropotabile», ha detto l'assessore regionale all'Ambiente, Irene Priolo.

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Ordinanze in Emilia-Romagna

Ma già da oggi tutti i comuni dell'Emilia-Romagna sono invitati a emettere ordinanze per la riduzione degli utilizzi non indispensabili, per esempio lavare l'auto. A destare le maggiori preoccupazioni, anche dal punto di vista dell'acqua potabile, sono soprattutto le province di Ravenna e Ferrara: in quest'ultima città sono già state decise le misure emergenziali per l'acquedotto.

Fiumi e laghi lombardi

La Lombardia per il momento resiste, nonostante le difficoltà dei sui fiumi e dei suoi laghi: «Per adesso non si parla ancora di razionamento per usi civili - ha detto il presidente della Regione, Attilio Fontana - per ora stiamo intervenendo per risolvere il problema nell'uso agricolo». Nei campi lombardi, infatti, l'acqua è agli sgoccioli, con stime di danni all'agricoltura che già oggi ammonterebbero a 2 miliardi di euro: «Tutta la disponibilità che abbiamo dato è per coprire le necessità del comparto agricolo per i prossimi dieci giorni», ha detto il legale rappresentante di Enel, Giovanni Rocchi. L'assessore regionale agli Enti locali, Montagna e Piccoli comuni, Massimo Sertori, conferma i tempi molto stretti: «Il riparto delle disponibilità delle scorte di acqua è quasi zero: si gioca tutto nei prossimo 8-9 giorni, l'obiettivo è salvare almeno il primo raccolto. È chiaro che nel momento in cui dovesse andare in malora il raccolto perché non c'è acqua, si chiederà lo stato di calamità e noi come Regione Lombardia, siamo assolutamente pronti a chiederlo».

Acque reflue a fini irrigui

L'assessore lombardo all'Agricoltura, Fabio Rolfi, intanto ha annunciato di aver avviato un tavolo per studiare la possibilità di recuperare le acque reflue a fini irrigui. «Serve – ha spiegato l'assessore – un piano nazionale legato alla bacinizzazione dell'acqua, sia attraverso il recupero delle ex cave per l'accumulo irriguo sia con la bacinizzazione dei grandi fiumi. Penso, per esempio, al progetto da 350 milioni di euro di rinaturazione del Po, inserito nel Pnrr». In Piemonte, ad oggi la regione più colpita dalla siccità, l'acqua è già stata razionata in oltre 200 comuni e il governatore Alberto Cirio fin da lunedì ha cominciato a parlare di «allarme rosso». Alla Regione è stato istituito un tavolo di crisi permanente, cui partecipano anche i concessionari dei bacini idroelettrici, alcuni dei quali hanno già attivato lo svasamento per gli utilizzi agricoli.

Rischio razionamento

In Piemonte gli invasi sono al minimo storico, con una riduzione media dal 40 al 50%, e le acque del Po non sono mai state così basse da 70 anni.In Veneto l'emergenza idrica si sta facendo sentire soprattutto in provincia di Verona, dove 40 comuni hanno già adottato il razionamento idrico. Polemico il governatore, Luca Zaia: «Sono stato il primo, due mesi fa, a fare richiesta dello stato d'emergenza nazionale e ora vedo che i colleghi si sono allineati». All'orizzonte, però, al momento non sembra esserci nessuna ordinanza regionale, ma solo una serie di consigli, una sorta di decalogo sul consumo responsabile dell'acqua. «Il meteo ci fa ben sperare», ha aggiunto Zaia.

Le restrizioni, dalla Toscana al Trentino

In Toscana il presidente Eugenio Giani ha messo allo studio una legge regionale per la realizzazione di bacini, invasi e punti di raccolta acqua sia per fini agricoli che per usi civili. A Livorno, intanto, il sindaco Luca Salvetti ha vietato l'uso dell'acqua potabile per scopi diversi da quelli igienico-domestici, pena una multa dai 100 ai 500 euro. In Trentino, infine, il sindaco di Ronzo Chienis ha emesso una delle ordinanze più restrittive finora: acqua chiusa di notte dalle 23 alle 6. Nella stessa provincia, il sindaco di Tenno, Giuliano Marocchi, ha stabilito la chiusura di tutte le fontane pubbliche, riservandosi di valutare nei prossimi giorni l'estensione del provvedimento anche alle piscine.

Il rebus piscine e parchi acquatici

E proprio il comparto delle piscine e dei parchi acquatici è oggi il più preoccupato di essere in cima alla lista delle restrizioni dei prossimi giorni. «L'ipotesi di razionamenti di acqua o di riduzione dell'orario sarebbero soluzioni insostenibili per la nostra categoria», ha fatto sapere Luciano Pareschi, presidente dell'associazione Parchi Permanenti Italiani. Mentre per Pierpaolo Longo, consigliere di Assonuoto e Federazione Italiana Nuoto «serve una grande distinzione: gli impianti che gestiamo noi erogano un servizio pubblico, ci rivolgiamo a un'utenza che ha un bisogno fisiologico di attività come fragili, disabili, o anziani. Chiudere le piscine crea un danno sociale». A Tesimo però, in Alto Adige, il comune ha già cominciato a vietare l'utilizzo dell'acqua per orti e piscine.

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