l’intervista

Sichel: «Niente panico e nessuna fretta di riposizionarsi per rifarsi delle perdite»

Per l’ad di CheBanca! la crisi Covid-19 cambierà i comportamenti dei risparmiatori e influirà anche sull’industria del risparmio gestito

di Maximilian Cellino

default onloading pic
(IMAGOECONOMICA)

Per l’ad di CheBanca! la crisi Covid-19 cambierà i comportamenti dei risparmiatori e influirà anche sull’industria del risparmio gestito


4' di lettura

«Ora è il momento di concentrarsi al 100% sull’emergenza, ma quando lo shock sarà superato e l’economia ripartirà, come è sempre avvenuto, troveremo un mondo cambiato e con il quale tutti dovranno confrontarsi: anche le banche e chi ha il compito di gestire il risparmio delle famiglie». Gian Luca Sichel non sottovaluta le difficoltà di una crisi «profonda, dai contorni ancora incerti e che si è sviluppata a una velocità mai vista prima», cerca però al tempo stesso di guardare oltre l’ostacolo e individua nella competenza sostenuta dalla tecnologia, nella trasparenza e nella solidità i fattori chiave che permetteranno di dare risposte «a una clientela – avverte l’amministratore delegato di CheBanca! – il cui comportamento sta evolvendo con altrettanta rapidità, anche a causa del coronavirus».

Avete notato differenze sostanziali nelle ultime settimane
Le persone hanno più bisogno di contatto, anche se necessariamente a distanza. Lo si avverte sia nella frequenza con cui cercano la comunicazione, sia nella sua intensità. Se prima dell’epidemia il colloquio era in genere fin da subito molto professionale e mirato quasi esclusivamente alle questioni finanziarie, adesso si inizia quasi sempre dall’esperienza personale di questi giorni. Soltanto in un secondo momento viene inquadrato l’aspetto economico, ma la prima parte non è un preambolo inutile e al contrario serve a indirizzare in modo migliore il lavoro del consulente.

Più efficace di qualsiasi questionario Mifid, dunque.
In un certo senso sì. L’altro aspetto che notiamo è che i risparmiatori sono giustamente preoccupati, hanno bisogno di confronto e chiedono soluzioni, ma lo fanno con un atteggiamento più maturo, senza cattiveria o aggressività.

È sorpreso?
Non del tutto, perché è la testimonianza del buon lavoro che i nostri gestori hanno svolto in passato, del percorso lungo il quale li abbiamo guidati nella costruzione del portafoglio. Il fatto di essere nati già digitali ci ha inoltre dato gli strumenti giusti che consentono ora di superare lo shock ai nostri clienti, che da una parte riconoscono un modello basato su un’offerta trasparente e un pricing equilibrato, dall’altra apprezzano i vantaggi di far parte di un sistema solido come quello di Mediobanca, con indici di patrimonializzazione fra i più alti in Europa che hanno permesso di superare tutte le precedenti crisi senza ricorrere ad alcun aumento di capitale.

Cosa proponete ai clienti?
In questo momento non esistono ricette semplici. Non bisogna farsi prendere dal panico di vendere, né dalla fretta di volersi riposizionare subito massivamente per recuperare le perdite. Servono invece soluzioni graduali come piani di accumulo o polizze progressive che investono in strumenti con volatilità limitata e che in un momento successivo consentono di aumentare il rischio. Il processo deve essere però guidato e prima di arrivare alla sua conclusione sono necessari alcuni prerequisiti.

Quali?
Bisogna anzitutto mantenere aperti molteplici canali di comunicazione, attraverso i quali il cliente può prendere decisioni avvalendosi della capacità di ascolto dei nostri consulenti, basandosi su contenuti sempre aggiornati e verificando continuamente che l’orizzonte temporale di investimento sia sempre coerente con i prodotti con cui si costruisce un portafoglio.

A proposito di prodotti, esiste un allarme liquidità per alcuni di essi?
Negli ultimi anni molti gestori hanno cercato rendimenti in asset class più rischiose e meno liquide, questo ha ovviamente esposto al rischio di variazioni di prezzo molto intense e rapide. Il tema centrale non sta però nella qualità in sé di prodotti simili, ma nel processo attraverso il quale la consulenza li ha avvicinati al cliente: in particolare va sempre verificata la coerenza fra l’orizzonte temporale del cliente e le caratteristiche di durata dello strumento, nonché l’effettiva comprensione delle caratteristiche del prodotto, che in ogni caso deve occupare una parte limitata del patrimonio.

Non può negare che in diversi casi le difficoltà riguardino fondi che per loro stessa natura non dovrebbero avere caratteristiche di rischio elevato.
Sì, ma si tratta di un fenomeno abbastanza limitato e legato a patologie specifiche di prodotti in cui per qualche motivo il sottostante ha natura e quindi volatilità diversa da quella attesa o dichiarata. Noi però questo rischio lo scongiuriamo, sia grazie alla trasparenza che contraddistingue le politiche di investimento e i sottostanti dei nostri fondi, sia attraverso una costante verifica delle strategie presenti sulla nostra piattaforma aperta.

Come uscirà il settore risparmio dall'emergenza Covid-19?
Sarà investito dalla crisi, è inevitabile. Al tempo stesso credo però che al termine di essa, in un orizzonte temporale di 12-18 mesi, la riduzione dei margini e la necessità di effettuare economie di scala favorirà opportunità di aggregazione. Un processo nel quale prevarrà chi sarà stato in grado di creare un modello di business sostenibile nel tempo, basato su una rete distributiva snella e su una piattaforma di consulenza digitale evoluta con un modello multicanale tecnologicamente avanzato che possa continuare a supportare i clienti da remoto, anche nei momenti di emergenza come quello attuale.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...