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Sicilia, ancora scontro sui conti della Regione

di Nino Amadore


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3' di lettura

Consolidare la razionalizzazione della spesa assistenziale e parassitaria, puntare sugli investimenti, accelerare quanto più possibile la spesa dei fondi comunitari. Ma soprattutto stabilizzare la crescita della regione con una previsione di crescita del Pil che per quest’anno è stimata prudenzialmente all’1,2 per cento a fronte dell’1,8% previsto dalla Fondazione Res nell’ultimo rapporto congiunturale. Una previsione prudenziale, che dovrebbe essere confermata anche per il 2018. Sono i capisaldi del Documento di economia e finanza regionale proiettato fino al 2010 cui stanno lavorando gli uffici dell’assessorato regionale all’Economia guidato da Alessandro Baccei.

Un lavoro sul documento di programmazione che si incrocia con uno scontro senza precedenti tra il procuratore della Corte dei Conti siciliana Pino Zingale e il presidente della sezione di controllo della Corte dei conti isolana Maurizio Graffeo: il primo, che aveva contestato la parifica del bilancio regionale, ha annunciato di voler impugnare la decisione del secondo che ha ugualmente dato la parifica al bilancio 2016 della Regione siciliana. La polemica tra i due chiama in causa direttamente la Regione, e dunque l’assessorato regionale all’Economia, perché riguarda la tenuta dei conti siciliani e dunque a cascata quelli dell’intero paese.

Zingale ha inviato una lettera al presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone nella quale spiega che l’eventuale rapida approvazione del rendiconto, con le correzioni contabili imposte dalla Corte dei Conti l’altra settimana, farebbe quindi decadere la materia del contendere. Il rendiconto dovrebbe essere approvato entro la prossima settimana, sempre che si raggiunga in aula il numero legale, in quella che è stata battezzata manovra di assestamento tecnico. Sempre dalla manovra di assestamento tecnico potrebbero arrivare novità sul fronte fiscale per cittadini e imprese dell’isola: una norma prevede infatti l’azzeramento dell’addizionale Irpef a partire dal 2019 che si andrebbe a sommare all’azzeramento dell’addizionale Irap che è già norma e sarà in vigore a partire dall’anno prossimo.

Intanto l’assessore ha risposto a Zingale con una lunga nota tecnica che replica punto per punto alle tre questioni sollevate: l’effettività di alcune coperture del disavanzo che riguardano i meccanismi di sterilizzazione (le anticipazioni di liquidità e dunque l’entità dell’indebitamento e l’eccedenza dei residui attivi reimputati), l’insufficiente dotazione del Fondo per i rischi dei derivati, l’insufficiente dotazione del fondo rischi per contenzioso.

Con una conclusione chiara: «Rimane in definitiva escluso qualsiasi rischio fallimento». Anzi, dice Baccei, tutt’altro: «La Regione ha ultimamente ridotto drasticamente i tempi di pagamento, ha una disponibilità di cassa che sostanzialmente copre l’importo dei residui passivi (al contrario del passato) e le Agenzie di rating hanno confermato, anche per il 2016, dopo accurata analisi dei bilanci e del contesto, il loro giudizio con outlook stabile. Si aggiunga che già la gestione dei fondi regionali ha chiuso con un avanzo di competenza di 65 milioni nel 2015 e di oltre 200 milioni nel 2016, a conferma della solidità dei conti. Oggi, grazie all’opera di pulizia dei conti e del contenimento della spesa pubblica che abbiamo faticosamente realizzato, è stato possibile assicurare stabili risorse aggiuntive per circa due miliardi e questo, unitamente all’inversione di tendenza del Pil registrata a partire dal 2015, consente di guardare al futuro sicuramente con maggiore fiducia».

Nel Def l’assessorato spiega qual è oggi la situazione contabile della Regione siciliana: il ricorso ai mutui che nel 2008 ammontava a quasi 3,5 miliardi nel 2017 si è quasi azzerato e non sono previsti, almeno in queste proiezioni, altri mutui nel 2018 e nel 2019. Un intervento strutturale, spiegano dall’assessorato, è stato fatto per evitare di creare indebitamento: la differenza tra previsioni di entrata e accertamenti costituiva, spiegano, un’autorizzazione di spesa maggiore delle risorse disponibili con conseguente ricorso di indebitamento. Oggi, se guardiamo le slide preparate dai tecnici dell’assessorato all’Economia, vediamo che c’è perfetta corrispondenza tra le previsioni definitive che ammontano a quasi 12,5 miliardi di euro e gli accertamenti. La situazione dei residui passivi è poi questa: al 31 dicembre del 2016 il totale ammontava a 2,424 miliardi. «Per effetto delle maggiori risorse e della rinegoziazione del patto - dice l’assessore - la Regione ha ridotto lo stock di debito a breve e ha migliorato le somme liquide disponibili (la giacenza media di cassa) con conseguente riduzione dei tempi di pagamento dei mandati».

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